Dirigenti USA hanno riserve sull’accordo finale sul nucleare iraniano

(Fonte: znetitaly.altervista.org)

Il presidente iraniano Hassan Rouhani e il vice primo ministro russo Dmitry Rogozin in un incontro a Teheran il 23 novembre 2013

di Gareth Porter ”’ 26 novembre 2013

Il ‘primo passo’ dell’accordo tra Iran e Stati Uniti siglato a Ginevra nel fine settimana dovrebbe portare alla negoziazione di un ‘accordo complessivo’ sul tema del nucleare nel corso dei prossimi sei mesi, anche se a quest’ultimo e’ stata riservata scarsa attenzione.

Ma nel giro di ore da questo accordo, ci sono gia’ indicazioni di alti dirigenti statunitensi che l’amministrazione di Barack Obama non e’ completamente impegnata a concludere un patto finale, in base al quale siano cancellate del tutto le sanzioni.

L’amministrazione ha apparentemente sviluppato riserve su tale accordo sullo ‘stadio finale’ nonostante le concessioni del governo del presidente Hassan Rouhani che si sono spinte molto piu’ in la’ di quanto avrebbe potuto essere previsto pochi mesi fa.

In realta’ le mosse del governo Rouhani per rassicurare l’occidente possono aver fatto nascere speranze tra gli alti dirigenti dell’amministrazione Obama che gli Stati Uniti possano conseguire i loro scopi minimali nel ridurre il potenziale di avanzamento dell’Iran senza rinunciare ai propri assi nella manica, le dure sanzioni contro il settore bancario e quello delle esportazioni di petrolio.

I segnali di un impegno statunitense incerto a proposito dell’accordo sullo ‘stadio finale’ sono emersi nel corso di un incontro a latere con la stampa di alti dirigenti statunitensi non menzionati a Ginevra, in teleconferenza, a tarda sera di sabato. I dirigenti hanno ripetutamente suggerito che era una questione di ‘se’ poteva esserci un accordo sullo ‘stadio finale’, piuttosto che di come esso poteva essere raggiunto.

‘Quello che studieremo con gli iraniani e con i nostri partner del P5+1 nei prossimi sei mesi’, ha detto uno dei dirigenti, ‘e’ se possa esserci una soluzione concordata che ci assicuri che il programma iraniano e’ pacifico.’

Lo stesso dirigente ha premesso a tale osservazione l’affermazione: ‘Per quanto riguarda lo ‘stadio finale’, non riconosciamo il diritto iraniano di arricchire l’uranio’.

In seguito, nella teleconferenza, un alto dirigente ha ripetuto lo stesso punto con parole leggermente diverse: ‘Cio’ che i prossimi sei mesi decideranno e’ se possa esserci un accordo che ‘¦ ci dia assicurazione che il programma iraniano e’ pacifico.’

Tre altre volte, nel corso dell’incontro, i dirigenti non citati hanno fatto riferimento alla negoziazione della ‘soluzione complessiva’ delineata nell’accordo concluso domenica mattina, come a una questione aperta, piuttosto che come a un obiettivo della politica statunitense.

‘Vedremo se potremo arrivare a uno stadio finale che consenta all’Iran di disporre di energia nucleare pacifica’, ha detto uno dei dirigenti.

Tali dichiarazioni formulate con attenzione nell’incontro a margine non riflettono difficolta’ nell’identificare quali accordi offrirebbero le necessarie assicurazioni di un programma nucleare pacifico. Il Segretario di Stato John Kerry ha dichiarato in un’apparizione alla stampa a Ginevra: ‘Gente, non e’ difficile dimostrare intenzioni pacifiche, se e’ questo che si vuole.’

L’incontro a margine ha suggerito che nei prossimi sei mesi l’Iran dovra’ ‘occuparsi’ delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che richiedono che l’Iran sospenda ogni attivita’ di arricchimento e ogni lavoro al suo reattore pesante di Arak.

Analogamente, i dirigenti non citati hanno affermato che l’Iran ‘deve adeguarsi ai suoi obblighi in base al trattato sulla non-proliferazione e a quelli nei confronti della IAEA (l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica).’

Tali dichiarazioni sono sembrate suggerire che l’amministrazione intende insistere su un’interruzione completa di ogni arricchimento, almeno temporaneamente, e sulla fine di tutto il lavoro a Arak.

Il testo effettivo dell’accordo raggiunto domenica afferma, tuttavia, che sia le sei potenze del P5+1 sia l’Iran ‘saranno responsabili della conclusione e attuazione di mutue misure a breve termine’, con apparente riferimento alle misure necessarie per portare a conclusione le valutazioni del Consiglio di Sicurezza sul problema del nucleare iraniano.

L’amministrazione Obama deve ancora diffondere un testo ufficiale dell’accordo sul ‘primo passo’, anche se l’agenzia ufficiale di stampa Iran Fars ha diffuso un testo nel fine settimana.

L’Iran ha dimostrato la sua determinazione di arrivare a un tale accordo congelando effettivamente, e anche in parte invertendo, il suo programma nucleare, assicurando allo stesso tempo alla IAEA accesso quotidiano ai siti di arricchimento iraniani.

L’articolo del Washington Post di domenica ha citato affermazioni di dirigenti occidentali a Ginevra che le concessioni iraniane ‘non solo fermano i progressi nucleari dell’Iran, ma rendono anche virtualmente a Teheran fabbricare un’arma nucleare senza essere scoperto.’

Ma dopo i contatti segreti preliminari con l’Iran di agosto e settembre, l’amministrazione Obama ha rivisto i suoi calcoli negoziali alla luce dell’apparente ansia iraniana di raggiungere un accordo.

A meta’ ottobre Jeffrey Goldberg, di Bloomberg, ha scritto che la Casa Bianca e i Dipartimenti di Stato e del Tesoro erano interessati a un’idea proposta per la prima volta agli inizi di ottobre da Mark Dubowitz, il direttore esecutivo della Fondazione per la Difesa delle Democrazie, che aveva esercitato con successo pressioni sull’amministrazione Obama per sanzioni dirette a tagliare le entrate iraniane dalle esportazioni petrolifere.

La proposta Dubowitz consisteva nel consentire all’Iran di accedere a parte dei suoi fondi congelati in conti all’estero in cambio di ‘concessioni verificate’ che avrebbe ridotto il proprio potenziale nucleare.

Nel frattempo gli Stati Uniti e altre potenze avrebbero mantenuto l’intera struttura del regime delle sanzioni, almeno nel periodo transitorio, senza alcun cambiamento, ha riferito Goldberg, ‘a meno di qualcosa di simile a una capitolazione totale’ da parte dell’Iran.

Il piano, piuttosto che per concessioni minori, avrebbe offerto contropartite maggiori per lo smantellamento totale, salvo un limitato numero di tutele, secondo l’articolo di Goldberg basato su informazioni di ‘numerosi dirigenti’.

E se l’Iran si fosse rifiutato, il piano avrebbe sollecitato sanzioni ancor piu’ punitive contro il settore iraniano del gas naturale.

Questa e’ stata, essenzialmente, la politica adottata dall’amministrazione Obama nei negoziati di Ginevra. Nell’accordo sul primo passo l’Iran ha accettato di interrompere ogni arricchimento al venti per cento, di ridurre a zero le intere scorte di uranio arricchito al venti percento, di convertire tutto l’uranio a basso arricchimento in una forma che non puo’ essere arricchita a un livello maggiore e di consentire agli ispettori della IAEA accesso quotidiano ai siti di arricchimento.

In cambio di concessioni rappresentanti molte delle proprie carte negoziali, l’Iran non ha ottenuto sollievo dalle sanzioni e ha ottenuto meno di sette miliardi di dollari di beneficio, secondo la stima ufficiale statunitense.

Ma le concessioni iraniane dureranno solo sei mesi e l’Iran ha gia’ offerto in precedenza concessioni di cosi vasta portata in negoziati su un accordo preliminare che anticipava un accordo complessivo successivo e poi ha ripreso le attivita’ che aveva sospeso.

Nell’accordo di Parigi del 15 novembre 2004 con i ministri degli esteri di Gran Bretagna, Germania e Francia, l’Iran aveva accettato ‘su basi volontarie, di continuare e ampliare l’esistente sospensione dell’arricchimento includendo ogni attivita’ relativa all’arricchimento e al riprocessamento’.

Cio’ significava che l’Iran stava rinunciando a ogni lavoro per fabbricare, assemblare, installare e  sperimentare centrifughe o loro componenti. Il Leader Supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei, aveva l’impressione che si trattasse di una sospensione a tempo indeterminato e inizialmente vi si oppose.

Khamenei si ammorbidi solo dopo che Hassan Rouhani, allora coordinatore capo della politica nucleare e oggi presidente, e altri dirigenti gli assicurarono che si trattava di una misura temporanea che sarebbe durata solo fino al raggiungimento di un accordo che legittimasse l’arricchimento iraniano o alla decisione che gli europei non facevano sul serio, secondo le memorie sul nucleare dell’ambasciatore Hossein Mousavian.

Dopo che gli europei rifiutarono di negoziare, nel marzo del 2005,  una proposta iraniana per una soluzione complessiva che avrebbe offerto garanzie contro l’arricchimento al livello di armamenti, Khamenei stacco’ la spina ai negoziati e l’Iran pose fine alla sua sospensione delle attivita’ collegate all’arricchimento.

Gli Stati Uniti sono a lungo dipesi dal proprio potere militare dominante per praticare una ‘diplomazia coercitiva’ nei confronti di Teheran, con la minaccia di attaccare l’Iran come loro asso nella manica. Ma nel corso dell’amministrazione di George W. Bush tale minaccia comincio’ a perdere credibilita’ quando divenne chiaro che l’esercito statunitense si opponeva alla guerra all’Iran a causa del suo programma nucleare.

I dirigenti dell’amministrazione Obama si stanno ora comportando come se credessero che le sanzioni rappresentino un asso diplomatico nella manica piu’ efficace dell”opzione militare’ che e’ andata perduta.

Alcuni articoli di stampa sull’accordo concernente il ‘primo passo’ hanno fatto riferimento alla possibilita’ che i negoziati sull’accordo finale potrebbero finire in stallo e lo status quo potrebbe proseguire. Ma le osservazioni degli alti dirigenti statunitensi suggeriscono che l’amministrazione potrebbe contare precisamente su tale esito.

Gareth Porter, uno storico e giornalista d’inchiesta specializzato nella politica statunitense della sicurezza nazionale, ha ricevuto nel 2011 il premio britannico Gellhorn per il giornalismo per i suoi articoli sulla guerra statunitense in Afghanistan.

Da Z Net ”’ Lo spirito della resistenza e’ vivo

www.znetitaly.org

Fonte: [www.zcommunications.org]

Originale: Inter Press Service

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2013 ZNET Italy ”’ Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

(Tratto da: http://znetitaly.altervista.org)

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