Gli immigrati e la crisi

(Fonte: altrenotizie.org)

 

L’Italia che si svegliera’ da questi anni bui, sara’, inesorabilmente, un’Italia diversa. La fotografia di Roma e Lazio potrebbe non essere perfettamente calzante su altri territori nazionali, ma nel Nord, nelle fabbriche, l’impiego dei lavoratori stranieri, specialmente nell’edilizia, non e’ una novita’. Cosi come nell’agricoltura e nelle raccolte stagionali al Sud, dove i lavoratori sono quasi tutti africani.

Esiste pero’ un altro punto di vista dell’analisi che e’ fatto di abusi, violazione di diritti, rapporti a nero senza tutele e molto altro in cui malavita e italiani contrari agli immigrati ( solo nelle urne s’intende) si sono uniti in un’opera a tappeto di sfruttamento.

Da una parte quindi la crisi ha offerto braccia di lavoratori e opportunita’ di lavoro, dall’altra non e’ corrisposta una crescita adeguata di sensibilita’ culturale all’integrazione e quindi di diritto. Per questo si e’ temporeggiato indecentemente sul concetto di cittadinanza, non rendendosi conto che quella di sangue toglierebbe questo diritto a molti italiani che identita’ etnica – per fortuna – non ce l’hanno. Per questo si e’ optato per la criminalizzazione della clandestinita’.

Perche’ in questo modo tenere i lavoratori stipati nei capannoni di una Rosarno d’Italia fosse ancor piu’ semplice per la malavita. Perche’ la paura rendesse piu’ facile la schiavitu’. Come quella delle giovanissime lungo le strade. Perche’ gli italiani potessero prendersela con i gommoni per la loro poverta’ e non con le politiche rigoriste e le banche. Perche’ Facebook continuasse a ospitare i profili dei razzisti d’Italia senza che nessuno morisse di vergogna.

(Tratto da: http://www.altrenotizie.org)

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