Federico Rampini, noto e stimato giornalista, ha pubblicato ieri (22/02/2012 n.d.r.) su Repubblica un articolo che è stato immediatamente riportato dai vari sostenitori della riforma monetaria in Italia, sfruttando subito il supporto psicologico dato dalla pubblicazione del problema monetario su un quotidiano nazionale. L’articolo supporta l’idea proposta dai maggiori ideologi della corrente monetaria americana denominata Modern Monetary Theory, il cui esponente principale è James K.Galbraith, docente di Public Policy all’università del Texas e consigliere di Barack Obama durante le Presidenziali del 2008, e figlio di uno dei più celebri economisti americani, quel John Kenneth Galbraith che già ben conosceva il meccanismo di creazione della moneta (“Money: Whence It Came, Where It Went”, 1975).
La critica fondamentale della MMT all’economia mainstream riguarda i vincoli del debito pubblico e del deficit di bilancio, ed il loro utilizzo ai fini della crescita. Come sintetizza correttamente Rampini:
“Un semplice esercizio mette a nudo quanto ci sia di “religioso” nella cosiddetta saggezza convenzionale degli economisti. Qualcuno ha provato a interrogare i tecnocrati del Fmi, della Commissione Ue e della Banca centrale europea, per capire da quali Tavole della Legge abbiano tratto alcuni numeri “magici”. Perché il deficit pubblico nel Trattato di Maastricht non doveva superare il 3% del Pil? Perché nel nuovo patto fiscale dell’eurozona lo stesso limite è stato ridotto a 0,5% del Pil? Chi ha stabilito che il debito pubblico totale diventa insostenibile sotto (n.d.c. presumiamo intendesse “sopra”) una soglia del 60% oppure (a seconda delle fonti) del 120% del Pil? Quali prove empiriche stanno dietro l’imposizione di questa cabala di cifre? Le risposte dei tecnocrati sono evasive, o confuse.”
Su questo punto, non vi è dubbio che la critica della MMT sia sensata. Ma il nonsense della MMT non sta tanto nella critica del sistema, quanto nella soluzione proposta. Ciò che propone la MMT è infatti un uso ancora più spregiudicato del debito e del deficit pubblico. Sempre dall’articolo di Rampini:
“La Teoria Monetaria Moderna fa a pezzi questa bardatura di vincoli calati dall’alto, la considera ciarpame ideologico. La sua affermazione più sconvolgente, ai fini pratici, è questa: non ci sono tetti razionali al deficit e al debito sostenibile da parte di uno Stato, perché le banche centrali hanno un potere illimitato di finanziare questi disavanzi stampando moneta. E non solo questo è possibile, ma soprattutto è necessario. La via della crescita, passa attraverso un rilancio di spese pubbliche in deficit, da finanziare usando la liquidità della banca centrale. Non certo alzando le tasse: non ora.”
Alzando le imposte e le tasse si riduce senza dubbio ancor più il potere d’acquisto dei consumatori, diminuisce anche la domanda e di conseguenza l’economia ristagna. Non è una soluzione a breve termine, ma nemmeno a medio-lungo termine poiché nel medio-lungo termine le imposte e la diminuzione della domanda incideranno sempre più anche sull’offerta, determinando un complessivo declino dell’intera economia. Su questo siamo d’accordo. Ma è questa una motivazione valida per sostenere a gran voce un ulteriore aumento della spesa pubblica a deficit, ed in particolare senza sottolineare il fatto che lo Stato potrebbe emettere tale moneta senza doverla prendere in prestito dal sistema bancario o dal mercato? La dinamica del tasso di interesse sul debito oramai non è più sostenibile (vedi link) e non fa altro che forzare una espansione monetaria senza limiti ed una conseguente crescita economica che porta ad uno spreco continuo ed enorme di risorse, anziché ottimizzarne la redistribuzione.
Non ci sorprende tanto che Paolo Barnard sia tra i primi sostenitori della MMT in Italia, tanto da essere l’organizzatore del convegno che si terrà a partire da domani a Rimini (http://www.democraziammt.info/). Ci sorprende invece che l’MMT non sia duramente criticata da persone che sono ben a conoscenza del fatto che le Banche Centrali, nella maggioranza dei casi (e sicuramente nei casi americano ed europeo, dei quali l’MMT e noi italiani ci occupiamo), non sono di proprietà dello Stato, ma sono private. Ed è per tal motivo che lo Stato si deve indebitare. Si noti infatti come l’MMT definisca il concetto di “sovranità monetaria” senza sottolineare in alcun modo il fatto che la sovranità oggigiorno non vi è più, essendo l’emissione della moneta di natura privata, e quindi moneta-debito dal punto di vista della reale sovranità, quella statale o collettiva. Si legga in proposito la definizione data dalla MMT di “sovereign currency”:
http://www.neweconomicperspectives.org/2011/07/mmp-blog-6-what-is-sovereign-currency.html
Con quale coerenza intellettuale si può sostenere che l’emissione a debito della moneta, ed emissione privata per giunta, è un problema, ed allo stesso tempo “fare il filo” a movimenti quali l’MMT che costituiscono chiaramente una “false flag” nel panorama delle riforme monetarie?
Riportiamo in proposito un commento di Nino Galloni inviato a Federico Rampini, e riportato nel blog di Repubblica dello stesso Rampini (http://rampini.blogautore.repubblica.it/):
Ricevo da Nino Galloni, fra tanti altri, questo commento:
“Federico Rampini ha scritto su Repubblica del 21-02-2012 (giorno palindromo!) un importante articolo sulla Modern Monetary Theory (MMT) che ci ricorda l’unica alternativa all’attuale disastro economico-finanziario in corso: l’uso del buon senso e di tutti gli strumenti disponibili per salvarci. In effetti, Draghi l’aveva già annunciato qualche settimana fa: stampare moneta o autorizzare mezzi monetari per trilioni di euro (migliaia di miliardi, come aveva già fatto la FED), si capisce, per la parte di sua competenza, vale a dire salvare le banche. Se la formula, finalmente, appare praticabile perchè non farlo – a livello di poche centinaia di miliardi – per salvare l’Europa, avviando la ripresa?
I seguaci della MMT sono post-keynesiani “duri e puri” come rileva Rampini, ma anche quelli che hanno tenuto conto dei grandi cambiamenti degli ultimi tempi (non dei semplici nostalgici di Keynes): 1) oggi è inutile definire la quantità di moneta nel senso che i trilioni di liquidità sparati nel sistema dalle banche centrali non inducono febbri inflattive proprio perchè le tecnologie disponibili – a differenza dei tempi di Keynes – consentono l’approntamento altrettanto illimitato di beni e servizi (forse, potrebbe definirsi solamente la quantità scarsa, quella che determina tensioni sui tassi di interesse, proprio quelle tensioni che Draghi e Bernanke cercano di evitare a tutti i costi); 2) cade il paradigma liberista che si debbano PRIMA risanare i conti pubblici e poi avviare la ripresa (ovvero che si debbano ridurre spese pubbliche e tasse per liberare risorse per lo sviluppo) perchè o c’è PRIMA la ripresa oppure i privati la aspettano per riprendere gli investimenti produttivi; 3) è urgente separare (come era fino al 1990) i soggetti che svolgono attività finanziarie speculative da quelli che devono far credito all’economia perchè è solo il credito che rimette in moto l’economia stessa. In questo, la MMT può sembrare ben poco keynesiana, ma se i titoli del debito pubblico costano di più di quanto non cresce il PIL, come dargli torto?
Ecco perchè stampare moneta, ovvero emettere titoli al tasso dell’inflazione (il che è virtualmente lo stesso) potrebbe veramente aiutare.
Nino Galloni
Caro Nino, tu che ben sai che la sovranità monetaria non esiste, e che chi emette moneta non è lo Stato ma una Banca Centrale privata, perché continui a limitarti a fare critiche (sensate) al sistema attuale, ma senza evidenziare la vera radice dei problemi?
Citiamo ancora, un commento di Marco Della Luna, sempre a proposito della MMT e tratto dal suo blog personale (http://marcodellaluna.info/sito/):
CADE IL MURO DELLA FALSA MONETA
Ho il piacere di annunciare la caduta di un muro cognitivo – il muro che arginava la comprensione della natura della moneta, delle sue possibili e alternative nature, degli effetti dell’offerta monetaria sulla macroeconomia, degli effetti delle ricette di risanamento basate sull’austerità, della nocività delle politiche finanziarie di Monti, di Merkel, di Sarkozy.
E’ una rivoluzione copernicana, come titola l’articolo interno, a pag. 15 (quello di Rampini, ndr). Doppiamente copernicana, perché la annuncia La Repubblica, giornale aperto sostenitore di quella sinistra che, abbandonato il suo modello economico di riferimento (socialista), si è riciclata come fiancheggiatrice della finanza neoliberista, creativo-distruttiva.
Dopo l’articolo di Rampini, sarà molto più difficile dar credito alle affermazioni di Monti, Merkel, Sarkozy, Papademos. E agli autorevoli avalli di un Napolitano.
Nella teoria di riferimento di Rampini, la MMT, molte cose sono tuttavia ancora non espresse o non ammesse o non focalizzate, come l’illogicità di creare fiat currency mediante indebitamento, e la sostanziale non corrispondenza delle vigenti regole contabili a sistemi monetari basati su mezzi monetari come gli attuali.
21.02.12
Caro Marco, tu almeno ti salvi in extremis dato che nell’ultimo paragrafo del tuo commento sottolinei giustamente “l’illogicità di creare fiat currency mediante indebitamento”, tuttavia perché consideri la MMT una “rivoluzione copernicana” quando in realtà è una pura e semplice “false flag” che rimane pur sempre nell’ambito delle teorie ortodosse, dato che non sostiene in alcun modo un cambiamento radicale (da moneta-debito a moneta-credito, da riserva frazionaria a riserva totale, abolizione dell’usura) del meccanismo di creazione della moneta vigente?
Articolo tratto da signoraggio.info
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