Il Fiscal compact preoccupa molto i nostri politici. Può capitare che qualche volta l’eccesso di zelo li spinga a profferire delle lievi imprecisioni. Si sente spesso parlare di aggiustamenti dell’ordine di 50 e passa miliardi all’anno, ma questa cifra è basata su un ragionamento sbagliato. In realtà potrebbero essere di meno, o anche di più. Per capire come mai, bisogna aver presente che cosa il Fiscal compact richieda esattamente. Il testo stabilisce che:
“When the ratio of their general government debt to gross domestic product exceeds the 60 % reference value mentioned under Article 1 of Protocol (No 12), the Contracting Parties shall reduce it at an average rate of one twentieth per year as a benchmark”.
Vediamo cosa significa in pratica, ipotizzando un’applicazione nell’esercizio 2015, a partire dalla situazione a fine 2014.
A fine 2014 il Fmi prevede un debito a 2119.3 miliardi di euro con un Pil a 1591.9 miliardi di euro. Il rapporto debito/Pil sarebbe di 133.1%, cioè 73.1 punti sopra al 60%. Dato che il 60% del Pil è 955.2 miliardi, qualcuno ragiona così: lo scarto fra stock effettivo e desiderato è 2119.3-955.2=1164.1, e la correzione deve essere 1/20 di questo scarto, cioè 58 miliardi.
Però le cose non stanno così.
Infatti, quello che deve diminuire di un ventesimo è il rapporto fra debito e Pil fra 2014 e 2015. Questo rapporto deve cioè scendere, fra 2014 e 2015, di 3.7 punti (un ventesimo di 73.1), scendendo da 133.1 nel 2014 a 129.5 nel 2015. 129.5 è quindi il valore obiettivo del rapporto debito/Pil implicitamente definito dalla regola del FC per l’anno 2015.
Per capire quale sia l’entità della manovra richiesta per raggiungerlo, prima bisogna vedere che cosa farebbe il rapporto in assenza di correzioni.
Sempre secondo le previsioni del Fmi, nel 2015 il debito aumenterebbe a 2148.4 miliardi, e il Pil a 1629.7, per cui il rapporto scenderebbe comunque a 131.8 (da 133.1). Questa diminuzione tendenziale è però di soli 1.3 punti, mentre il FC richiede una diminuzione di 3.7 per arrivare al valore obiettivo del rapporto, pari a 129.5. Se immaginiamo che il Pil del 2015 non sia toccato da eventuali manovre, per raggiungere l’obiettivo in termini di rapporto bisognerà ritoccare al ribasso lo stock di debito di “soli” 38.4 miliardi di euro (con una manovra restrittiva sul deficit, o vendendo le famose caserme).
Ovviamente tutto questo ragionamento si basa su due punti cruciali: la correttezza degli scenari previsionali (non mi è molto chiaro in che modo questi vengano costruiti dalla Commissione Europea, ma lo si può studiare), e l’ipotesi eroica che una correzione di alcune decine di miliardi, se apportata via deficit, lasci invariato il Pil!
Questa seconda ipotesi è particolarmente balorda, perché presuppone un moltiplicatore pari a zero. Dato che il moltiplicatore zero non è, probabilmente il Pil crescerà di meno rispetto allo scenario tendenziale, e quindi la correzione potrebbe essere inutile (il solito cane che si morde la coda). Tuttavia, per capire con una certa precisione cosa succede al Pil se fai una “manovra” da 30 miliardi, ci vuole un modello econometrico. Non so se i grigi Eichmann di Bruxelles ne dispongano, e non credo che i pochi modelli che girano per l’Italia vengano usati. Col vostro contributo presto a/simmetrie ne avrà uno, e lo userà per effettuare delle valutazioni corrette dell’impatto del Fiscal compact sull’economia italiana. Proverò a portarvi qualche numero il 12 aprile.
Nel frattempo auguro a voi (e all’on. Boccia) sogni d’oro.
(…ah, naturalmente all’asta del Fiscal compact è facile trovare chi offra di meno, ma molto molto di meno… Domani, se avanza tempo, andiamo a vedere se ci conviene accettare questa offerta. Intanto studiatevi il controfattuale semplice, così vi abituate a ragionare da economisti. Vi servirà quando avremo un modello tutto per noi!)
Addendum del 17/3, ore 10:24: vi ho pubblicato la tabella Excel con due decimali, così saranno contenti i precisini del “professorenonmitornanoiconti”. Va detto che i conti devono tornare, e quindi fate bene a segnalarmi queste incongruenze, altrimenti poi chi li sente quelli della “multivariata”! Il fatto è, però, che Excel fa una cosa che si chiama arrotondamento, e fa bene a farla, perché quando saprete un quinto della statistica che io so (mio malgrado), anche voi, esattamente come me, il secondo decimale ve lo appenderete fra le tombe etrusche e i quadri del Tintoretto (come diceva lui).
Scritto da Alberto Bagnai su Goofynomics.it il 16/03/2014
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