(Fonte: znetitaly.altervista.org)
“Salviamo l’acqua greca”
di Hilary Wainwright ” 22 maggio 2013
Le privatizzazioni e la natura dello stato stanno diventando il centro della lotta contro l’austerita’ in Grecia. La troika dei tre principali finanziatori della Grecia ” la Commissione Europea, il FMI e la Banca Centrale Europea ” sta cercando di accelerare la vendita dei beni e delle risorse pubbliche del paese immettendole in una societa’ holding per essere messe all’asta in rapida successione. Il Fondo di Sviluppo Patrimoniale della Repubblica Ellenica (TAIPED), come e’ pomposamente chiamata la societa’, potrebbe altrettanto bene essere una casa d’aste che pubblicizza una liquidazione fuori tutto: La Grecia in vendita. Veri affari immobiliari, aziende redditizie a basso prezzo.
La resistenza a questo trasferimento al mercato delle grandi societa’ ha di fronte una sfida. Nel 2011 un’affidabile societa’ di sondaggi ha rilevato che il 75% dei greci riteneva necessarie le privatizzazioni; nel 2012 la percentuale e’ scesa al 62% ma e’ tuttora ben superiore alla meta’ della popolazione, comprendendo anche piu’ del 40% degli elettori della Syriza. Gli stessi sondaggi, tuttavia, segnalano un punto di vulnerabilita’ della troika: l’acqua, l’unico tema su cui una maggioranza si oppone alla privatizzazione. Ed e’ su questo tema che la resistenza sta cominciando a guadagnare slancio mentre la TAIPD annuncia che prima dell’estate saranno aperte gare per le due compagnie statali dell’acqua da vendere entro ottobre.
La privatizzazione dell’acqua si e’ dimostrata una fonte di vulnerabilita’ fatale per i governi inclini alla privatizzazione. In America Latina vittorie per l’acqua come diritto umano, contro governi che presumevano di poterla vendere sul mercato globale, hanno contribuito, ad esempio, alla caduta di governi di destra in Uruguay, nei tardi anni ’90, e in Bolivia, con le guerre dell’acqua’ di Cochabamba nel 2000.
Gia’ la forza dell’impegno pratico a favore dell’acqua come bene comune sta cominciando a dimostrarsi imbarazzante per i membri UE della troika sul loro terreno nazionale. Per esempio l’incoraggiamento del presidente francese Franu§ois Hollande alle compagnie francesi dell’acqua affinche’ comincino a fare offerte per le societa’ greche e’ ben poco convincente, quando il municipio della sua stessa capitale sta riferendo risparmi, in termini di efficienza, pari a 30 milioni di sterline nel primo anno in cui l’acqua e’ stata riportata in mani pubbliche, dopo che gli amministratori avevano scoperto che le societa’ private dell’acqua ricavavano profitti estorsivi. La rimunicipalizzazione’ di Parigi e’ parte di una tendenza di tutta l’Europa. Anche a Berlino sono stati licenziati gli appaltatori privati.
Anche la Germania e’ fonte di un intervento diretto contro l’insistenza della troika a proposito della privatizzazione dell’acqua. A fine febbraio il presidente dell’associazione di dirigenti dell’acqua pubblica in Germania ha scritto una forte lettera al presidente della Commissione Europa, per conto delle societa’ pubbliche di fornitura dell’acqua e di servizi fognari, insistendo che, in conformita’ alla stessa direttiva della UE sull’acqua che prevede che l’acqua non e’ un oggetto di commercio, la fornitura dell’acqua, dei servizi di smaltimento delle acque nere e della gestione dell’acqua non puo’ essere privatizzata.
Prime iniziative
Le prime iniziative in Grecia in direzione di una resistenza politicamente decisa sull’acqua sono venute dalla seconda citta’ piu’ grande del paese, Salonicco. Nella citta’ i passi preliminari per la privatizzazione nel 2007 sono stati rallentati in parte dalla resistenza del sindacato dei lavoratori dell’acqua che hanno inscenato uno sciopero della fame di quattro giorni durante la fiera commerciale internazionale della citta’. Le prime gare d’appalto sono state alla fine annunciate nel 2009 e di nuovo il sindacato ” che, diversamente dalla maggior parte dei sindacati in Grecia, ha conservato con decisione la sua autonomia da tutti i partiti politici ” ha reagito con un’occupazione di dodici giorni dell’edificio principale della compagnia.
La reputazione che il sindacato dei lavoratori dell’acqua si e’ conquistata presso gli attivisti di Salonicco si e’ dimostrata la base su cui e’ stato possibile costruire l’attuale crescente campagna. Il presidente del sindacato, George Archontopoulos, afferma che nel 2009 doveva autoinvitarsi nei gruppi di quartiere per sottoporre gli argomenti contro la privatizzazione. Ora, dice, ci chiedono in continuazione di andare da loro e ce ne sono molti di piu’.
Abbiamo speso piu’ di sei mesi a cercare di convincerli che noi agiamo da cittadini e non da lavoratori che temono di perdere il posto, continua. La verita’ e’ che ci stavano mettendo alla prova, e noi non lo sapevamo! Come sapete, c’e’ un mucchio di fango scagliato, a volte giustamente, contro i dipendenti pubblici e puo’ esserci molta corruzione nei sindacati.
Il sindacato ha contribuito a superare questo atteggiamento generalmente negativo nei confronti dei dipendenti pubblici assumendo una linea militante non solo contro la privatizzazione, ma anche contro la corruzione, gli aumenti dei prezzi e il crescente numero dei tagli delle forniture dell’acqua. Non e’ stato sorprendente, quindi, che le nuove energie e convergenze stimolate dall’occupazione della piazza della Torre Bianca di Salonicco nel 2011 dovesse portare a dibattiti tra gli indignados e i lavoratori dell’acqua.
Iniziativa 136
Da cio’ e’ derivata l’Iniziativa 136. L’idea e’ che se ogni utente dell’acqua acquistasse un’azione non trasferibile il pubblico potrebbe essere proprietario della compagnia dell’acqua attraverso un sistema di cooperative di quartiere di utenti dell’acqua che si riuniscano in una singola cooperativa complessiva. 136 euro e’ l’importo che si ottiene dividendo i sessanta milioni di euro per i quali la compagnia deve essere posta sul mercato azionario per il numero dei contatori dell’acqua nella citta’.
Sarebbe, in effetti, una risposta di un’associazione pubblico-pubblico all’associazione pubblico-privato della troika, spiega Theodoros Karyotis, membro fondatore dell’Iniziativa 136 dei movimenti sociali di Salonicco che e’ stato anche impegnato nel sostenere i lavoratori della fabbrica cittadina Vio.Me durante la loro occupazione e ora nella loro autogestione della produzione.
George Archontopoulos descrive come l’idea e’ sorta inizialmente da una conferenza stampa durante le prime lotte. Per rafforzare la tesi del mantenimento pubblico dell’acqua abbiamo diviso il prezzo di borsa delle azioni per il numero degli utenti dell’acqua per dimostrare come il pubblico potesse acquistare azioni a conservare la compagnia in mani pubbliche. Con gli indignados abbiamo trasformato l’idea in una campagna pratica.
In realta’ l’impatto pratico dell’Iniziativa 136 si e’ avuto soprattutto nel suo valore propagandistico, illustrando essa in modo vivido come l’acqua possa essere gestita come una risorsa comune senza dipendere dalle compagnie private o dallo stato esistente, come ha detto Kostas Marioglou, un altro leader dei lavoratori dell’acqua. Anche se in otto dei sedici quartieri di Salonicco sono state create le cooperative e il consiglio comunale ha espresso apprezzamento unanime per l’iniziativa, la gente semplicemente non puo’ permettersi i 136 euro una tantum. E le municipalita’ hanno difficolta’ a trovare i soldi per tirare avanti.
Siamo sotto attacco su ogni fronte, dichiara Theodoros Karyotis, appena tornato da una manifestazione forte di 20.000 partecipanti contro le operazioni minerarie aurifere da Eldorado nei vicini monti Kavakos e contro la malvagia repressione poliziesca di chiunque sia sospetto di proteste, compresi i bambini delle scuole.
Ma gli organizzatori dell’Iniziativa 136 non rinunciano al progetto pratico. Stanno ora discutendo con l’influente Rete Europea per l’Acqua Pubblica sul modo per reperire i fondi per trasformare in realta’ la soluzione pubblico-pubblico. Non e’ piu’ un problema greco. E’ diventato un tema emblematico per il movimento europeo, spiega Karyotis. Se la privatizzazione non e’ sconfitta, ci sara’ una vera battuta d’arresto per il ritorno dell’acqua al pubblico, che sta avendo luogo dappertutto altrove.
Coalizione ampia
Contemporaneamente agli sforzi per reperire i fondi e individuare le strutture legali per la cooperativa, tutti gli impegnati nell’Iniziativa 136 dedicano tempo a costruire una coalizione ampia contro la privatizzazione. Stiamo lavorando su due versanti. La piu’ vasta alleanza possibile contro la privatizzazione e’ il primo e, in alternativa, il secondo e’ esplorare mezzi di socializzazione diretta, dice Theodoros Karyotis.
Dobbiamo unirci contro la privatizzazione, sottolinea Kostas Marioglou, ed essere in grado di discutere il modo migliore di gestire l’acqua per il bene comune. Poiche’ parallelamente all’unita’, c’e’ un acceso dibattito sull’Iniziativa 136. Perche’ dovremmo comprare qualcosa che e’ gia’ nostro? sostengono molti nella Syriza. Il problema, dice Karyotis, e’: come fermiamo la privatizzazione? Esercitare pressioni, manifestare bastano da soli a portare da qualche parte? L’iniziativa 136 significa in un certo senso combatterli sul loro stesso terreno, sfruttare una via d’uscita, ma cio’ rende difficile fermarci, se abbiamo i fondi e abbiamo il sostegno popolare.
Il bersaglio e’ comune, insiste George Archontopoulos, che e’ stato candidato alle elezioni per la Syriza, anche se spariamo da direzioni diverse. Circondiamo l’obiettivo!
Contemporaneamente un movimento per l’acqua in sviluppo in Attica, la regione di Atene, sta convergendo su questo stesso obiettivo, l’imminente minaccia della privatizzazione. Come l’acqua che sta difendendo, un flusso di campagne sta acquistando forza attraverso i comuni dell’Attica e dal porto del Pireo alla piu’ vasta periferia residenziale della classe operaia di Atene.
Un motore determinato di cio’ e’ un’interessante nuovo raggruppamento, proiettato all’esterno, di lavoratori dell’acqua della compagnia EYDAP dell’acqua pubblica di Atene. Si chiama SEKE (movimento di unita’ partecipativa). Vasilis Tsokalis, membro fondatore del SEKE, ne descrive le origini nel corso delle elezioni dei rappresentanti dei lavoratori nel consiglio dell’EYDAP.
L’anno scorso si e’ improvvisamente messa insieme questa nuova organizzazione, dalla sinistra e dal centrosinistra, indipendente dai due vecchi partiti. Volevamo farla finita con i membri esistenti del consiglio che vi sedevano da piu’ di dieci anni; uno membro del PASOK e l’altro di Nuova Democrazia, spiega. Erano stati davvero catastrofici, collaborando con la direzione e con i partiti politici, affermando che erano contro la privatizzazione ma non facendo nulla.
Il SEKE ha immediatamente conquistato il 17 per cento dei voti. Ma sapevamo che avremmo potuto diventare piu’ forti intraprendendo azioni con altri che contrastavano la privatizzazione e si battevano per una gestione dell’acqua come bene comune, dice Tsokalis. Il SEKE ha preso contatto con Salviamo l’Acqua Greca e insieme si sono dati il compito di convincere tutti i 45 comuni ad appoggiare un impegno per l’acqua pubblica.
Movimento dei cittadini
Vasilis Tsokalis dice con enfasi: Questo e’ un movimento dei cittadini. Theodoros Karyotis sottolinea l’importanza dell’autonomia del nostro movimento da tutti i partiti politici. La loro insistenza deriva da una storia in qui la societa’ civile indipendente e’ stata soffocata dai due principali partiti politici. Ma viene anche da un senso positivo di emancipazione dalle gerarchie, dipendenze e forme pervasive di dominio associate allo stato operante mediante il clientelismo.
In passato molti dipendenti pubblici hanno cercato individualmente di lavorare al di fuori di questa cultura ma ora tale rifiuto privato sta diventando una creazione collettiva di un modo collettivo di impegnarsi in politica. Sulla scia potente del movimento di protesta degli ultimi due anni, la fioritura di collaborazioni auto-organizzate come l’Iniziativa 136, il SEKE, l’occupazione della fabbrica alla Vio.Me e molte altre sono tutte prove di cio’.
Nadia Valvani, parlamentare della Syriza e membro del suo comitato economico responsabile delle politiche di privatizzazione, ha avvertito questo nell’ascesa della Syriza durante le prime elezioni del 2012, quando il voto alla coalizione e’ salito dal 4%, ottenuto nel 2009, al 27%.
C’e’ stato qualcosa di piu’ profondo della simpatia politica, ricorda. Alle riunioni nelle case della gente ho avvertito una specie di processo di emancipazione. C’erano persone che non erano particolarmente di sinistra che volevano cambiare il loro intero modo di vivere e vedere la fine della reazione clientelare con la politica. Venivano da noi per una via d’uscita. Volevano partecipare, non semplicemente votare. Se non lo avessi vissuto, non ne sarei rimasta convinta.
Questa emancipazione libera anche potenziali produttivi. Un ingegnere in una posizione di responsabilita’ nell’EYDAP, Antigoni Synodinou, osserva l’enorme quantita’ di talento sprecato nel clientelismo; da dirigente sindacale George Archontopoulos descrive come le opinioni di lavoratori e le loro informazioni sono ignorate.
In altre parole la gente descrive una forza economica: creativita’ sociale stimolata e nutrita dalla cooperazione e dal mutualismo. E’ convenzionalmente definita capitale sociale e tende a essere utilizzata per incoraggiare reti di coesione sociale per far fronte alla difficolta’ economiche, senza contestare le disuguaglianze strutturali. Piu’ radicalmente, con la trasformazione in mente, questo stesso potenziale sociale puo’ essere interpretato come il potenziale produttivo dell’economia democratica e partecipativa, compresa l’organizzazione del settore pubblico.
Cambiare opinione
I sondaggi sulla privatizzazione suggeriscono che tali alternative sono essenziali per cambiare l’opinione pubblica, poiche’ le stesse persone che considerano la privatizzazione come una necessita’ credono anche che essa avvantaggi le multinazionali straniere e non sia di beneficio per i consumatori. Cio’ indica che il loro punto di vista ha piu’ a che fare con l’ostilita’ allo stato esistente, uno stato gia’ incline a soddisfare principalmente interessi privati. Il problema e’ l’assenza di qualsiasi consapevolezza di un’amministrazione alternativa dei servizi pubblici e dei beni comuni.
I membri del comitato economico della Syriza sono attenti all’importanza delle iniziative autonome della coalizione ” dei cittadini e dei lavoratori in quanto cittadini ” per sviluppare alternative convincenti e pratiche. In un libro in uscita, Crogiolo di resistenza’, uno dei portavoce economici della Syriza, Euclid Tsakalotos, segnala l’importanza formativa del dibattito sul governamentalismo dei primi anni della Syriza. La conclusione fu che la Syriza non solo appoggiava i movimenti sociali, ma anche impara da questi movimenti a proposito della natura dell’alternativa.
La dirigenza della Syriza considera questo ideale di sostegno e apprendimento dai movimenti autonomi contemporaneamente al mirare al governo come sfida centrale, mentre si prepara a trasformarsi da coalizione in partito. Andreas Karitzis spiega: La Syriza e’ pericolosa perche’ combina questi due elementi, governabilita’ e forte collegamento con i movimenti sociali in lotta contro il governo. La strategia del governo consiste nel costringerci a decidere. Io sono fiducioso, perche’ i membri della Syriza, i piu’ rivoluzionari e i piu’ riformisti, riconoscono che non c’e’ soluzione se perdiamo uno di questi elementi.
Se la coalizione contro la privatizzazione dell’acqua in Grecia, contemporaneamente resistendo e sperimentando alternative, sviluppera’ il proprio impulso, potrebbe far si che il tentativo della troika di vendere l’acqua si dimostri nuovamente una mossa fatale per la classe politica.
Atene ospitera’ il vertice Alter il 7 e 8 giugno: www.altersummit.eu.
Hilary Wainwright e’ direttore fondatore di Red Pepper e membro del Transnational Institute.
Da Z Net ” Lo spirito della resistenza e’ vivo
www.znetitaly.org
Fonte: [www.zcommunications.org]
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2013 ZNET Italy ” Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
(Tratto da: http://znetitaly.altervista.org)
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