Che pagheranno e’ sicuro. D’altronde non sono soldi loro ma nostri, perche’ dovrebbero esitare?
Siamo l’unico residuo di Stato che per i suoi cittadini in pericolo tratta e paga ma mai interviene con fermezza, probabilmente l’unico che letteralmente consegna i suoi militari agli stranieri che vogliono processarli come abbiamo fatto con i Maro’ in India. Un cedimento vile dopo l’altro, sicche’ gli ostaggi italiani continueranno a moltiplicarsi esponenzialmente.
Tornando alle due ragazze una domanda s’impone decisa: ha proprio senso liberare quelle due sciagurate?
Diciamo che chi non abbia smarrito il senso della cavalleria, la tenerezza per chi e’ giovanissimo e indifeso, si augura la loro liberazione, non la loro esecuzione.
Questo non significa che non si debbano pero’ rammentare alcune cose che queste giovinotte, in quanto giovani e probabilmente sprovvedute ed irresponsabili, hanno preso come minimo sottogamba.
Sono andate in Siria con una onlus che sosteneva i ribelli. Ovvero le formazioni banditesche armate da negrieri e petrosceicchi che hanno portato la distruzione e la morte in una nazione libera, attaccando uno Stato legittimo e sovrano. La loro militanza volontaristica e associazionistica si svolge di fatto tra i contractors disarmati, ovvero quelle associazioni che fungono da cinghia di trasmissione dei desiderata delle multinazionali e delle banche nelle operazioni di destabilizzazione dell’ordine e della civilta’.
Poi, colmo dell’ironia: non sono state fatte prigioniere dalle forze di polizia dello Stato sovrano che nella loro irresponsabilita’ hanno contribuito a mettere in pericolo, ma proprio dai ribelli. E come recita un adagio popolare (vox populi vox dei): chi e’ causa del suo mal pianga se stesso.
Si deve aggiungere che questo loro ‘volontariato’ con l’ipocrita maschera buona e’ inserito nell’associazionismo che insieme al clientelismo rappresenta la massima piaga italiana, la nostra distesa di sabbie mobili, il nostro gorgo mortale. Associazioni che incassano, dai fondi pubblici, ventimila euro all’anno per ogni immigrato senza lavoro che giace abbrutito sul nostro suolo.
Un affare che, come han confessato i protagonisti di Mafia Capitale, frutta piu’ della droga. Tanto che ci siamo attrezzati per andarceli a prendere, i disperati, fino in Africa con quell’abominio che e’ stato denominato Mare Nostrum, contro il quale l’Europa per correre ai ripari ha approntato Triton che si ferma alle sole nostre acque territoriali nell’auspicio di rallentare almeno i flussi.
Ventimila euro per far vegetare un aspirante schiavo in un campo di concentramento se venissero invece girati come sgravio fiscale sulla piccola imprenditoria risolverebbero gran parte dei nostri problemi.
Ma no, noi dobbiamo uccidere le imprese e foraggiare chi si approfitta di Greta e Vanessa e le manda a ‘creare progresso’ con la djihad che le rapisce e forse le decapitera’.
Adesso dobbiamo pagare per tirarle fuori. Vada, purche’ poi non si accolgano da eroine ma si tiri loro fortemente le orecchie. In quanto alle associazioni umanitarie, di accoglienza, caritative, che della loro sventura sono cause, esse vanno sciolte immediatamente e va addebitato loro tutto quanto hanno incassato, con gli interessi calcolati su quanto la distrazione dei fondi pubblici ha comportato come freno per la nostra economia.
D’accordo, avete ragione: se si facessero bene i calcoli di quanto sottratto e di quanto tradito, gli operatori della piovra buonista finirebbero tutti all’ergastolo.
Allora facciamo cosi: determiniamo le responsabilita’ principali e proponiamo uno scambio di prigionieri. I massimi responsabili consegniamoli all’Isis e auguriamo loro buon anno. E anche a Greta e Vanessa riscattate in un modo piu’ giusto, virile e corretto.
Gabriele Adinolfi
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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