Imbastendo inizialmente da qui la nostra tesi sugli attuali ordinamenti politici italiani e dell’UE, possiamo riscontrare l’attualita’ della pensiero di Pareto nei vincoli e tecnicismi burocratici che attanagliano le sovranita’ assolute quotidiane e i popoli contemporanei.
Si puo’ peccare per ignoranza, ma si puo’ peccare per interesse. La competenza tecnica puo’ fare evitare il primo male, ma non puo’ nulla contro il secondo’: con questo conciso ma sostanzialmente pregnante principio, Vilfredo Pareto, uno dei padri della teoria elitista, impartiva concetti di una condotta propedeutica ad un ristabilimento delle competenze e soprattutto dell’etica all’interno di un impianto istituzionale. Imbastendo inizialmente da qui la nostra tesi sugli attuali ordinamenti politici italiani e dell’UE, possiamo riscontrare l’attualita’ della pensiero di Pareto nei vincoli e tecnicismi burocratici che attanagliano le sovranita’ assolute quotidiane e i popoli contemporanei. Ostinarsi a dispensare disposizioni e direttive come fossero dogmi ed assiomi inopinabili e confacenti con una verita’ trascendente e non disporre di onesta’ intellettuale per disaminare la scelleratezza di questa Europa e questo Euro esasperatamente ed altamente finanziarizzati, equivale ad essere prezzolati da dinamiche di potere che dalla CECA del 23 luglio 1952 al Patto di Bilancio Europeo del 1 gennaio 2013 (intriso di Fiscal Compact, MES e politiche di austerita’ in quantita’ industriale, per un ‘ripristino’ della stabilita’ di Paesi al collasso e paventati dallo spettro del deficita’ – quali Grecia, Spagna e Irlanda, ma all’appello potra’ repentinamente e nel brevissimo periodo enumerarsi anche l’Italia, qualora non cessassero gli slogan e non sfoggiasse efficenza e contatto con la realta’ l’azione di governo della banderuola Matteo Renzi – e per le percentuali in positivo dei privati) stanno vessando 500 milioni di cittadini alla genuflessione coercitiva, per la semplice ragione che BCE, FMI, USA e in parte Federal Reserve System influenzino dispoticamente i progetti interni dei ventinove Stati dell’UE e i diciotto della Zona Euro con le proprie inquietanti indicazioni. Sapete per quale ragione si debba esigere che un incontro ex novo a Maastricht vada intavolato?
Perche’ fin quando non terminera’ l’incaponirsi all’allucinazione collettiva che l’UEM possa essere elargita senza la necessaria coincidenza tra politiche economiche e politiche monetarie, sara’ impellente ripensare un simposio di trattative che rimetta in discussione le pianificazioni unioniste degli ultimi cinquant’anni. La misura e’ pero’ colma, i recenti scrutini elettorali l’hanno palesato: le comunita’ popolari stanno insorgendo per riprendersi il dovuto, ovvero il privilegio dell’ascendente decisionale, che per lustri indecifrabili e’ stato depauperato e defraudato dalle fallaci personalita’ comodamente appollaiate sugli scranni dell’asse Bruxelles-Lussemburgo-Strasburgo. Finanza speculativ;; opprimente e avviluppante burocrazia tecnocratica dei Palazzi unionisti di cogenza sociopolitica ed economico-finanziaria; invereconde lobbies assortite e preponderantemente bancarie, al servaggio dell’alta finanziarizzazione delle politiche economico-monetarie; la maggior parte dei cicli produttivi ed occupazionali dei fantomatici Paesi industrializzati e in via di sviluppo complessivamente ed arzigogolatamente ammaestrata dall’egemonia dell’omologazione di massa, propinata dai trattati comunitari a partire dal 1950 a Roma, che esautorano la secolare preponderanza degli Stati Sovrani concepiti dalla Pace di Vestfalia del 1648 e deturpano il principio d’epoca romantica e sacro di nazionalita’; l’appiattimento di genere sessuale, con il consequenziale genocidio collettivo, profuso da losche congreghe di ogni sorta, la cui incisivita’ e’ piu’ elevata della facolta’ di dirimere dei vari livelli di governance; un Trattato di Maastricht da ridiscutere oppure da rigettare con radicale urgenza, evitando che l’UEM e le sue irreparabili conseguenze riducano definitivamente all’accattonaggio le economie recessive e rimpinzino le casse della BCE e delle unita’ private in gestione dell’offerta di moneta, madre di debito pubblico e di carestia e destrutturazione del tessuto sociale.
Una commistione di esponenziali e iperbolici poteri che veicolano le organizzazioni politiche ed istituzionali delle principali e famigerate democrazie occidentali per la destituzione dei popoli e per il convoglio di intenti verso la pianificazione e la susseguente costituzione di un nuovo ordine, capace tra gli Stati Uniti d’America e quelli d’Europa di ripudiare decadi incommensurabili di trascorso di guida popolare – da Martin Lutero a Jean-Jacques Rousseau, dai Livellatori inglesi a John Lilburne – e di tramortire la natalita’ dell’agognata democrazia diretta: si bistrattino le cronache recensiste (fra una vertenza giudiziaria su cinquanta glissata dal fedifrago Berlusconi e uno sviante proclama del demagogo Renzi) di rotocalchi di partito e di emittenti prezzolate dalle legislature e dagli esecutivi di turno e si ritorni ad approfondire le erudizioni di Jean Bodin, Giovanni Botero, Enrico II di Rohan e Johann Gottfried Herder sulla sovranita’ assoluta e nazionale, per riacquistare una criticita’ analitica e per riappropriarsi di una raziocinante ed autonoma capacita’ cognitiva. D’altronde, Thomas Jefferson dixit, ‘non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli’
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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