(Fonte: znetitaly.altervista.org)
di Pepe Escobar ”’ 12 dicembre 2013
Attenzione agli estranei che recano doni. Il ‘dono’ e’ la continua, frenetica beatificazione di Nelson Mandela. Gli ‘estranei’ sono lo 0,0001 per cento, quella frazione dell’e’lite globale che e’ davvero al comando (ovviamente anche dei media).
E’ una torre di Babele di tributi che si accumula in uno strato di ipocrisia dopo l’altro, dagli Stati Uniti a Israele e dalla Francia alla Gran Bretagna.
Cio’ che deve assolutamente essere sepolto sotto la torre e’ che il regime dell’apartheid in Sudafrica e’ stato sponsorizzato e appassionatamente difeso dall’occidente fino a quando, letteralmente, stava per crollare sotto il peso delle sue stesse contraddizioni. Le sole cose che contavano davvero erano l’economia capitalista e le immense risorse del Sudafrica e il ruolo di Pretoria nel combattere il ‘comunismo’. L’apartheid, al massimo, era una seccatura.
Mandela e’ stato fatto santo dallo 0,0001 per cento perche’ ha teso la mano all’oppressore bianco che lo aveva tenuto in carcere per 27 anni. E perche’ ha accettato ”’ nel nome della ‘riconciliazione nazionale’ ”’ che nessuno degli assassini dell’apartheid fosse giudicato, diversamente dagli assassini nazisti.
Tra le cateratte di tributi emotivi e la crassa mercificazione dell’icona, c’e’ a malapena un pigolio suo media occidentali dell’industria a proposito del fermo rifiuto di Mandela di abbandonare la lotta armata contro l’apartheid (se lo avesse fatto non sarebbe finito in carcere per 27 anni); a proposito della sua gratitudine per la Cuba di Fidel Castro, che ha sempre appoggiato la gente dell’Angola, della Namibia e del Sudafrica in lotta contro l’apartheid e a proposito del suo costante appoggio alla lotta di liberazione in Palestina.
Le giovani generazioni, in modo particolare, devono essere messe a conoscenza del fatto che durante la Guerra Fredda, qualsiasi organizzazione si battesse per la liberta’ degli oppressi nel mondo in via di sviluppo era chiamata ‘terroristica’; era quella versione della Guerra Fredda della ‘guerra al terrore’. Solo alla fine del ventesimo secolo la lotta contro l’apartheid e’ stata accettata come causa morale suprema; e Mandela, naturalmente, e’ diventato il volto universale della causa.
E’ facile dimenticare che il messia conservatore Ronald Reagan ”’ che accolse con entusiasmo come ‘combattenti della liberta” i precursori di al-Qaeda ”’ si oppose ferocemente alla Legge Generale Anti-Apartheid, che novita’!, e che il Congresso Nazionale Africano (ANC) era considerato un”organizzazione terroristica’ (come se non bastasse, Washington definiva ‘comunista’ l’ANC).
Lo stesso vale per l’allora membro Repubblicano del Congresso per il Wyoming che in seguito sarebbe diventato un replicante di Darth Vader, Dick Cheney. Quanto a Israele offri persino una delle sue armi nucleari agli afrikaner di Pretoria, presumibilmente per cancellare dalle mappe gli assortiti comunisti africani.
Nella sua famigerata visita del 1990 negli Stati Uniti, a quel punto uomo libero, Mandela elogio’ debitamente Fidel, il presidente dell’OLP Yasser Arafat e il colonnello Gheddafi come suoi ‘compagni in armi’: ‘Non c’e’ alcun motivo per cui noi dovremmo provare qualche esitazione per salutare la loro dedizione ai diritti umani.’ Washington/Wall Street era livida.
E questa era l’opinione di Mandela, agli inizi del 2003, sull’ormai inevitabile invasione dell’Iraq e la piu’ vasta guerra al terrore: ‘Se c’e’ un paese che commesso atrocita’ indicibili nel mondo, sono gli Stati Uniti d’America’. Nessuna meraviglia che sia stato tenuto nella lista dei terroristi del governo statunitense fino al 2008.
Dal terrorismo alla santita’
Agli inizi degli anni ’60 ”’ quando, per inciso, gli stessi Stati Uniti praticavano l’apartheid nel Sud ”’ sarebbe stato difficile prevedere in quale misura ‘Madiba’ (il suo nome di clan), l’avvocato dandy e amante della boxe con una vena di carattere autoritario, avrebbe adottato la strategia gandhiana della non violenza per finire col forgiare un destino eccezionale, chiaramente incarnante la volonta’ politica di trasformare la societa’. Tuttavia i semi dell”Invictus‘ c’erano gia’.
L’affascinante complessita’ di Mandela e’ che egli era essenzialmente un socialdemocratico. Certamente non un capitalista. E nemmeno un pacifista; al contrario, avrebbe accettato la violenza come mezzo per un fine. In suoi libri e in innumerevoli discorsi ha sempre ammesso i suoi difetti. La sua anima deve star sorridendo adesso di tutta l’adulazione.
Verosimilmente, senza Mandela, Barack Obama non sarebbe mai arrivato alla Casa Bianca; ha ammesso pubblicamente che la sua prima azione politica e’ stata una dimostrazione contro l’apartheid. Ma diciamo le cose come stanno: signor Obama, lei non e’ Nelson Mandela.
Per sintetizzare un processo estremamente complesso, negli ‘spasmi agonici’ dell’apartheid, il regime era impantanato in un’enorme corruzione, in una spesa militare pornografica e con i distretti sul punto di esplodere. Mettete insieme combattenti cubani che prendevano a calci nel sedere i sudafricani (appoggiati dagli USA) in Angola e in Namibia e l’incapacita’ addirittura di rimborsare i debiti occidentali e avrete una ricetta per la bancarotta.
I migliori e piu’ brillanti nella lotta rivoluzionaria ”’ come Mandela ”’ erano o in carcere o in esilio o assassinati (come Steve Biko) o ‘fatti sparire’ in stile squadre della morte latinoamericane. La vera lotta per la liberta’ era prevalentemente fuori dal Sudafrica, in Angola, Namibia e nel Mozambico e Zimbabwe appena liberati.
Di nuovo, potete starne certi, senza Cuba ”’ come ampiamente sottolineo’ Mandela scrivendo dal carcere nel marzo del 1988 ”’ non ci sarebbe stata ‘nessuna liberazione del nostro continente, del mio popolo, dalla piaga dell’apartheid’. Ora fatelo ammettere a uno di quello 0,0001%.
Nonostante il fiasco, il regime ”’ appoggiato dall’occidente ”’ percepi una breccias. Perche’ non negoziare con un uomo che era rimasto isolato dal mondo esterno dal 1967? Non piu’ onde su onde di guerre di liberazione nel Terzo Mondo; l’Africa era a quel punto impantanata nella guerra e rivoluzioni socialiste di ogni genere erano state schiacciate, da Che Guevara assassinato in Bolivia nel 1967 a Allende assassinato nel colpo di stato del 1973 in Cile.
Mandela doveva mettersi al passo con tutto cio’ e anche prendere atto della caduta del muro di Berlino e della fine di quello che gli intellettuali europei chiamavano il ‘socialismo reale‘. E poi avrebbe dovuto cercare di prevenire una guerra civile e il collasso economico totale del Sudafrica.
Il regime dell’apartheid fu tanto scaltro da assicurarsi il controllo della banca centrale ”’ con l’aiuto cruciale del FMI ”’ e della politica commerciale del Sudafrica. Mandela si assicuro’ soltanto una vittoria politica (molto significativa). L’ANC si rese conto di essere stato raggirato soltanto quando sali al potere. Poteva scordarsi la sua idea socialista di nazionalizzare l’industria mineraria e quella bancaria, di proprieta’ del capitale occidentale, e di distribuirne i benefici alla popolazione indigena. L’occidente non lo avrebbe mai permesso. E, a peggiorare le cose, dell’ANC si era impossessato un pietoso branco di avidi.
Attenersi al percorso segnato
John Pilger e’ nel giusto quando segnala l’apartheid economico in Sudafrica, ora con un nome nuovo.
Patrick Bond ha scritto verosimilmente la migliore esposizione disponibile degli anni di Mandela, e della loro eredita’.
E Ronnie Kasrils fa un coraggioso mea culpa analizzando come Mandela e l’ANC abbiano accettato un patto col diavolo con i soliti sospetti.
Tirando le somme: Mandela ha sconfitto l’apartheid ma e’ stato sconfitto dal neoliberismo. E questo e’ lo sporco segreto riguardo al perche’ lo hanno fatto santo.
Ora guardiamo al futuro. Il camerunense Achille Mbembe, storico e docente di scienze politiche, e’ uno dei piu’ importanti intellettuali africani. Nel suo libro ‘Critique of Black Reason’[Critica della ragion nera], recentemente pubblicato in Francia (non ancora in inglese), Mbembe elogia Mandela e sottolinea che gli africani devono imperativamente inventare nuove forme di dirigenza, precondizione essenziale per elevarsi nel mondo. Il sin troppo umano ‘Madiba’ ha tracciato il percorso. Possa l’Africa scatenare uno, due, mille Mandela.
Pepe Escobar e’ corrispondente itinerante per Asia Times/Hong Kong e analista per RT a TomDispatch e frequente collaboratore di siti web e programmi radio dagli Stati Uniti all’Asia Orientale.
Da Z Net ”’ Lo spirito della resistenza e’ vivo
www.znetitaly.org
Fonte: [www.zcommunications.org]
Originale: RT
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2013 ZNET Italy ”’ Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
(Tratto da: http://znetitaly.altervista.org)
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