Si e’ diffuso il convincimento che il ‘vero potere’ sia internazionale o comunque non nazionale. Talvolta il vero potere e’ identificato senz’altro con lo stato imperiale, talaltra si affiancano a quel centro di potere altri poteri, cosmopoliti, costituiti da titolari e gestori del grande capitale e dei grandi strumenti di propaganda. Questo punto di vista, che contiene indubbiamente una parte di verita’, e’ foriero di molte conseguenze negative, soprattutto quando, ingenuamente, l’assunto venga considerato come un vangelo da interpretare alla lettera. Le conseguenze negative riguardano l’azione pratica, ossia l’azione politica, che si pensasse di voler compiere per sottrarsi al ‘vero potere’. Invero, esistono soltanto ‘situazioni economiche nazionali’ e ‘politiche economiche nazionali’. La situazione economica globale e’ soltanto la risultante di politiche economiche nazionali, eventualmente coordinate e indirizzate da centri di potere dello stato imperiale o ad esso legati, centri di potere che comunque devono sempre servirsi di politici nazionali venduti o servi.
Anche la creazione di organizzazioni internazionali vincolanti avviene attraverso il consenso dei poteri nazionali e la persistenza dei vincoli dipende soltanto dalla volonta’ o dall’interesse dei politici nazionali. Senza l’appoggio del potere nazionale, il preteso ‘vero potere’ imperiale e del grande capitale, sul piano politico, non puo’ fare nulla e addirittura e’ impotente. Un popolo che abbia riconquistato tutto il potere nazionale, ha conquistato tutto il potere politico. Il potere imperiale o cosmopolita o internazionale, senza l’appoggio dei governi nazionali, puo’ soltanto accerchiarti, mettere sanzioni, bombardarti e attaccarti. Insomma, perso il potere politico, il potere imperiale, internazionale e cosmopolita e’ costretto a ricorrere alla palese e dichiarata guerra commerciale, diplomatica e militare. Subire la guerra commerciale, diplomatica e militare e’ la testimonianza che il popolo e’ libero, perche’ si e’ liberato.
Percio’, il miglior attacco – anzi l’unico vero, realistico, sensato attacco – al potere imperiale, internazionale e cosmopolita, consiste nel sottrarre ad esso il controllo del (vero) potere nazionale, controllo che ha acquisito attraverso un lungo lavoro volto alla conformazione ideologica dell’opinione pubblica (svolto attraverso il ‘dominio delle onde’), e a garantire potere e interessi economici dei traditorii nazionali (coloro che vengono a patti con il potere imperiale e del grande capitale cosmopolita). Ovviamente, se si puo’ evitare di subire la guerra commerciale, diplomatica o militare e’ molto meglio. Sotto questo profilo e’ bene che l’attacco al potere imperiale e del grande capitale provenga da piu’ direzioni, ossia da piu’ popoli che piu’ o meno
contestualmente sottraggano, in vario modo, il potere politico ai traditori, ai rappresentanti e agli alleati nazionali del potere imperiale e del grande capitale cosmopolita.
Chi partecipa a una rivoluzione nazionale non deve attribuire alcun rilievo al carattere che hanno le altre rivoluzioni nazionali: non deve avere timore di nessuna di esse. Ogni rivoluzione nazionale, che si svolga contestualmente ad altre, siccome indebolisce il potere imperiale e del grande capitale internazionale, e’ alleata delle altre rivoluzioni nazionali, perche’ ne agevola il compimento. Il momento delle alleanze strategiche, dei riposizionamenti geopolitici viene dopo: e’ un problema che si pone soltanto per chi abbia avviato e condotto a buon punto la propria rivoluzione nazionale.
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
Tratto da: https://www.criticamente.it/
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