(Fonte: altrenotizie.org)
di Fabrizio Casari
La sentenza della Corte di Cassazione che ha comminato pene pesantissime nei confronti di alcuni dei giovani protagonisti degli scontri del G8 a Genova ha stupito e indignato buona parte dell’opinione pubblica. E’ una sentenza priva dei criteri di equita’, proporzionalita’ e ragionevolezza che rappresentano l’essenza di un dispositivo giusto. E non ci sono solo pene pesantissime in rapporto ai reati addebitati e a 11 anni di distanza ma, per colmo d’iniquita’, c’e’ l’evidente discrepanza con l’assoluzione per i poliziotti protagonisti di comportamenti ben piu’ gravi in quelle ore.
I reati di devastazione e saccheggio e le aggravanti con le quali la Corte ha esteso ai massimi livelli possibili di sanzione le condanne ai no-global sbattono violentemente contro la magnanimita’ con la quale non si e’ proceduto per lesioni personali gravissime contro i protagonisti in uniforme della macelleria cilena di quelle ore nel capoluogo ligure. Ci sono stati poliziotti a volto coperto che hanno devastato e seviziato esseri umani, non rotto vetrine e non hanno scontato, ne sconteranno, un solo giorno di carcere.
Si ha un bel dire che, grazie ad un escamotage politico, l’assenza del reato di tortura nel Codice Penale italiano avrebbe impedito una condanna per chi in quei giorni, ignorando e diffamando la stessa divisa che indossava, ha commesso ogni sorta di reato contro le persone, accanendosi con violenza inaudita ed illegale contro soggetti inermi, per i quali i loro superiori, come affermato dalla stessa Cassazione, hanno costruito prove false per giustificare la carneficina commessa.
Si puo’ condividere o meno la scelta di accettare lo scontro di piazza come forma dell’agire politico. Ma devastazione e saccheggio sono reati assimilabili a scene di guerra e non a momenti di scontri di piazza. Davastazioni e saccheggio sono i termini tipici per identificare i comportamenti criminali degli eserciti invasori. Quanto verificatosi a Genova, come in ogni scontro di piazza, da sempre, e’ del tutto diverso da devastazione e saccheggio, reati ereditati dal fascismo e ancora esistenti grazie alla vigenza del Codice Rocco che del fascismo rappresento’ l’impalcatura giuridica con la quale comminare repressione permanente verso ogni forma di dissenso.
E comunque, la sproporzione delle pene in ordine ai reati la si puo’ facilmente ricavare anche dalla constatazione di condanne inferiori per reati ben peggiori, quale omicidio, rapina a mano armata e perfino con finalita’ di terrorismo o associazione mafiosa regolarmente comminate negli ultimi venti anni.
Quelle comminate dalla Cassazione assumono quindi, con ogni evidenza, la valenza di sentenze esemplari. Non si puo’ infatti non vedere come questa sentenza sia soprattutto politica. Un’indicazione di assoluta intolleranza per ogni forma di conflitto sociale, che sparge sentenze liberticide su chi si rende protagonista di episodi di ribellione, anche violenti, mentre assolve (e dunque in qualche modo incita) le forze dell’ordine chiamate a reprimere le proteste.
Lo fa mettendone al sicuro le responsabilita’ penali anche grazie all’assenza del reato di tortura e alle pende blande previste per abuso di autorita’ ed uso sproporzionato della forza. Per gli agenti autori di reati gravissimi la prescrizione, per le vetrine rotte le condanne esemplari. Pene tombali da un lato, impunita’ totale dall’altro.
L’impressione, difficile da fugare, e’ che la pesantezza sproporzionata delle pene comminate ai no-global somigli in qualche modo ad un gesto riparatorio verso la polizia, condannata nei suoi livelli piu’ alti pochi giorni orsono proprio per quanto successo a Genova. Appare cosi una sorta di riequilibrio politico della sentenza di una settimana prima che, con pene decisamente piu’ lievi, aveva comunque avuto il merito di sanzionare formalmente i comportamenti delittuosi di alti funzionari dello stato durante le ore del G8.
A leggere le due sentenze si colgono quindi due elementi chiari. Il primo e’ che tra civili e forze dell’ordine esiste una asimmetria di giudizio circa la legittimita’ e le conseguenze del loro operato. Il secondo e’ che le vetrine rotte sono piu’ gravi di ossa rotte a persone inermi . Un bancomat e una vetrina rotta, in una simbologia che atterrisce, meritano sanzioni maggiori che un uomo selvaggiamente picchiato. La roba vince sugli esseri umani.
(Tratto da: http://www.altrenotizie.org)
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