di Fabrizio Casari
Due milioni di persone, forse piu’, hanno partecipato alla manifestazione di Parigi, la piu’ grande della storia della Francia. Prima ancora che il ripudio del terrorismo e oltre che solidale con la sorte dei giornalisti uccisi e delle altre vittime, la piazza ha voluto testimoniare con forza una identita’ culturale e il bisogno di sentirsi uniti contro una paura fino ad ora sconosciuta. Semmai stonavano, alla testa dell manifestazione, politicanti degni di comparire in scenari di ben altra natura, vista la partecipazione dei loro rispettivi paesi alle operazioni belliche che, ogni giorno, flagellano l’intero Medio Oriente.
Sentire invocare la pace a esponenti di governo che sono in guerra permanente della prima invasione dell’Iraq, sembra per certi versi piu’ comico di alcune delle vignette di Charlie Hebdo.
Sulla ferocia assassina dei fratelli Kouachi, adepti dell’Isis (pur se al-Queda ha provato ad addossarseli) non ci sono dubbi. In molti ritengono che quel giornale fosse dotato di cattivo gusto a vendere e che le sue vignette, in realta’, fossero una manifestazione ricorrente di volgarita’ gratuita e rappresentasse una costante offesa all’Islam per la quale proteste e minacce si erano accavallate. Ovvio, persino ridondante sottolinearlo, che nessuna presunta colpa del giornale puo’ comunque prevedere una simile vendetta; nessun ipotetico affronto puo’ vedere la violazione del corpo e lo scorrere del sangue come reazione. La colpa di risultare fuori luogo non puo’ prevedere la pena di morte. Qui deve alzarsi un muro invalicabile. Se cosi non fosse, tutto sarebbe spiegabile e, di per se’, giustificabile. Ma cosi non e’, non puo’ e non deve essere.
Ma e’ un altro l’aspetto su cui soffermarsi ora. Legittimo chiedersi: e’ vero che la satira non puo’ avere censure? E’ vero che la liberta’ di dire, disegnare o scrivere qualunque cosa su chiunque e su qualunque argomento non possa essere mai messa in discussione? Forse non e’ cosi; anzi, certamente non e’ cosi. La liberta’ d’espressione, come tutte le manifestazioni di liberta’, esiste in quanto capace di autoregolamentarsi per evitare di tracimare nell’insulto gratuito, nella piu’ totale mancanza di rispetto e di buon gusto; deve finire dove comincia la liberta’ e la sensibilita’ di chi di quell’espressione di ‘liberta” puo’ ritenersi vittima.
La liberta’ da rispettare non e’ anche quella di chi non vuole sentir offesa la propria religione, il proprio credo spirituale? E quella liberta’ come la si garantisce? Non si puo’ certo pensare d’imporre per legge il buon gusto e di sanzionarne penalmente la sua assenza, ma certo non si puo’ nemmeno ritenere che le liberta’ degli altri (da noi) possano essere ignorate mentre le nostre vadano difese.
Ci si chiede, insomma, se Charlie Hebdo avesse o no il diritto inviolabile di poter ironizzare (pesantemente) anche su una religione come l’Islam, che tra i suoi precetti annovera il divieto di citare Allah e Maometto (Dio e il suo Profeta) per ironizzare. Si puo’ ritenere cio’ eccessivo, sbagliato, ingiusto e via dicendo; ma il fatto e’ che cosi stanno le cose e che non e’ possibile disegnare il mondo a piacere nostro.
Fanatici musulmani? Anche altre religioni, pur meno rigide dell’Islam (o, forse, piu’ che dell’Islam delle sue interpretazioni e letture radicali) non consentono di nominare Dio se non per la preghiera, e il reato di vilipendio alla religione c’e’ nella nostra ‘liberissima’ Italia e non solo nei paesi islamici. E provate a ironizzare sulla religione nel Giappone scintoista o nell’India induista e vedete a cosa andate incontro.
Il terrorismo e’ ributtante e l’estremismo islamico rappresenta il ritorno dell’essere umano al Medioevo, anzi all’eta’ della pietra. L’adesione alle leggi coraniche comporta la generale riduzione delle liberta’ individuali e collettive, dunque nessuno puo’ pensare di un riconoscimento verso quel modello. Ma ne’ l’Islam, ne’ Maometto c’entrano niente con i terroristi autori della carneficina di Parigi (con cui invece c’entra – e non poco – l’Isis, che con l’aiuto anche della Francia, combatte in Siria contro Assad, presidente laico). Non a caso l’Islam vero, anche quello piu’ radicale (dall’Iran a Hezbollah, ad Hamas) non ha esitato a condannare la barbarie dei fratelli Kouachi.
Alcune delle vignette pubblicate da Charlie Hebdo con l’ironia avevano poco a che fare: esprimevano invece un malcelato divertimento nella derisione dei musulmani, accarezzando il venticello razzista, tipicamente francese, che vede ‘les arabes’ come un corpo estraneo per quanto integrato; buono per fare baguette, ma ottimo solo se vive nelle banlieue. Quando infatti si disegna una vignetta il cui testo e’ ‘l’Islam e’ merda’, dove sta l’ironia? Quando si disegna Maometto crivellato di colpi dov’e’ il divertimento? Non c’e’ nessuna ironia, solo razzismo e islamofobia. Alla vista di quelle vignette viene da ridere solo a un imbecille o a un lepenista, praticamente la stessa cosa.
C’e’ poi un punto non secondario: davvero si ritiene legittimo, per le nostre ansie di ricchezza e di potere, bombardarli, ucciderne a milioni, sbatterli nei campi profughi, condannarli alla deriva nelle carrette dei mari, rinchiuderli in ghetti o prigioni e poi, per buona misura, insultarli e dileggiarli, senza che trovino mai la voglia di reagire? E davvero e’ possibile ammazzarli come arabi e chiedergli pero’ di reagire come britannici?
Deve esserci un limite a eurocentrismo ed occidentalismo. Mentre s’ironizza e si disprezza l’Islam, ogni salvaguardia delle norme, scritte e non, che attengono ad usi e costumi del cattolicesimo, viene vista con sguardo benevolo e comprensivo. Ad esempio, e’ parte del senso comune ritenere inappropriato un abbigliamento sexy in una chiesa, ritenuto giustamente non consono alla sacralita’ del luogo che merita rispetto anche da parte di chi non crede. A nessuno verrebbe in mente di difendere in nome della liberta’ una donna in minigonna e scollata dentro San Pietro ove essa fosse oggetto di rimostranze da parte dei fedeli o dei sacerdoti. Allo stesso modo, si ritiene imperdonabile una bestemmia in radio o in tv e la mannaia della censura e’ scattata in automatico ogni qual volta cio’ si e’ verificato.
Si riconosce, insomma, che c’e’ un limite di buon gusto e di rispetto che non puo’ essere fatto regolarmente deragliare sui binari della presunta liberta’ assoluta dell’espressione, corporea o verbale che essa sia. Si ritiene, in sostanza, che la ‘liberta” di dire o fare cio’ che vogliamo, vada ricondotta comunque nell’alveo del rispetto per chi ci circonda. La liberta’ senza norme e senza rispetto e’ arroganza pura.
C’e’ poi il capitolo, questo si comico, della nuova leva di difensori della satira che, qui da noi, come sempre diventa una boutade all’italiana con dosi massicce di melassa. Destino ciclico il nostro. Non appena un tema rischia di diventare serio, arriva il carrozzone dei twittaroli alla Gasparri o Santanche’ e in automatico tutto diventa farsa all’italiana. Quando non bastano arriva Battista.
Benche’ gli indignati d’Occidente si dichiarino fedeli difensori della liberta’ d’espressione, non c’e’ da dargli credito, perche’ quando la satira tocca la religione cattolica, gli stessi difensori di oggi della liberta’ d’espressione, insorgono contro la satira. E non solo: tra gli inquisitori di comici e giornalisti italiani figurano molti degli arnesi della destra oscurantista e beghina italiana che oggi si trasformano in emuli di Voltaire.
Sono quelli che s’indignarono per una battuta di D’Alema all’indirizzo di Brunetta o per le vignette di Vauro all’indirizzo del cavaliere, ma che di colpo, se si tratta d’insultare i musulmani, si scoprono libertari.
E a chi dovesse credere a questa nuova ventata di liberalita’ a piene mani verso il diritto all’espressione, sappia che questo Parlamento di corrotti ed incapaci vota norme liberticide sulla liberta’ di espressione per i giornalisti: dunque con quale faccia tosta si presenta ai microfoni per difendere la liberta’ d’espressione quando si tratta di satira? Perche’ se la satira ha liberta’ totale non altrettanta liberta’ si riconosce – ad esempio – alla stampa? Perche’ non la possono avere le idee, le parole e i gesti, per i quali invece sono previste sanzioni?
Politicanti e ipocriti. Sono ignobili cialtroni che strumentalizzano la tragicita’ di quanto accaduto, dal momento che molti di essi hanno plaudito alle epurazioni berlusconiane alla Rai, alle minacce contro le trasmissioni d’inchiesta e, incuranti di mettere in discussione la propria casta, insorgono contro le professioni che non siano la loro. Un destino malefico ce li impone dal 1994. Fortunati i popoli che non hanno bisogno di eroi, diceva Bertold Brecht: ma qui non c’e’ da stare allegri: di fortuna e di eroi non se ne vedono tracce.
(Tratto da: http://www.altrenotizie.org)
Be the first to comment on "Parigi e i cialtroni della liberta’"