Breve riflessione sull’idea di decrescita del prof. Latouche

‘Se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione.’ (Giorgio Gaber)

Gli ultimi articoli dedicati alla ‘decrescita’ mi hanno convinto a dire la mia su questa ‘idea alla moda’ o ‘idea chic’, come l’avrebbe definita Flaubert.Quest’anno, se le cose non peggiorano ancora, avremo una decrescita di almeno il 2,6% del PIL. Gli ultimi due governi, Belusconi e Monti, hanno ottenuto brillantissimi risultati in fatto di decrescita del nostro paese. Perche’, allora, non siamo contenti?

Un cassintegrato che vede ridursi del 40% il proprio reddito dovrebbe essere felice, per non parlare di un licenziato, magari senza sussidio di disoccupazione, che se lo vede proprio azzerare del tutto!Se non ci fosse da piangere su queste cose, sulla decrescita ci sarebbe da ridere.

La ‘decrescita’ o, meglio, il successo dei libri ad essa dedicati ha senz’altro favorito la crescita del reddito del simpatico signor Latouche, che cosi ha risolto il suo problema di (rischio di) decrescita. L’unico senz’altro felice finora e’ lui.Francamente, credo che baloccarsi e sprecare energie intellettuali preziose dietro idee di scarsa o nulla rilevanza pratica e di fuorviante contenuto teorico sia un lusso che faremmo bene a non permetterci in questi tempi difficili.

Il problema non e’ decrescere e cercare la letizia nella poverta’ (con tutto il rispetto che ho per San Francesco d’Assisi, santo di cui porto il nome e a cui sono molto affezionato), ma e’ di crescere di nuovo, di piu’ ed in un modo diverso, per esempio:

-cambiando il mix dei beni e dei servizi attualmente prodotti, -rendendoli del tutto riciclabili fino a produrre zero rifiuti (e su obbiettivi di questo tipo si puo’ essere senz’altro d’accordo con Latouche), -producendoli con meno energia, -producendo questa energia da fonti rinnovabili e non da combustibili fossili per trovare i quali dovremo trivellare anche sotto la scrivania del Ministro Passera, -caricando nei prezzi dei beni e dei servizi le esternalita’ negative che oggi sono scaricate gratis nell’ambiente (Ilva docet), -smettendola col consumo selvaggio di territorio passando dalla costruzione del nuovo alla manutenzione e riqualificazione dei manufatti edili esistenti, -creando un settore dell’economia in cui scopo sia la produzione di un ambiente vivibile, sano, non inquinato e persino bello, -redistribuendo il reddito nazionale dalle rendite e i profitti verso il lavoro, -istituendo un reddito di cittadinanza ed ammortizzatori sociali universali, -rimettendo la finanza al servizio dell’economia reale e bloccando la sua capacita’ di fare danni, -smettendo di sperare in un arresto della crescita dei paesi non occidentali perche’ quelli vogliono stare meglio e non tornare indietro, ecc., ecc. Non basta questo elenco, per giunta parziale? Non individua esso una battaglia, anzi una serie di battaglie epocali difficilissime e dall’esito tutt’altro che scontato?E di fronte a tutto questo c’e’ bisogno di baloccarsi ancora con l’idea chic della ‘decrescita’, per giunta ‘felice’ o ‘serena’?Ma chi puo’ essere felice o sereno se qualcuno gli annunzia un futuro di poverta’ che sta gia’ cominciando ad avverarsi nel presente?

Purtroppo, l’unico significato razionale del termine ‘decrescita’ e’, a mio parere, quello di ‘poverta’ futura’. Proprio cio’ che vogliamo (e che possiamo, se realizziamo il programma di cui sopra) evitare.

(Tratto da: http://www.finansol.it)

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