Si può ragionare, diceva Mundell (nel 1961 n.d.r.), su due paesi A (es. Germania) e B (es. Italia). La domanda di determinati beni prodotti nel paese A potrebbe aumentare, mentre potrebbe diminuire la domanda di beni prodotti nel paese B. L’aumentata domanda dei beni del paese A dovrebbe far cambiare il tasso di cambio, portando al deprezzamento della moneta del paese B e all’apprezzamento della moneta del paese A; aumenterebbe così la domanda dei beni del paese B, che potrebbe così evitare l’aumento della disoccupazione e un deterioramento della bilancia commerciale. Chiaramente, questo aggiustamento non può avere luogo in presenza di cambi fissi o di un regime di unione monetaria. In tal caso l’aggiustamento potrebbe essere ottenuto tramite una variazione dei salari e dei prezzi, qualora questi fossero flessibili (così argomentava Friedman), ma ciò non sarebbe in sé sufficiente; sarebbe infatti anche necessario che le economie dei due paesi fossero strettamente integrate dal punto di vista commerciale, in modo che una piccola diminuzione dei prezzi dei beni prodotti nel paese B porterebbe ad un aumento non trascurabile della loro domanda. In assenza di tali condizioni, l’unica soluzione per evitare le conseguenze dello shock sarebbe lo spostamento dei fattori produttivi dal paese B al paese A.–articolo tratto da ecodellarete blog–
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***ALBERTO BAGNAI***
http://goofynomics.blogspot.it/
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Sono professore associato di politica economica presso il Dipartimento di Economia dell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara. Tengo corsi di Politica Economica e di Economia e Politica della Globalizzazione. Sono ricercatore associato al Centre de Recherche en Economie Appliquée à la Mondialisation (CREAM) dell’Università di Rouen. Mi occupo di economie emergenti e della sostenibilità del debito pubblico ed estero. Ho pubblicato su China Economic Review, Open Economies Review, Review of the World Economy, Applied Economics, Economic Modeling, e altre riviste nazionali e internazionali.
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