Croazia, l’Europa controvoglia

(Fonte: altrenotizie.org)

Il deficita’ di bilancio croato risulta d’altra parte al di fuori dei limiti previsti dall’UE e, salvo interventi, secondo le previsioni di Bruxelles dovrebbe salire al 4,7% del PIL alla fine di quest’anno per poi impennarsi ulteriormente nel 2014, fino al 5,6%. Tutto cio’ ha spinto recentemente le principali agenzie di rating a decidere il ‘downgrade’ del debito croato, facendo del paese – secondo la definizione di un commissario del Fondo Monetario Internazionale – ‘un ostaggio dei mercati internazionali’.

Con l’evolversi della cosiddetta crisi del debito in Europa e alla luce della devastazione sociale imposta da Bruxelles e Berlino a Grecia, Irlanda, Portogallo e non solo, il relativo fascino esercitato dall’ingresso nell’Unione ha da tempo lasciato spazio tra le popolazioni dei paesi candidati ai timori piu’ che giustificati di andare incontro ad un’autentica minaccia anche agli attuali standard di vita gia’ non eccelsi.

Il cambiamento di opinione dei croati circa l’accesso all’UE appare percio’ scontato ed e’ confermato dal dimezzarsi dei consensi registrati in circa un decennio. I piu’ recenti sondaggi indicano infatti come appena il 45% della popolazione appoggi l’ingresso nell’Unione Europea, nonostante l’incessante campagna a favore orchestrata in questi anni da politici e media locali. Nello stesso referendum tenuto nel gennaio 2012, dopo la chiusura ufficiale dei negoziati tra Zagabria e Bruxelles nel giugno precedente, la vittoria dei ‘si’ con il 66% dei consensi fu offuscata da un’affluenza alle urne che non raggiunse nemmeno il 44%.

Se l’ingresso della Croazia nell’Unione Europea sembra dunque avere poco senso dal punto di vista economico, e’ piuttosto nell’ambito politico e strategico che una qualche giustificazione puo’ essere ricercata.

Di fronte a piu’ di una resistenza nell’UE ad imbarcare altri paesi caratterizzati da economie in affanno o corruzione diffusa, la decisione di favorire il loro ingresso nell’Unione risponde cioe’ ad una piu’ ampia necessita’ di cercare di stabilizzare la periferia del continente, facendo intravedere ai loro cittadini l’illusione di un processo di transizione verso un sistema di mercato integrato relativamente prospero.

In questo senso, l’ingresso della Croazia nell’Unione Europea e’ la logica conseguenza di quello garantito nel 2004 alla Slovenia e, ancora, nel 2007 a Bulgaria e Romania, non a caso considerate da molti tutt’altro che pronte all’abbraccio con Bruxelles. Allo stesso modo, per quanto riguarda l’area balcanica, sia pure tra difficolta’ maggiori, dopo i presunti progressi sulla questione del Kosovo, la stessa Serbia iniziera’ i negoziati con l’UE a partire dal prossimo gennaio, cosi come in un futuro piu’ lontano verranno valutate le possibilita’ di aderire di Bosnia, Macedonia e Montenegro.

A spiegare l’importanza di questo processo e’ stato il ministro degli Esteri di Zagabria, Vesna Pusic, in un’intervista rilasciata al Financial Times poco prima che il suo paese diventasse il 28esimo membro dell’UE. La numero uno della diplomazia croata ha spiegato che un’eventuale decisione di voltare le spalle a Zagabria da parte dell’Unione Europea non sarebbe stata solo ingiusta ma anche ‘rischiosa’, dal momento che ‘l’Europa sudorientale e’ la zona di transizione con il Medio Oriente e il fermento politico in Turchia e la guerra in Siria si trovano proprio al di la’ di essa’.

Per questo motivo, ha affermato il ministro Pusic, ‘se l’UE dovesse perdere il proprio ‘soft power’, perderebbe anche il potere di stabilizzare l’Europa sudorientale’. In tal caso, ‘il pericolo che l’instabilita’ si diffonda dall’Europa sudorientale, dal Mediterraneo meridionale e dal Medio Oriente al cuore dell’Europa diventerebbe molto piu’ grande’.

Se, al di la’ dei criteri e dei rigidi parametri economici stabiliti per l’accesso all’Unione, quella di consentire l’ingresso di un nuovo paese rimane una decisione fondamentalmente politica, il tentativo dei burocrati di Bruxelles di stabilizzare il continente attorno ad un progetto basato sui principi dell’economia di mercato sembra essere pero’ sul punto di naufragare a causa delle sue stesse contraddizioni.

Come hanno forse gia’ compreso i cittadini della Croazia, infatti, gli eventi degli ultimi anni hanno smascherato la reale natura dell’Unione Europea, rivelatasi non tanto un mezzo per la promozione dei diritti democratici e del benessere generale quanto un vero e proprio strumento in mano alle e’lite economiche e finanziarie del continente per salvare un sistema in crisi irreversibile tramite l’impoverimento di massa dei propri cittadini.

(Tratto da: http://www.altrenotizie.org)

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