Fonte Libreidee via Vocidallastrada, 16/04/2014 Vedasi documento ufficiale del FMI «Si dice che la crisi e laguerra servano al sistemacapitalista per ridurre le capacita’ produttive in eccesso, anche quando si presenta un eccesso di capitale umano». Stefano Porcari, su Contropiano, commenta cosi l’ultimo report del Fmi, secondo cui la nostra vita media e’ diventata troppo lunga, e quindi troppo onerosa: la crescente longevita’ rende i sistemi pensionistici sempre piu’ costosi e questo produce un impatto negativo sui conti pubblici. L’analisi del Fondo Monetario Internazionale e’ contenuta nel Global Financial Stability Report 2014. In particolare colpisce l’allarme longevita’ delFmi. Ma la longevita’ non dovrebbe essere un indicatore positivo, per una societa’ sviluppata che si rispetti? Non per il Fondo Monetario, secondo cui i governi dovrebbero affrettarsi ad adeguare i loro sistemi di welfare alzando l’eta’ pensionabile e tagliando le pensioni pubbliche.
«Non e’ la prima volta che torna su questo tasto, e non e’ certo un bel segnale», scrive Porcari, commentato il rapporto del Fmi. Secondo il Fondo Monetario ” uno dei massimi poteri mondiali ” l’impatto dell’allungamento delle aspettative di vita sull’economia e i conti pubblici degli Stati e’ profondo e occorre provi rimedio. «Se nel 2050 la vita media si allungasse di tre anni in piu’ rispetto alle attese attuali (in linea con la media del passato, peraltro sottostimata) sarebbero necessarie risorse extra pari all’1-2% annuo del Pil», scrive il report del Fmi. «Per le economie avanzate, questo significa per il prossimi 40 anni un costo totale aggiuntivo pari al 50% del Pil del 2010 (per le economie emergenti, invece, la stima e’ pari al 25% del Pil 2010)». I suggerimenti del Fmi ovviamente spingono nella direzione della finanziarizzazione della previdenza e dei sistemi pensionistici.
Oltre all’aumento dell’eta’ pensionabile, preferibilmente collegandola con meccanismi automatici all’aumento delle aspettative di vita, si raccomanda l’aumento dei contributi pensionistici o la riduzione dei benefit, lo stimolo verso prodotti finanziari (fondi pensione, assicurazioni) che tengano a loro volta conto dell’aumento delle aspettative di vita, nonche’ «un buon bilanciamento del rischio determinato dall’aumento delle aspettative di vita fra settore pubblico e privato», anche se questo rischio, sui mercati finanziari, «va trasferito dai fondi pensione a soggetti che sono piu’ attrezzati per gestire, appunto, i rischi finanziari, cioe’ gli squali dei fondi di investimento», osserva Contropiano, che conclude: prima o poi, si arrivera’ addirittura a «ridurre le aspettative generali di vita», per farla finita, una volta per tutte, con «la jattura della longevita’». (Tratto da: http://www.stampalibera.com)
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