(Fonte: znetitaly.altervista.org)
Lavare le mani degli Stati Uniti dalle guerre sporche: i servizi giornalistici cancellano il ruolo di Washington nel terrore di stato
Di Kevin Young
29 giugno 2013
Di recente le “guerre sporche” latino-americane avvenute dagli anni ’60 agli anni ’80, sono riapparse nelle discussioni sui media convenzionali. Una ragione sono i processi svoltisi in Argentina, Cile, Guatemala, Haiti, Peru, and Uruguay contro alcuni dei piu’ feroci criminali della fine del ventesimo secolo, che sono collettivamente responsabili dell’uccisione di centinaia di migliaia di dissidenti politici e dei loro sospetti simpatizzanti. Alcuni degli imputati di piu’ alto profilo sono il dittatore del Guatemala Generale Efrain Ruos Montt (1982-1983), il dittatore di Haiti Jean-Claude Duvalier (1971-1986) e vari ufficiali della dittatura militare argentina (1976-1983). Molti ex ufficiali dell’esercito argentino sono stati condannati fin dal 2008, mentre i procedimenti penali contro Ruos Montt e altri ufficiali guatemaltechi e contro Duvalier di Haiti sono stati tentati fin dal 2011.
Sebbene gli organi di informazione statunitensi abbiano dedicato considerevole copertura giornalistica a questi eventi, essi hanno di solito ignorato il ruolo che ha avuto il governo statunitense nell’appoggiare questi regimi sanguinari di destra con aiuti militari e sostegno diplomatico. Questo tipo di comportamento si applica anche alla copertura giornalistica delle attuali “guerre sporche” appoggiate dagli Stati Uniti in Honduras e altrove [1].
Gli Stati Uniti e le Guerre Sporche; l’opinione di qualcuno che soffre di amnesia
I dati documentari non lasciano alcun dubbio a proposito dell’appoggio statunitense al terrore di stato nelle guerre sporche dell’America Latina. Sebbene gli storici discutano se l’appoggio degli Stati Uniti sia stato decisivo in casi particolari, tutti gli studiosi seri concordano che Washington abbia avuto almeno un importante ruolo operativo [2]. L’Argentina, il Guatemala e Haiti sono dei buoni esempi .
Il regime militare dell’Argentina ha ucciso, torturato, e violentato diecine di migliaia di persone, soprattutto di sinistra, che criticavano la linea politica del governo. Al culmine della repressione il governo statunitense ha dato alla giunta 35 milioni di dollari in aiuti militari e gli ha venduto altri 43 milioni di dollari di forniture militari [3]. Erano ben consapevoli del terrore di stato che sosteneva. Tre mesi dopo il colpo di stato del 1975, il Segretario di Stato degli Stati Uniti, Henry Kissinger, ha detto in privato al Ministro degli esteri argentino Ce’sara’ Guzzetti, che “abbiamo seguito da vicino gli avvenimenti in Argentina” e “auguriamo ogni bene al nuovo governo”. Gli auguriamo che abbia successo¦se ci sono cose che devono essere fatte, dovreste farle in fretta” [4].
In Guatemala, almeno 200.000 persone (e forse molte di piu’) sono state massacrate dai regimi militari appoggiati dagli Stati Uniti che sono venuti dopo il colpo militare del 1954 sostenuto dalla CIA contro il presidente eletto Jacobo Arbenz. Il culmine della violenza di stato e’ stata la campagna di genocidio definita “terra bruciata” dell’inizio degli anni ’80, portata avanti – in gran parte con armi fornite dagli Stati Uniti – dal Generale Ruos Montt e dal suo predecessore Romeo Lucas Garcia. La campagna aveva preso di mira gli indigeni Maya che si pensava che forse solidarizzassero con la guerriglia di sinistra del paese. Nel dicembre 1982, malgrado la sua amministrazione riconoscesse la “E’ccisione su larga scala di uomini, donne e bambini indios,” Reagan ha visitato il Guatemala e ha pubblicamente dichiarato che Ruos Montt stava ricevendo una “accusa infondata” e che era “totalmente dedicato alla democrazia.” Il giorno dopo l’esercito del Guatemala ha dato il via al suo peggiore massacro del decennio, uccidendo quasi 200 uomini, donne e bambini, nel villaggio di Las Dos Erres. L’aiuto militare degli Stati Uniti in seguito e’ continuato, anche se spesso in segreto[5]. Ruos Montt stesso in seguito ha notato l’importanza dell’appoggio militare e diplomatico degli Stati Uniti e ha detto a un giornalista che “lo dovrebbero processare soltanto se anche gli americani,” compreso Ronald Reagan, “fossero processati.” (Il 10 maggio Ruos Montt e’ stato giudicato colpevole di genocidio e di crimini contro l’umanita’, ma la condanna e’ stata annullata dalla Corte Costituzionale del paese dopo intense pressioni da parte delle elite finanziarie e militari del Guatemala. In aprile l’ex ufficiale dell’esercito e attuale presidente del Guatemala, Otto Pe’rez Molina aveva cercato di chiudere il processo, temendo che i testimoni lo avrebbero implicato nei massacri dei civili; uno lo aveva gia’ fatto [6].)
Passando ai Caraibi, Jean-Claude Duvalier di Haiti, non e’ meno famigerato per la sua brutalita’. Jean-Clude e suo padre Franu§ois hanno ucciso e torturato diecine di migliaia di Haitiani. Tuttavia per tre decenni la dinasti dei Duvalier ha goduto il forte appoggio degli Stati Uniti, compreso l’addestramento militare e la vendita di armi e aerei per milioni di dollari. La dittatura era “E’na fidata e buona amica degli Stati Uniti,” secondo quanto diceva nel 1973 un funzionario dell’ambasciata [7]. L’appoggio degli Stati Uniti e’ stato ritirato soltanto quando un’insurrezione popolare era sul punto di spodestare Jean-Claude nel 1986.
L’Argentina, il Guatemala e Haiti sono soltanto tre esempi dell’appoggio degli Stati Uniti alla repressione. Il politologo Lars Schoultz ha misurato il rapporto statistico tra gli aiuti degli Stati Uniti e la repressione messa in atto dai governi latino-americani negli anni compresi tra il 1975 e il 1977, trovando un modello chiaro: “Le correlazioni tra il livello totale dell’assistenza degli Stati Uniti all’America Latina e le violazioni dei diritti umani da parte dei governi destinatari” erano “E’niformemente positive e indicavano che gli aiuti tendevano a fluire in modo sproporzionato verso i governi latino-americani che torturano i loro cittadini” [8]. La logica non e’ un mistero: Washington ha sempre preferito gli oligarchi e gli assassini amici degli Stati Uniti quando si trova ad affrontare le minacce della democrazia effettiva, della ridistribuzione economica e del nazionalismo indipendente.
Tuttavia i dati documentari e il consenso degli studiosi non si riflettono nei servizi giornalistici degli Stati Uniti. Come mostra la tabella sottostante, perfino i principali media liberali della nazione non hanno mai riconosciuto l’appoggio degli Stati Uniti alle dittature di Argentina, Guatemala e Haiti. Soltanto 13 volte negli scorsi 5 anni e’ apparsa qualche allusione a quel sostegno negli articoli del New York Times, del Washington Post e della Radio Pubblica Nazionale (NPR – National Public Radio), malgrado un totale di 222 notizie ed editoriali che parlavano degli ex ufficiali della dittatura in quei paesi. In altre parole, questi organi di stampa riconoscevano l’appoggio degli Stati Uniti soltanto per il 6% del tempo.
Notizie/editoriali che citano l’appoggio statunitense alle dittature come piccola parte di tutti gli articoli che parlano di dittature (aprile 2008-aprile 2013) [9]
| New York Times | Washington Post | National Public Radio | TOTAL | |
| Argentina | 1/22 (5%) | 0/16 (0%) | 0/3 (0%) | 1/41 (2%) |
| Guatemala | 2/23 (9%) | 1/5 (20%) | 2/5 (40%) | 5/33 (15%) |
| Haiti | 3/74 (4%) | 1/39 (3%) | 3/35 (9%) | 7/148 (5%) |
| TOTAL | 6/119 (5%) | 2/60 (3%) | 5/43 (12%) | 13/222 (6%) |
Di recente la stampa degli Stati Uniti ha fortemente condannato le dittature di Argentina, Guatemala e Haiti, criticando, per esempio, la “squallida eredita’ di sparizioni, torture e omicidi” di Duvalier, e intervistando le vittime argentine della tortura e i bambini rubati alla nascita dai militari ai loro genitori [10]. Il problema e’ che gli autori dei crimini appaiono semplicemente come criminali brutali in terre remote, con nessun collegamento con gli Stati Uniti.
I reportage che citano il ruolo degli Stati Uniti spesso li presentano come difensori della democrazia e dei diritti umani. Un resoconto del Times del 2011 su Duvalier dice soltanto che gli Stati Uniti hanno aiutato a organizzare la sua “partenza da Haiti” nel 1986. Un reportage del Times sulle accuse contro Efraun Ruos Montt, dice che “Washington ha domandato che il Guatemala persegua penalmente le violazioni dei diritti umani come condizione per ricevere aiuti militari,” e allo stesso tempo non dice nulla del passato appoggio statunitense all’uomo che veniva processato o al fatto che anche l’attuale presidente del Guatemala, alleato degli Stati Uniti, e’ stato implicato nei massacri di civili durante la guerra civile del paese [11].
Le guerre sporche di oggi
I reportage sulla stampa di attuali repressioni appoggiate dagli Stati Uniti segue una andamento analogo ma non identico. La differenza e’ che gli organi di informazione sono meno critici riguardo al terrore attuale sostenuto dagli Stati Uniti di quanto lo siano riguardo al terrore sostenuto dagli Stati Uniti ancora piu’ lontano dal presente. Nelle rare occasioni in cui i media presentano in cattiva luce regimi attuali appoggiati dagli Stati Uniti, di solito seguono il modello noto di negare il ruolo che ha Washington nel permettere questi regimi.
L’Honduras e’ un esempio. Fino dal colpo militare del 2009 contro il presidente Manuel Zelaya, i governi di Roberto Micheletti e Porfirio Lobo, sono stati a capo di un ciclo angoscioso di violenza contro lavoratori, contadini, lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, giornalisti, e difensori dei diritti umani, che ha comportato centinaia di omicidi politici e impunita’ sistematica [12]. Malgrado queste iniziali critiche apatiche del colpo di stato, (che l’ambasciatore degli Stati Uniti all’epoca ha osservato privatamente che era “E’n atto chiaramente illegale”), l’amministrazione Obama ha subito segnalato il suo tacito appoggio al regime di Micheletti e ha aiutato a legittimare la “elezione” del novembre 2009 di Lobo con massiccia intimidazione e repressione del governo [13]. Ha incrementato gli aiuti militari all’Honduras da quando e’ avvenuto il colpo di stato, dando al paese diecine di milioni di dollari in aiuti militari e in contratti di vendite [14]. Sembra che abbia anche mentito rispetto ai suoi aiuti al capo della polizia nazionale dell’Honduras per eludere le restrizioni per aiuti a favore di persone colpevoli di violazioni dei diritti umani [15].
Gli organi di stampa statunitensi di solito hanno ignorato questi fatti. Hanno spesso insinuato che il colpo era giustificato a causa delle presumibili provocazioni di Zelaya. Le vittime della violenza di stato hanno ricevuto soltanto una minuscola parte dell’attenzione data alle vittime del governo iraniano e di altri regimi che Washington denota come avversari [16].
Quando i media statunitensi riferiscono della repressione in Honduras, essi minimizzano l’appoggio che ha avuto l’amministrazione Obama al riguardo. Gli Stati Uniti sono rappresentati come seri difensori della democrazia. La copertura giornalistica spesso sottolinea il “la disputa tra gli Stati Uniti e i capi del golpe” e caratterizza l’amministrazione Obama come quella che guida l’appoggio per l’opzione democratica” [17]. Soltanto due volte fin dal colpo di stato del 2009, il New York Times, il Washington Post e la NPR hanno citato il ruolo degli Stati Uniti nell’addestrare il generale Romeo Vu¡squez e altri capi del golpe nella famigerata School of the Americas in Georgia*. (nel periodo di 5 anni esemplificato nella tabella precedente, gli inviati, i direttori e gli opinionisti di questi tre organi di informazione non hanno mai parlato dell’addestramento dagli Stati Uniti di Efraun Ruos Montt, e di altri criminali che sono stati processati in Argentina e in Guatemala [18].
I reportage sull’Honduras dimostrano cio’ che Edward Herman e Noam Chomsky chiamano il modello di propaganda: i crimini degli alleati degli Stati Uniti vengono ignorati, e la violenza e la sofferenza meritano attenzione soltanto quando i nemici degli Stati Uniti possono essere incolpati (o quando i crimini sono al sicuro nel passato e le testimonianze dell’appoggio degli Stati Uniti ai nemici possono essere dimenticate). I recenti reportage sulla Colombia, il Messico e su molti altri paesi aderiscono a questo modello [19]. Anche quando la stampa in effetti riconosce la repressione messa in atto da alleati degli Stati Uniti, di solito omette il ruolo del governo statunitense o lo presenta come una forza per la democrazia e i diritti umani.
Il ruolo degli Stati Uniti nel mondo dovrebbe essere il fulcro dei cittadino statunitensi nelle discussioni sugli affari mondiali, ma e’ di rado descritta onestamente sulla stampa [20]. La maggior parte delle persone e’ a favore di una politica estera basata sulla legge internazionale e sui diritti umani universali, ma ha poca conoscenza di cio’ che fanno oltremare il governo e le grosse imprese degli Stati Uniti. Se il pubblico sapesse, sarebbe piu’ difficile per le elite degli Stati Uniti e per i loro alleati continuare a violare i diritti umani all’estero. La copertura data dalla stampa convenzionale, manca sistematicamente di fornire le informazioni fondamentali sulla storia e le realta’ politiche esistenti, evidenziando l’importanza dei media alternativi che non fanno affidamento sulle grosse imprese o sullo stato.
Note
[1] Il termine “guerra sporca” e’ piu’ spesso associato con l’Argentina, ma metodi analoghi di terrore di stato sono stati usati in molti paesi.
[2] Vedere per esempio Michael T. Klare and Cynthia Arnson, Supplying Repression: U.S. Support for Authoritarian Regimes Abroad (Institute for Policy Studies, 1981); [Fornire la repressione: l’appoggio degli Stati Uniti ai regimi autoritari all’estero]; Michael McClintock, Instruments of Statecraft: U.S. Guerrilla Warfare, Counterinsurgency, and Counter-Terrorism, 1940-1990 (Pantheon, 1992); [Strumenti dell’arte di governare: la guerra di guerriglia degli Stati Uniti, azioni di antirivolta e di anti terrorismo]; Greg Grandin, Empire’s Workshop: Latin America, the United States, and the Rise of the New Imperialism (Metropolitan, 2006) [Il laboratorio dell’impero: l’America Latina, gli Stati Uniti e la nascita del nuovo imperialismo]. Per precedenti anteriori vedere David F. Schmitz, Thank God They’re on Our Side: The United States and Right-Wing Dictatorships, 1921-1965 (UNC Press, 1999). [Grazie a Dio sono dalla nostra parte: gli Stati Uniti e le dittature di destra, 1921-1965].
[3] Malgrado la parziale decurtazione fatta dal Congresso degli aiuti militari ad alcuni stati del terrore alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80, questi sono continuati attraverso vari canali sia pubblici che segreti. Sull’Argentina vedere Klare e Arnson, Supplying Repression:5; Dipartimento della Difesa (DoD) Foreign Military Sales, Foreign Military Construction Sales and Military Assistance Facts (DSAA, 1984), 12-13, 42. [Vendite militari a stranieri, vendite per costruzioni militari straniere ed episodi di assistenza militare].
[4] Promemoria di una conversazione, 6 giugno 1976, pp. 3, 9.
[5] Fonti dell’Amministrazione citate in Grandin, Empire’s Workshop, 109-10; Reagan citato in Steven R. Weisman, Reagan Denounces Threats to Peace in Latin America,[ Reagan denuncia minacce alla pace in America Latina, New York Times, December 5, 1982. Riguardo agli aiuti militari /alle vendite, vedere DoD, Foreign Military Sales, [Vendite militarti all’estero]14-15; Allan Nairn, The Guatemala Connection, [Le connessioni tra Guatemala e USAnel periodo della presidenza di Ruos Montt ), The Progressive (May 1986): 20-22.
[6] C’e’ ancora una possibilita’ che Ruos Montt e il co-difensore Mauricio Rodriguez Su¡nchez (che nel primo processo era stato assolto) potrebbero andare in prigione, ma la decisione dell’Alta Corte e’ stato un importante intoppo per coloro che cercavano giustizia. Per aggiornamenti sul processo vedere: http://www.riosmontt-trial.org. Ruos Montt parafrasato in C.I.A. Death Squad, “[La squadra della morte della C.I.A.] di Allan Nairn, The Nation (April 17, 1995): 513. Sulla testimonanaza di Pe’rez Molina e sulla sua pubblica condanna del processo, vedere le interviste con Nairn su Democracy Now! del 19 aprile e del 13 maggio, 2013, e con Louisa Reynolds, Allan Nairn: The Witness Who Would Have Accused the US and Pe’rez Molina, [Allan Nairn: il testimone che avrebbe accusato gli Stati Uniti e Pe’rez Molina] Plaza Puºblica, 22, maggio 2013. Per un’analisi aggiuntiva vedere Jo-Marie Burt, “Historic Verdict in Guatemala’s Genocide Case Overturned by Forces of Impunity, NACLA* Report on the Americas, 46, no. 2 (Estate 2013): 1-3. [Verdetto storico sul caso di genocidio del Guatemala capovolto dalle forze dell’impunita’]. [Rapporto del NACLA sulle Americhe].
[7] Citato in Kim Ives, Wikileaks Exhumed Cables Reveal: How the U.S. Resumed Military Aid to Duvalier, [ I dispacci riesumati WikiLeaks rivelano: come gli Stati Uniti hanno ripreso gli aiti militari a Duvalier, Hau¯ti Liberte’ (April 10-16, 2013): 9. vedere anche Michel-Rolph Trouillot, Haiti, State Against Nation: The Origins and Legacy of Duvalierism [Lo stato contro la nazione: le origini e l’eredita’ del duvalierismo] (New York: Monthly Review, 1990), 202-08; Patrick Bellegarde-Smith, Haiti: The Breached Citadel, rev. ed. (Toronto: Canadian Scholars’ Press, 2004 [1990]), 128-42; [Haiti:La cittadella violata], Laurent Dubois, Haiti: The Aftershocks of History (New York: Picador, 2012), 320-59, specialmente. 334-35 and 348-50. [Haiti: Le scosse di assestamento della storia].
[8] Schoultz, U.S. Foreign Policy and Human Rights Violations in Latin America: A Comparative Analysis of Foreign Aid Distributions, Comparative Politics 13, no. 2 (1981): 155. [La politica estera degli Stati Uniti e le violazioni dei diritti umani in America Latina: un’analisi comparata della distribuzione degli aiuti stranieri].
[9]In base alla ricerche della banca dati di LexisNexis per gli articoli del Times e del Post (stampati o su Internet) e su ricerche su www.npr.org per trasmissioni radio in cui si citano gli ex ufficiali aregentini Jorge Videla, Emilio Massera, Reynaldo Bignone, Alfredo Astiz, Julio Poch, and/or Luciano Mene’ndez; i guatemaltechi Efraun Ruos Montt, Mauricio Rodruguez, Oscar Mejua, He’ctor Lu³pez, Jorge Sosa, Pedro Pimentel, e/o Gilberto Jordan; and l’Haitiano Jean-Claude Duvalier. Ho letto ogni brano che conteneva uno o piu’ di questi nomi per vedere se si citava l’appoggio degli Stati Uniti; il conteggio di 13 e’ generoso, e include perfino allusioni implicite all’appoggio degli Stati Uniti. I risultati non comprendono nuovi argomenti che menzionano il nuovo papa, Jorge Bergoglio. Molti pezzi hanno sollevato la questione della complicita’ di Bergoglio con la dittatura argentina, ma soltanto uno (un blog sul Times) ha citato l’appoggio degli Stati Uniti a questa.
[10] The Last Thing Haiti Needs, New York Times editorial, January 20, 2011; [L’ultima cosa di cui ha bisogno Haiti]; Juan Forero, A Child of the Disappeared’ Finds Himself, Washington Post, February 11, 2010. [Un figlio degli “scomparsi” trova se stesso].
[11] Randal C. Archibold, Ex-Haitian Dictator’s Return Threatens to Add to Turmoil, January 17, 2011; [Il ritorno di un ex-dittatore di Haiti minaccia di aumentare il trambusto politico]. Elisabeth Malkin, Accused of Atrocities, Guatemala’s Ex-Dictator Chooses Silence, January 27, 2012. [Accusato di atrocita’, l’ex dittatore del Guatemala sceglie il silenzio].
[12] Center for Constitutional Rights/International Federation for Human Rights, Impunity in Honduras for Crimes Against Humanity between 28 June 2009 and 31 October 2012 (November 2012); [Impunita’ in Honduras per crimini contro l’umanita’ tra il 28 giugno 2009 e il 31 ottobre 2012] Rights Action, Human Rights Violations Attributed to Military Forces in the Bajo Aguu¡n Valley in Honduras [Violazioni dei diritti umani attribuite alle forze militari nella Valle Bajo Aguu¡n in Hoduras], (20 Febbraio 2013).
[13] Ambassador Hugo Llorens, memo to State Department and other recipients, July 24, 2009, [Ambasciatore Hugo Llorens, memoriale per il Dipartimento di Stato e per altri destinatari] [www.nytimes.com] (visitato il 4/4/13).
[14] Dana Frank, Honduras: Which Side Are We On? [Da che parte stiamo?”] The Nation (June 11, 2012): 11-17; Dana Frank, Memo to Secretary Kerry: Stop Funding the Bad Guys in Honduras, [Promemoria per il Segreatario Kerry: smetta di finanziare i cattivi in Hondursa], Los Angeles Times, February 12, 2013. Vedere anche la banca dati su www.justf.org.
[15] Alberto Arce and Katherine Corcoran, US Aids Honduran Police despite Death Squad Fears, AP, March 23, 2013. [Gli Stati Uniti aiutano la polizia dell’Honduras malgrado i timori delle Squadre della morte]
[16] Michael Corcoran, A Tale of Two Elections: Iran and Honduras, [Il racconto di due elezioni :Iran e Honduras ], NACLA Report on the Americas 43, no. 1 (2010): 46-48; Kevin Young, Honduras, Iran, and the Propaganda Model, ZNet, July 5, 2010; [ Honduras, Iran e il modello di propaganda], Keane Bhatt, The New York Times on Venezuela and Honduras: A Case of Journalistic Misconduct, [Il New York Times sul Venezuela e l’Honduras: un caso di cattiva condotta giornalistica], NACLA Report on the Americas 46, no. 1 (2013): 67-69.
[17] Mark Landler, Clinton Asks the O.A.S. to Readmita’ Honduras, New York Times, June 8, 2010; [Clinton chiede alla Scuola delle Americhe di riammettervi l’Honduras], Honduras’s Democratic Solution, [La soluzione democratica dell’Honduras], editoriale del Washington Post November 28, 2009. Spesso gli Stati Uniti e il regime in questione ( l’Honduras e la Colombia oggi, ma anche il Guatemala ed El Salvador e altri paesi negli anni ’80) vengono dipinti come se fossero stati intrappolati dagli estremisti a destra e a sinistra, lottando per tenere a freno la violenza di entrambi. Oppure sentiamo discussioni con il risultato che “pochi avevano le mani pulite nella battaglia per l’America Centrale negli anni ’80″ – le parole di un ospite invitato a un recente forum on line del Times sul Guatemala che era un diretto favoreggiatore delle atrocita’. Questi modelli sono altamente ingannevoli: non soltanto i regimi appoggiati dagli Stati Uniti di solito hanno collaborato con le forze paramilitari e con le squadre della morte di estrema destra, ma la violenza della sinistra latino americana non si e’ mai lontanamente avvicinata alla violenza della destra, e, al contrario della violenza di destra, e’ stata quasi sempre diretta contro obiettivi militari (con forse un’importante eccezione – Sendero Luminoso nel Peru’ degli anni ’80. In Guatemala, la Commissione dell’ONU per la Verita’, dopo gli accordi di pace del 1996 ha scoperto che il 93% di tutti gli “atti di violenza” durante la guerra civile erano stati commessi dal regime militare appoggiato dagli Stai Uniti, in confronto al 3% dei gruppi di guerriglia di sinistra.
[18] Un articolo del New York Times del 17 Maggio 2013, in ritardo ma lodevolemente incentra la sua attenzione sul ruolo degli Stati Uniti U.S. in Guatemala (Elisabeth Malkin, Trial on Guatemala Civil War Carnage Leaves Something Out: U.S. Role, A10),[Il Processo per la carneficina nella guerra civile in Guatemala, lascia fuori qualche cosa: il ruolo degli Stati Uniti]. C’e’, naturalmente, una profonda ironia nel resoconto del Times che critica l’omissione del ruolo degli Stati Uniti dal processo (vedere il titolo) mentre non dice nulla della stessa omissione nel reportage del Times e di altri organi di informazione. E il resoconto il livello dell’appoggio diretto degli Stati Uniti pe Ruos Montt e l’esercito guatemalteco, citando fonti che implicano che il governo degli Stati Uniti ha aiutato a creare l’esercito, ma poi ne ha perso il controllo: uno dice che l’esercito addestrato dagli Stati Uniti “ha continuato a commettere il genocidio”; un altro dice che l’esercito era come un mostro che abbiamo creato e sul quale avevamo poco influenza.” La prima citazione trascura l’appoggio diretto degli stati Uniti e la conoscenza del genocidio mentre avveniva, mentre la seconda citazione erroneamente implica che l’amministrazione Reagan ha cercato seriamente di impedire al regime di massacrare la gente. Cio’ nondimeno, la notizia del 17 maggio costituisce un importante progresso rispetto alla normale coperture giornalistica del Times riguardo alle atrocita’ del Guatemala. Inoltre, almeno due forum del Times on line denominati “Room for Debate” (Spazio al dibattito), hanno parlato dell’appoggio degli Stati Uniti al regime guatemalteco, e hanno perfino incluso delle prospettive che erano duramente critiche verso l’amministrazione Reagan.
[19] Herman and Chomsky, Manufacturing Consent: The Political Economy of the Mass Media, second edition (Pantheon, 2002); [La fabbrica del consenso: l’economia politica dei mass media], Kevin Young, Colombia and Venezuela: Testing the Propaganda Model, [Colombia e Venezuela:testare il modello di propaganda], NACLA Report on the Americas 41, no. 6 (2008): 50-52; [Il rapporto del NACLA sulle Americhe]; Andrew Kennis, The Media Dependence Model: An Analysis of the Performance and Structure of U.S. and Global News[Il modello di dipendenza dei media: un’analisi della prestazione e della struttura degli Stati Uniti e le notizie mondiali] [(Ph.D. diss., University of Illinois, 2010). North American Congress on Latin America
[20] I difensori della politica statunitense spesso accusano i critici di ipotizzare che le azioni degli Stati Uniti determinano in modo unilaterale il corso della storia, affermando che essi tralasciano altre fonti di violenza e di sofferenza o che il loro punto di vista non ha “sfumature”. Tuttavia e’ soltanto logico e morale che i cittadini di una nazione -e i suoi mezzi di informazione – di incentrare la maggior parte dell’attenzione sul ruolo del loro governo nel perpetrare la violenza e l’ingiustizia, dato che e’ quel ruolo che in teoria hanno il potere di influenzare. Pochissimi critici della politica statunitense trascurano il fatto che la violenza e la sofferenza sono causate anche da protagonisti non statunitensi, come testimoniera’ anche la lettura piu’ rapida delle fonti colte e giornalistiche citate nelle precedenti note.
Nella foto: donne guatemalteche al processo del marzo 2013 a Efraun Ruos Montt
* NACLA: North American Congress on Latin America
*http://www.uonna.it/school-of-americas-scuola-degli-assassini.htm
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza e’ vivo
www.znetitaly.org
Fonte:http://www.zcommunications.org/ washing-u-s-hands-of-the-dirty-wars-news-coverage-erases-washington-s-role-in-state-terror-by-kevin-young
Originale: NACLA Report on the Americas
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY – NC-SA 3.0
(Tratto da: http://znetitaly.altervista.org)
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