Mentre stanno andando in onda, a reti unificate, le celebrazioni per i successi riportati all’Isola del Giglio, dove la Costa Concordia e’ stata fatta riemergere dai fondali marini, con tutto il rispetto dovuto alle vittime di quella grande tragedia,c’e’ un’altra grande nave che sta andando letteralmente a fondo: e’ ‘Italia.E in questo caso, siatene certi, i danni saranno ben maggiori.Nelle settimane scorse abbiamo assistito al proliferare di fantasie, secondo le quali la crisi sarebbe ormai alle spalle. A parte il fatto che questi deliri sembrano smentiti anche dai numeri che le varie istituzioni internazionale hanno diffuso nei giorni scorsi, secondo le indiscrezioni che si apprendono dalla stampa, sembrerebbe che il DEF, di prossima pubblicazione, indichi, per il 2014, un rapportoDEBITO/PIL al 132.20%Al riguardo, facciamo alcune semplici considerazioni.1)La strada e’ segnata e il cammino e’ scritto. Nel senso che stiamo marciando speditamente verso uno scenario di tipo grecoper quel che riguarda il debito pubblico; e verso uno scenario di tipo cipriota perquel che riguarda la gestione delle crisi bancarie che, prima o poi, e’ molto probabile che si verificheranno.
2)Ricondurre la traiettoria del debito verso un percorso di sostenibilita’ e’ assai difficile (se non impossibile), poiche’, questo, si sta alimentando in maniera inerziale. Soprattutto in assenza di crescita robusta e di lungo periodo, che rischia di appare solamente nel libro dei sogni.
3)Il punto 2) e’ tanto piu’ vero se si considera che, eccettuati gli ultimi 5 anni -nei quali l’Italia ha collezionato numeri degni di un vero e proprio disastro tipico di un bombardamento bellico-, nei precedenti 10 anni o forse piu’, nonostante condizioni macroeconomiche estremamente favorevoli a livello planetario e credito in abbondanza senza precedenti, l’Italia e’ cresciuta molto meno rispetto ai partner europei. Di certo non in sintonia con le proprie necessita’ e con l’ampiezza del debito pubblico, cresciuto, dal 2000 in poi, di oltre 700 miliardi di euro ( di cui 170 nell’ultimo anno e mezzo). E’ chiaro che al disastro di questa performance, non si e’ contrapposta una crescita adeguata del PIL, tale da comprimere il rapporto debito/PIL, confinandoloentro livelli meno allarmanti di quelli attuali. Infatti, se analizzassimo l’intero periodo, potremmo osservare che, eccezion fatta per gli anni 2004 e 2007 – nei quali il rapporto e’ stato di circa il 103%- in tutti gli altri e’ stato ben superiore, con l’esplosione avvenuta dall’anno 2008, fino a giungere agli attuali livelli che lo indicano al 130%. Inutile argomentare sul fatto che, l’esplosione del debito e conseguentemente del rapporto rispetto al PIL, e’ dovuta alla crisi in atto. E’ evidente.
4)Compreso il punto 3), giova segnalare che, nel periodo considerato (ossia dal 2000 fino al 2008 e anche oltre) la base produttiva del paese, la vera generatrice di ricchezza, era molto piu’ solida, vigorosa e dinamica rispetto a quanto lo sia allo stato attuale.La disoccupazione, per quanto alta, non e’ si mai attestata ai livelli allarmanti di oggi; peraltro con probabile tendenza ad un ulteriore peggioramento. I redditi reali erano ben piu’ alti di quelli attuali e, conseguentemente, anche la capacita di spesa dei cittadini era ben piu’ alta. Maggiori spese equivalgono a un maggior PIL. Quindi, a parita’ di aliquote, anche maggiori entrate per lo stato. Le imprese producevano e macinavano utili. Il settore immobiliare, proprio grazie all’espansione creditizia di quel periodo, era anch’esso in espansione e era in forte crescita. Per non dimenticare poi che, la pressione fiscale, benche’ comunque alta, non aveva mai raggiunto i livelli attuali che oltrepassano di molto ogni limite tollerabile. Livelli come quelli attuali rendono inutile produrre e imprendere. Potremmo agevolmente definire quegli anni, un periodo di vacche grasse. Nulla a che vedere con la stato attuale delle cose, e con cio’ che ci attende nei prossimi mesi o anni.
5)Chiarito il punto 4) emerge che l’Italia, negli ultimi anni, ha perso una parte significativa del tessuto produttivoche, come noto, oltre ad essere generatore di ricchezza, e’ anche generatore di benessere sociale. Questo, prima di poter essere ricostituito -cosa che comunque avviene in anni e non in mesi- necessita quantomeno di condizioni migliori, e comunque esige la rimozione di tutte quelle criticita’ strutturali che ne hanno determinato la scomparsa. E qui la lista e’ tanto lunga al punto che si potrebbe andare avanti per giorni. Tutto cio’ e’ stato reiteratamente discusso in questo sito.
6) Pensare che l’Italia, in queste condizioni, senza che alcuna riforma concreta sia stata compiuta, possa agganciare qualche astratta ripresa che si dovesse presentare, e che possa farlo creando le condizioni per riassorbire in tempi solleciti qualche milione di disoccupati in piu’ rispetto a quel periodo di vacche grasse, generando cosi le condizioni per una nuova fase virtuosa e di benessere,e’ semplicemente delirante, oltre che criminale. E’ delirante per i motivi chiariti nei punti precedenti e in numerosi articoli ospitati in questo sito.E’ criminale perche’ tende ad offrire , ad un numero elevato di persone che cercano lavoro e che ballano quotidianamente con la poverta’, l’illusione che tra qualche mese potranno essere riassorbite nel mondo del lavoro.Cosi non sara’.
7)Cosa accadra’? Difficile dirlo. Ma alla stato attuale, lo scenario piu’ plausibile e’ che, con ogni probabilita’, l’Italia, con tutto cio’ che ne deriverebbe, dovra’ fare ricorso al fondo salva stati che, congiuntamente alla BCE, acquistera’ i titoli di stato. Magari, e’ oltretutto probabile che l’Italia accompagnera’ la richiesta di aiuti con qualche patrimoniale in grande stile che, verosimilmente, si abbattera’ sui soliti noti.
L’intervento della BCE e del fondo salva stati presupporra’ un’ulteriore cessione di sovranita’ nazionale, mentre l’intervento della Troika imporra’ misure di austerity ancor piu’ invasive, e distruttive. In altre parole, assisteremo alla piu’ grande rapina della storia umana, poiche’ le ricchezze di ogni individuo, nelle diverse forme possedute, o diminuiranno di valore (nel caso di immobili o di altri asset), o saranno destinate ad essere confiscate, nelle forme piu’ fantasiose possibili, transitando nelle casse delle stato per poi finire in quelle dei creditori: banche, istituzioni finanziarie.
8)L’impoverimento saro’ generalizzato e verra’ aggravato da una desertificazione impetuosa del tessuto industriale che indurra’ un numero crescente di individui, soprattutto giovani, a cercare sopravvivenza altrove.Meno individui che lavorano in Italia, significa minori redditi spesi in loco e quindi ulteriore crollo di domanda interna, ulteriore contrazione del PIL e ulteriore crollo delle entrate tributarie. Conseguentemente diventera’ impossibile sostenere la spesa pensionistica, la spesa sociale, e piu’ in generale la spesa statale.
9)A quel punto, quando saranno rimaste ceneri e macerie, i governanti diranno che l’Italia e’ in bancarotta.
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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