(Fonte: znetitaly.altervista.org)
L’eurozona ha dieci paesi ”’ tra cui paesi grandi come Francia, Italia e Spagna ”’ che stanno andando peggio del Rhode Island (lo stato USA con la massima disoccupazione: l’8,7%). La Grecia ha 11 milioni di abitanti ”’ il che la rende dieci volte piu’ grande del Rhode Island ”’ e un tasso di disoccupazione di quasi il 27 per cento. Contemporaneamente la Finlandia e’ considerata una delle economie piu’ sane dell’eurozona, ma solo il Nevada e il Rhode Island hanno una disoccupazione superiore a quella della Finlandia, e comunque le sono prossimi.
Salvare le banche e i politici
Dunque che cosa e’ successo? Bene, ricordiamo il problema. Un gruppo di paesi che in precedenza erano stati considerati sostanzialmente meno solvibili della Germania ha aderito all’euro e immediatamente ha visto una grossa riduzione dei costi del proprio debito. Cio’ ha portato ha bilanci irresponsabili in Italia, a un mucchio di indebitamento privato in Spagna e in Irlanda e a un po’ di entrambe le cose in Grecia. Poi, una volta colpiti dalla crisi finanziaria, tutti questi paesi si sono avvitati nella recessione.
Il cattivo clima economico ha cominciato a spingere al rialzo i deficita’ di bilancio. Ed e’ divenuto chiaro che, contrariamente alle speranze degli investitori internazionali, il governo tedesco non aveva alcun interesse a garantire i debiti dell’Europa meridionale. La combinazione dei debiti in crescita e della fiducia ridotta ha indotto gli investitori a pretendere tassi d’interesse piu’ elevati per prestare denaro a tali governi. I tassi d’interesse piu’ altri hanno peggiorato i deficit. Era in corso una spirale al ribasso.
A quel punto e’ intervenuto Mario Draghi, capo della Banca Centrale Europea, con un discorso e un piano. Il piano s’intitolava ‘Outright Monetary Transactions‘ [transazioni monetarie dirette] e il discorso affermava che Draghi avrebbe fatto ‘tutto il necessario’ per evitare che un governo dell’eurozona fosse costretto all’insolvenza o a uscire dall’eurozona.
Cio’ che significava in pratica era che fintanto che un governo nazionale fosse impegnato in un piano di austerita’ fiscale ”’ aumenti delle tasse e tagli alla spesa ”’ la BCE si sarebbe impegnata a livelli potenzialmente illimitati di acquisti di titoli al fine di evitare picchi dei suoi tassi d’interesse. In uno di quei momenti magici della politica monetaria l’esistenza di questo impegno si e’ tradotta nel fatto che Draghi non ha mai dovuto metterlo alla prova. Gli speculatori hanno smesso di scommettere sull’insolvenza e il collasso, i governi hanno stilato bilanci d’austerita’ e i tassi d’interesse sono scesi costantemente.
Il risultato e’ stato che le banche proprietarie del debito governativo dell’eurozona sono state salvate e ugualmente le istituzioni di tutto il mondo che facevano conto sul fatto che il sistema bancario europeo non crollasse. Nel complesso, un ottimo lavoro. Contemporaneamente i politici si sono presi il merito di mantenere i loro paesi nell’eurozona e della diminuzione dei tassi d’interesse, dando la colpa delle politiche impopolari d’austerita’ a Draghi a alla cancelliera tedesca Angela Merkel.
Un buon risultato.
Lasciata indietro la gente
Il solo problema e’ che la spirale al ribasso non era iniziata con tassi d’interesse elevati, era iniziata con condizioni economiche cattive. Quando la gente non ha lavoro non e’ in grado di pagare le tasse e cio’ mette sotto pressione i bilanci governativi. Ma le conseguenze di bilancio della disoccupazione alle stelle grattano appena la superficie; il problema reale della disoccupazione alle stelle e’ la miseria umana diffusa.
Dunque cos’e’ che ha causato i problemi economici? I conservatori additeranno, come causa dei mali dell’Europa, le tasse elevate, uno stato assistenziale generoso, regole rigide e altre politiche strutturali che non amano. Ed e’ vero che l’Europa ha avuto a lungo un tasso di disoccupazione superiore a quello degli Stati Uniti forse per questi motivi (sebbene margine di disoccupazione degli Stati Uniti sia parzialmente ridotto dal fatto di avere molta piu’ gente in carcere, dove non conta come disoccupata) ma il divario ha una svolta nel tempo:
L’Europa non e’ improvvisamente diventata socialista negli ultimi quattro anni. Casomai l’opposto. Dall’inizio della crisi l’Europa ha realizzato riforme del mercato e gli Stati Uniti sono andati ampliando il loro stato assistenziale. Il divario cresce perche’ mentre gli Stati Uniti emergono dalla crisi economico a un ritmo lento in modo frustrante, l’Europa si sta riprendendo ancor piu’ lentamente.
Il fallimento dell’austerita’ e delle riforme
I dirigenti dell’eurozona hanno predicato, quale cura per la crisi, un vangelo di austerita’ di bilancio e di ‘riforme strutturali’ per guarire le economie. Rendendo l’assistenza della banca centrale dipendente dalla disponibilita’ ad adottare un piano approvato dalla Banca Centrale Europea, la BCE e’ riuscita in parte a trasformare quest’ultimo in una profezia autorealizzantesi. Tutto e’ andato meglio da quando i governi hanno accettato il piano della BCE e un governo che tentasse di abbandonare l’austerita’ si troverebbe probabilmente abbandonato dalla BCE e dunque in guai peggiori che mai.
Il successo di questi programmi, spesso rivendicato dai dirigenti europei, e’ derivato in larga misura dall’avere fissato in basso l’asticella. Quello che e’ vero e’ che tra i paesi colpiti piu’ duramente quelli che hanno abbracciato con maggiore entusiasmo il programma di austerita’ e riforme se la sono cavata meglio:
Al tempo stesso persino la coraggiosa Irlanda ha un tasso di disoccupazione straordinariamente elevato. E’ vero che la dimensione della bolla dell’edilizia e il suo successivo scoppio in Irlanda hanno reso inevitabile una considerevole quantita’ di sofferenza economica, ma l’Islanda, fuori dall’eurozona, aveva avuto un crollo anche maggiore e il suo tasso di disoccupazione e’ oggi inferiore al sei per cento.
Un paese non arriva ai livelli di miseria economica della Grecia o della Spagna senza qualche complicato problema politico ed economico. Ma la cosa impressionante a proposito dell’eurozona e’ quanto miseramente stiano comunque andando i paesi che ‘hanno fatto tutto bene’. Al di la’ delle patologie particolari delle aree in crisi c’e’ una patologia generale: la moneta unica.
Lo stop improvviso
Le economie travagliate dell’eurozona hanno sofferto una versione di quello che in economia internazionale e’ noto come stop improvviso. Funziona cosi: all’inizio gli investitori globali diventano particolarmente eccitati a proposito di un particolare paese per una qualche ragione e cominciano a riversarvi denaro. Solitamente accade senza una dettagliata conoscenza del luogo, cosicche’ anziche’ finanziare progetti specifici prestano alle banche locali che si presume sappiano concretamente che cosa finanziare. Ma con l’afflusso di volumi sempre maggiori di denaro dall’estero le banche locali diventano superficiali. Per un po’ la cosa non ha importanza. Arriva cosi tanto denaro a finanziare progetti che i vecchi investimenti tendono a ripagare indipendentemente dalla loro validita’.
Ma poi arriva il momento del Vil Coiote quanto tutti si rendono conto che non e’ altro che l’entusiasmo all’origine di questi flussi. Improvvisamente gli stranieri non vogliono piu’ investire e nella misura del possibile vogliono indietro i loro soldi. A quel punto il boom degli investimenti fa retromarcia.
Se capita al vostro paese, e’ destinato a seguire qualcosa di brutto.
La conseguenza negativa normale ”’ quella subita dall’Islanda ”’ e’ che il valore della vostra moneta precipita. Improvvisamente le vacanze, le auto importate e persino beni agricoli di base divengono costosissimi. Quasi tutti devono tagliare le proprie spese e condurre uno stile di vita piu’ umile. Meno beni di consumo, meno viaggi, piu’ riso e fagioli per pasto. Ma la caduta della moneta ha anche dei lati positivi. Improvvisamente e’ meno costoso per gli stranieri visitare il vostro paese e meno costoso per loro comprare le merci che esportate. Cosi quelli che hanno perso il lavoro nel crollo possono trovare nuova occupazione nei settori che sono avvantaggiati dalla caduta della moneta. Non e’ piacevole, ma non dura per sempre.
Una croce di euro
Il problema di Irlanda, Spagna e Italia e’ che non hanno monete da lasciar crollare. Usano la stessa moneta, l’euro, di Austria e Germania e Olanda e di altri paesi che non hanno mai avuto gli afflussi di denaro caldo e dunque non soffrono per le conseguenze negative di uno stop improvviso.
Se sei uno spagnolo che non ha perso il lavoro ”’ forse sei un chirurgo o hai un’occupazione sicura al ministero delle finanze ”’ sono ottime notizie. Il valore del tuo stipendio denominato in euro non crolla, cosi puoi continuare a permetterti quella BMW o quel viaggio a Londra. Ma il fatto che trascorri le vacanze in Inghilterra piuttosto che in patria e’ un male per i tuoi compatrioti spagnoli ed e’ specialmente un male per gli spagnoli che hanno perso il lavoro quando la crisi si e’ scatenata. E poiche’ la Spagna non ha avuto un crollo della moneta, non diventa improvvisamente un luogo di vacanze scontate per i tedeschi e gli statunitensi e la domanda di vini e prosciutti spagnoli non s’impenna.
Il solo modo per riconquistare competitivita’ e’ che l’intero peso della disoccupazione cominci a drenare al ribasso i salari reali in tutta l’economia. In un paese entusiasta e diligente come la Latvia o l’Irlanda si tratta di un processo di rettifica a velocita’ media. In un paese riluttante come la Spagna o la Grecia e’ di una lentezza da agonia. In ogni caso e’ molto piu’ doloroso di una svalutazione della moneta perche’ solo alcuni prezzi sono corretti; chi a vecchi debiti o obblighi a lungo termine e’ totalmente fottuto.
Questi problemi di una moneta eccessivamente apprezzata solevano verificarsi globalmente durante l’era del ‘tallone aureo’ (gold standard) ogni volta che c’era un rallentamento della produzione delle miniere d’oro. In un famoso discorso del 1896 il candidato alla presidenza William Jenning Bryan denuncio’ che gli agricoltori e i lavoratori statunitensi erano crocefissi su una croce d’oro, costretti a sopportare sofferenze evitabili nell’interesse del principio che l’oro era il solo vero giudice della ricchezza. Oggi i disoccupati irlandesi, greci, spagnoli, italiani e portoghesi sono crocefissi su una croce di euro. Il progetto della moneta unica ha motivazioni politiche che vanno oltre la gestione macroeconomica e tenere insieme il progetto richiede che siano sacrificati gli interessi di alcuni.
Quello di Draghi, di fare ‘tutto il necessario’ , e’ un impegno a salvare l’eurozona come progetto politico, non a salvare i cittadini dell’eurozona dalla disoccupazione di massa.
Due ulteriori problemi strutturali
Nell’eurozona la moneta unica non e’ l’unico problema. Uno stato USA come il Nevada ha la stessa incapacita’ di svalutare la propria moneta che si costata in Irlanda. Cio’ nonostante anche il paese europeo in crisi che ha mostrato i risultati migliori se la passa molto peggio degli stati USA con i risultati peggiori.
Per comprendere il perche’ di cio’ occorre guardare a fattori non monetari: lingua e stato sociale.
Qui negli Stati Uniti e’ relativamente facile per un disoccupato del Rhode Island cercare di trasferirsi in un’area piu’ prospera in cerca di lavoro. Non e’ assolutamente facile. Ma lo e’ relativamente. Si parla lo stesso inglese e si guardano gli stessi programmi televisivi dovunque si vada. E’ molto piu’ difficile sia da un punto di vista pratico sia psicologico per un portoghese andare a cercare lavoro a Monaco. L’eurozona ha una sola moneta, ma un sacco di lingue e di tradizioni nazionali.
L’altro problema e’ lo stato sociale. Sia gli Stati Uniti sia i paesi europei ridistribuiscono il reddito da quelli che hanno molto a quelli che hanno poco. Negli USA questo funziona superando i confini statali. Cosi quando un particolare luogo soffre di una crisi particolarmente acuta di occupazione, finisce che si ritrova con molti poveri e vi affluisce denaro extra. Questo aiuta l’economia locale. Se i disoccupati del Rhode Island non potessero ricevere i buoni alimentari, ad esempio, i supermercati locali probabilmente dovrebbero licenziare dipendenti e esacerbare il problema. In Europa lo stato sociale ridistribuisce il denaro dagli austriaci ricchi agli austriaci poveri, ma non dagli austriaci ricchi agli italiani poveri. Cosi questo genere di stabilizzazione automatica non ha luogo.
Come se non bastasse, un errore
Una cosa che spesso si trascura nel valutare il caos economico dell’Europa e’ che stanno effettivamente peggiorando problemi in paesi che in origine non erano stati colpiti dalla crisi del debito sovrano. Date uno sguardo alla disoccupazione in Francia e in Olanda, due paese mai coinvolti nella fase acuta della crisi dell’eurozona:
Poiche’ gli statunitensi ricchi tendono a disapprovare la Francia e specialmente a disapprovare le politiche del presidente Hollande, del Partito Socialista, spesso si sentono attribuire i mali della Francia alle iniziative di Hollande. Ma l’Olanda ha seguito lo stesso esatto schema. Disoccupazione in crescita all’inizio della recessione, poi una lenta ripresa, quindi una ricaduta.
Il problema e’ che al di la’ e al di sopra della difficolta’ intrinseca di un sacco di paesi a condividere la stessa moneta, la Banca Centrale Europea ha messo in atto politiche monetarie che sono troppo rigide per l’Europa nel suo complesso. La BCE dovrebbe mirare a un tasso d’inflazione del 2 per cento, ma l’inflazione reale e’ precipitata ben sotto tale obiettivo.
Perche’ i paesi in crisi si riprendano senza monete indipendenti, i prezzi nominali locali devono scendere in modo che tali paesi possano migliorare la loro competitivita’. Ma si tratta di una matematica piuttosto complicata. Mentre l’eurozona nel suo complesso ha un’inflazione media del 2 per cento, l’inflazione deve essere superiore al 2 per cento da qualche altra parte perche’ tutto funzioni. Cio’ sarebbe scomodo per i cittadini e i politici tedeschi e la BCE e’ vista diffusamente come al servizio delle preferenze tedesche (ad esempio ha sede a Francoforte, in Germania, anziche’ a Bruxelles con le altre principali istituzioni dell’Unione Europea).
Ma questa spiegazione ci porta soltanto fin qui. L’inflazione tedesca e’ stata di recente sopra la media, e tuttavia ancora inferiore all’obiettivo del 2 per cento della BCE.
L’elevata disoccupazione e l’inflazione sotto l’obiettivo non sono assolutamente specifiche dell’Europa. Lo stesso schema esiste negli Stati Uniti a causa di preoccupazioni in qualche modo confuse a proposito della stabilita’ finanziaria. Ma la Federal Reserve e’ stata molto piu’ aggressiva della BCE nel tentare politiche monetarie non convenzionali e non e’ un caso che, in conseguenza, il tasso di disoccupazione dell’Europa sia piu’ elevato e quello d’inflazione sia piu’ basso.
Come andra’ a finire?
I decisori della politica europea hanno fondamentalmente perso interesse a quello che hanno da dire i loro critici da questa parte dell’Atlantico, principalmente perche’ sono state smontate diffuse previsioni che l’eurozona sarebbe finita a pezzi in assenza di un’integrazione piu’ accentuata. Ma il motivo per cui gli economisti statunitensi avevano teso a sottovalutare la fattibilita’ dell’approccio europeo non e’ che avevano frainteso l’economia; avevano frainteso la politica.
Sia l’Unione Europea in generale sia l’eurozona in particolare sono progetti di politica estera che accade abbiano vaste implicazioni economiche. Per la Finlandia o la Latvia l’appartenenza all’eurozona e’ un’implicita garanzia che, diversamente che nei confronti dell’Ucraina, coprira’ loro le spalle in una resa dei conti con la Russia. Per la Spagna e il Portogallo e’ un simbolo della loro riuscita transizione alla democrazia e allo status di paese sviluppato negli anni ’80. Per la Grecia e’ qualcosa per tenere a bada la Turchia. Per l’Irlanda e’ un segno d’indipendenza dal Regno Unito. Alla luce di questi imperativi politici i leader di tutta Europa hanno deciso che la sofferenza economica e’ sopportabile.
Cio’ nonostante gli aspetti economici della situazione appaiono insostenibili. Gli esperti di previsioni economiche ipotizzano che i paesi colpiti dalla crisi si riprenderanno nel 2014 e 2015 cosa che alcuni interpretano come un segno di ritorno alla normalita’.
Ma in precedenza, questo mese, la banca europea d’investimenti Natixis ha osservato che cio’ e’ sbagliato. In base al corso attuale l’Italia recuperera’ il suo livello di disoccupazione del 2007 intorno al 2020. Il Portogallo dovra’ attendere sino al 2036 e la Spagna sino al 2029.
L’aspetto politico di questo appare insostenibile. E tuttavia nessun principale partito politico di qualsiasi paese e’ a favore di un ritiro dall’eurozona. A sua volta una conseguenza di questo e’ stata la crescente ondata di sostegno a una gamma di partiti politici non ortodossi, dai neonazisti greci ai separatisti catalani e a un partito guidato da un comico italiano che rifiuta di partecipare a qualsiasi governo di coalizione.
Ma sinora nei paesi dove hanno conquistato supporto i partiti nuovi arrivati che deviano dalla tendenza convenzionale, i partiti tradizionali si sono dimostrati disponibili a mettere da parte le loro differenze rispetto ai tradizionali rivali e a formare grandi coalizioni a difesa dello status quo. Nonostante tutti i problemi il consenso attorno al progetto europeo si e’ dimostrato considerevolmente duraturo. I leader dell’Europa ”’ a partire da Dario Draghi e dalla Merkel ma comprendendo una vasta gamma di e’lite politiche in una serie di paesi ”’ ha attuato cio’ che sembrava irrealizzabile. Hanno salvato la moneta unica senza correggere nessuno dei problemi che parevano renderla impraticabile. Da Z Net ”’ Lo spirito della resistenza e’ vivo
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Originale: [www.vox.com]
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2014 ZNET Italy ”’ Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
(Tratto da: http://znetitaly.altervista.org)
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