Sono passati due anni dall’intervento in Libia della NATO per il cambio di regime. L’organizzazione violo’ sfacciatamente la risoluzione delle Nazioni Unite per permettere alle forze antigovernative di rovesciare il regime di Gheddafi e gettare il Paese nel caos.
I recenti avvenimenti suscitano crescente preoccupazione
Tre episodi chiaramente collegati hanno focalizzato l’attenzione sulla Libia, ultimamente. Il primo incidente e’ stata la palese violazione della sovranita’ della Libia della squadra delle forze speciali statunitensi (SOF) che aveva sequestrato Abu Anas al-Libi, presunto operativo di al-Qaida, il 5 ottobre. Presumibilmente l’azione fu intrapresa con il consenso del governo della Libia. Il secondo incidente e’ stato senza dubbio la risposta all’operazione delle SOF quando il primo ministro Ali Zaidan fu rapito pochi giorni dopo. Il terzo incidente fu lo stato di emergenza di 48 ore dichiarato nella capitale Tripoli, il 16 novembre, quando migliaia di manifestanti presero d’assalto il quartier generale della milizia di Misurata. Molti i morti e centinaia i feriti. Il primo ministro libico Ali Zaidan aveva detto: ‘L’esistenza di armi al di fuori dell’esercito e della polizia e’ pericolosa‘, aggiungendo ‘Tutte le milizie armate devono lasciare Tripoli senza eccezioni‘. Secondo il primo ministro libico tutte le milizie devono riunirsi alle forze governative regolari entro il 31 dicembre, altrimenti il governo sospendera’ i versamenti ai loro governi regionali.
Sull’orlo del collasso
Le divisioni tra laici e islamisti si radicalizzano ulteriormente nel parlamento di Tripoli, e la stesura di una costituzione post-Gheddafi viene ritardata da mesi. L’illegalita’ e’ diventata una caratteristica quotidiana: le ambasciate straniere sono attaccate (l’ambasciata russa e’ stata attaccata ai primi di ottobre), le milizie rivali e i rami di al-Qaida competono per il potere e le frontiere del Paese sono porose. Il potere politico nasce ancora dalla canna del fucile che i miliziani chiaramente controllano in assenza dell’esercito e della polizia, seguendo la propria agenda. Nella Cirenaica, milizie e tribu’ locali hanno bloccato l’attivita’ dei porti e campi petroliferi nell’est chiedendo una quota maggiore di potere politico e di proventi petroliferi. Questa regione, nota come Barqah, era storicamente emarginata, mentre l’80% delle riserve accertate di petrolio della Libia e diversi porti strategici e raffinerie di petrolio si trovano sul suo territorio. Il blocco costa al Paese circa 130 milioni di dollari al giorno, esacerbando ulteriormente le difficolta’ economiche. La produzione nazionale di petrolio e’ gia’ scesa dai circa 1,5 milioni di barili al giorno dell’era Gheddafi a soli 150000 barili al giorno, secondo le statistiche della National Oil Corporation pubblicate a settembre. La creazione di una compagnia petrolifera separatista che sara’ responsabile delle esportazioni e’ stata avviata insieme al piano per istituire una banca centrale orientale. La potenziale secessione della Cirenaica sarebbe un disastro economico per la Tripolitania e il Fezzan, e sarebbe un precursore del conflitto armato che permetterebbe alle milizie terroristiche di allargare la loro autorita’ e influenza. Il ministro delle Finanze ha detto che la preparazione del bilancio 2014 sara’ ritardata mentre il governo lotta per raccogliere informazioni dal maggior numero di enti dai bilanci separati. La stime dell’intelligence inglese sostengono che il governo libico controlla solo 20 dei 400 depositi di armi nel Paese, e circa 3000 missili antiaerei portatili utilizzabili per abbattere aerei civili mancano. La Russia ha recentemente evidenziato i pericoli posti dai 6400 barili di uranio yellowcake mal custoditi e scoperti nei pressi della ex roccaforte di Gheddafi di Sabha, che i gruppi di al-Qaida sorvegliano.
Non c’e’ dubbio che la Libia sia pervasivamente armata. Presumibilmente, ogni famiglia e’ in possesso di armi acquisite nelle incursioni negli arsenali di Gheddafi. Gli incidenti dimostrano che le capacita’ del governo di Tripoli impallidiscono rispetto a quelle delle milizie.
Gli USA rispondono alla situazione
Secondo Chris Carroll di Stars and Stripes, l’esercito degli Stati Uniti valuta una missione per addestrare personale della sicurezza libico, con l’obiettivo di creare una forza di 5000-8000 soldati convenzionali e una piccola unita’ specializzata nelle missioni antiterrorismo, secondo il comandante dell’United States Special Operations Command. Non e’ stato deciso dove si svolgerebbe l’addestramento, hanno detto gli ufficiali, ma la missione globale sarebbe organizzata dal Comando militare per l’Africa. La Bulgaria e’ stata indicata come possibile Paese ospite. Il portavoce del Pentagono colonnello Steven Warren ha detto che i dettagli dell’addestramento sono ancora in fase di elaborazione, tra cui quali unita’ dell’US Army l’avrebbero condotto e quali unita’ libiche l’avrebbero ricevuto. ‘Siamo in trattative con i libici sull’esatto numero (di truppe), ma siamo pronti a fornire l’addestramento a 5000-8000 soldati‘, ha detto Warren. ‘Si tratta essenzialmente di addestramento basico‘. L’ammiraglio William McRaven, capo del Comando Operazioni Speciali degli Stati Uniti, ha detto che il progetto coinvolgera’ forze per le operazioni convenzionali e forze speciali. Secondo il New York Times, l’ammiraglio McRaven e altri ufficiali hanno notato che l’evoluzione della strategia per la sicurezza nazionale del Pentagono prevede la costruzione di capacita’ antiterrorismo presso le forze delle nazioni alleate e partner, piuttosto che far effettuare missioni sul terreno alle truppe statunitensi. Anche un piccolo numero di militari degli Stati Uniti si era recato in Libia per assistere alla pianificazione. Come notano le fonti, gli ufficiali statunitensi dicono che il governo libico ha tranquillamente chiesto assistenza sulla sicurezza agli Stati Uniti, dando tacita approvazione a due operazioni dei commando statunitensi nel Paese.
Ad aprile-maggio un reparto dei marines statunitensi di stanza in Spagna fu spostato alla Naval Air Station di Sigonella in Sicilia, Italia, per essere avvicinato alla Libia per improvvise necessita’ a Tripoli. Tale elemento da parte della nuova forza di reazione rapida basata nella base aerea di Moron nel sud della Spagna, per avviare un rapido intervento in Africa settentrionale. Pienamente operativo, l’apparato dovrebbe decollare entro sei ore dall’arrivo degli ordini. La squadra di 500 elementi, che deve essere pronta entro 30 giorni, comprendera’ 225 marines equipaggiati al combattimento assieme a specialisti d’intelligence e comunicazioni, piu’ altri 225 effettivi per la manutenzione dei sei V-22 Osprey e dei due velivoli da rifornimento KC-130 che costituiscono il reparto aereo dell’unita’, per aerotrasportarla al momento richiesto. La capacita’ di rifornimento permettera’ agli Osprey di volare per maggiori distanze senza atterrare. I marines saranno dotati di mitragliatrici, mortai e lanciagranate. Nell’ambito degli sforzi del Corpo dei Marines per rafforzare la sicurezza delle ambasciate in particolare, vengono aggiunti altri 1000 marines alla forza di guardia dell’ambasciata, raddoppiandone le dimensioni e aumentando la forza delle singole squadre delle ambasciate nelle aree di maggiore minaccia, ed istituendo una squadra speciale di 100 marines negli Stati Uniti che potrebbe rapidamente recarsi nell’area richiesta per sostenere le guardie di un’ambasciata in caso di pericolo.
La NATO e l’UE pronta a contribuire
Questo agosto lo Stato Maggiore libico ha annunciato l’invio all’estero di centinaia di soldati per l’addestramento nell’ambito dei piani per la ricostruzione delle forze armate libiche. ‘E’ stato concordato con Italia, Turchia e Gran Bretagna di addestrare unita’ militari per tre mesi e per ogni gruppo‘, aveva detto a Lybia Herald il portavoce del Capo di Stato Maggiore, colonnello Ali Shiaqi. Il primo ministro Ali Zaidan aveva partecipato al vertice del G8 di giugno, in Irlanda del Nord, dove Stati Uniti, Italia, Francia e Regno Unito accettarono di addestrare i soldati libici nell’ambito dei piani per ricostruire l’esercito libico. Anche la Turchia e’ coinvolta nel programma. Dei programmi, il Regno Unito ha accettato di ospitare 2000 militari libici nei corsi di addestramento di dieci settimane, alla fine di quest’anno, per aumentarne la professionalita’. E’ stato poi riferito che i soldati sarebbero stati addestrati negli elementi basilari e nel comando della fanteria, in una base dell’esercito inglese nel Cambridgeshire, a circa 80 chilometri da Londra. Il personale che avrebbe superato gli opportuni test medici e fisici sarebbe stato inviato in Inghilterra in piccoli gruppi, una volta iniziati i corsi. Secondo gli osservatori della missione ‘civile’ dell’UE sui confini della Libia, essa infatti deve addestrare forze paramilitari, nell’ambito dell’ampio sforzo europeo e degli Stati Uniti d’impedire che la Libia diventi uno ‘Stato fallito’. L’obiettivo e’ migliorare la capacita’ operativa delle ‘Guardie di frontiera (BG)’ e della ‘Guardia costiera (NCG)’ della Libia. Le unita’ fanno parte del ministero della Difesa della Libia. Il BG, una gendarmeria di circa 9000 effettivi responsabili delle frontiere terrestri e’, secondo il documento dell’UE, sotto il ‘comando diretto’ del ‘capo di Stato Maggiore’ dell’esercito libico. Della NCG, 6500 uomini che si occupano delle frontiere marittime, si afferma lo stesso. La missione europea di assistenza alle frontiere (EUBAM) si occupera’ dei ‘battaglioni’ di BG e NCG, li addestrera’ in luoghi sicuri e li ‘rischierera” per le missioni. L’EUBAM ha stanziato 120000 euro all’anno per acquistare immagini satellitari classificate. La delicatezza del suo lavoro e’ evidenziata anche dal personale dell’UE presso l’intelligence libica. L’Italia attua programmi sulla sicurezza nella difesa e negli interni. Ha anche inviato una nave della marina per fermare ‘il contrabbando di armi’ nelle acque libiche, ripristinando sette navi militari libiche e donando 20 veicoli blindati VBL Puma. La Francia addestra circa 200 militari e poliziotti, tra cui 75 guardie del corpo per proteggere i vip libici. La Germania contribuisce garantendo la protezione del centro di ricerca di Tagiura e i depositi dei missili antiaerei spallegiabili della Libia, cosi come nel controllare le armi chimiche. Il Regno Unito ha introdotto una ‘gruppo di assistenza alla difesa‘ nel ministero della Difesa libico e sviluppa una ‘unita’ per operazioni congiunte‘. Danimarca, Grecia, Malta, Paesi Bassi, Spagna e Romania hanno programmi piu’ piccoli. La NATO crea anche una squadra di 10 consiglieri militari a Bruxelles per ‘visitare la Libia per brevi periodi‘ e ‘fornire consulenza alle autorita’ libiche per la realizzazione delle istituzioni per la difesa‘.
I tre interventi militari stranieri occidentali di questo secolo, in Iraq, Afghanistan e Libia, erano finalizzati al cambio di governo e, in realta’, sono tutti finiti in un disastro. I paralleli della Libia con l’Iraq e l’Afghanistan sono negativamente suggestivi. Non importa che tipo di regime sia stato rovesciato, la conseguente mancanza di legge e ordine ha comportato pericoli maggiori e instabilita’ che hanno interessato gli Stati confinanti. In ognuno di questi casi di ‘nation building‘ i militari furono dispersi, i governi sciolti, la magistratura smontata e le bande armate e le milizie lasciate libere di scatenarsi diffondendo anarchia. Poco o nulla fu fatto per sostituire il caos creato con un nuovo ordine. L’aumento della criminalita’ in Libia, l’economia distrutta e la mancanza di controllo politico sulle diverse tribu’ hanno aggravato la situazione in Libia in 2 anni. Ora gli Stati Uniti e i loro alleati prendono provvedimenti per cambiare atteggiamento e intervenire assistendo i militari e la sicurezza. Come si puo’ vedere alcuni elementi in uniforme sono gia’ presenti. Ma gli sforzi significano spese. Sono grandi le probabilita’ che passo dopo passo Stati Uniti e loro alleati europei siano coinvolti nel pantano di anarchia e caos nel tentativo di far restare la Libia uno Stato filo-occidentale in una regione instabile. La politica ‘senza stivali sul terreno’ puo’ fallire anche se ‘alcuni stivali’ vi sono gia’, mentre altri operano dentro e fuori il suolo libico. E’ estremamente difficile prevedere qualcosa in Medio Oriente, ma il compito di migliorare le cose in Libia e’ arduo, una vera e propria scalata. L’occidente sconta i propri errori di cui fu avvertito quando passo’ ad aggredire la Libia, dopo non aver appreso le lezioni di Afghanistan e Iraq.
La ripubblicazione e’ gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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