Ratzinger si dimette e il suo segretario personale va da Vanity Fair

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Ratzinger si dimette da Presidente del Consiglio di Amministrazione conciliare e il suo segretario particolare cosa fa? Va a farsi fotografare dalla rivista scandalistica Vanity Fair. E Andrea Tornielli fotografa bene la mondanita’ del pupillo del Presidente, che riceve lettere d’amore.

di Andrea Tornielli

La mattina del 6 gennaio, in San Pietro, e’ rimasto impassibile per quasi tutta la cerimonia. Ma quando, con la mitria vescovile nuova di zecca sul capo, si e’ presentato davanti al Papa per riceverne l’abbraccio, non ha retto all’emozione. Monsignor Georg Guonswein, segretario particolare di Sua Santita’, con l’ordinazione episcopale e l’incarico di gestire ogni udienza e ogni incontro di Benedetto XVI ”’ in qualita’ di nuovo prefetto della Casa Pontificia ”’ ha accresciuto notevolmente il suo potere. u diventato l’uomo piu’ influente della curia vaticana. E benche’ nessuna delle telecamere presenti abbia saputo catturare le parole sussurrate da Ratzinger al fedele servitore ”’ da dieci anni al suo fianco ”’ non e’ difficile pero’ immaginare che don Georg si sia sentito ringraziare e rassicurare ancora una volta, dopo l’anno tumultuoso che tutta la «famiglia papale» ha vissuto a causa dello scandalo per la fuga di notizie conosciuta come Vatileaks. L’inattesa promozione a prefetto e arcivescovo rappresenta infatti per il segretario, che continuera’ ad abitare nell’appartamento papale come ha fatto fino a oggi, un attestato pubblico di stima da parte di Benedetto XVI. Una stima che non e’ mai venuta meno, neanche quando don Gu¤nswein era finito nel mirino delle critiche interne ai sacri palazzi per la gestione delle carte papali, sottratte e divulgate dall’aiutante di camera Paolo Gabriele, il colpevole ”’ reo confesso, condannato e infine graziato ”’ della fuga di notizie.

 

Georg «il bello». Nell’aprile 2005, quando per la prima volta fini sotto i riflettori come segretario del nuovo Papa, don Gu¤nswein fece subito colpo per il suo bell’aspetto. Lo ribattezzarono «il George Clooney del Vaticano», lo paragonarono al padre Ralph di Uccelli di rovo. Donatella Versace gli dedico’ una collezione uomo, nacquero siti Web e fan club su Facebook. u rimasto memorabile, anche perche’ catturato dalle telecamere, l’apprezzamento per il «giovanissimo segretario» che Ratzinger si senti fare dalla signora Franca Ciampi durante la prima visita del Papa al Quirinale (in realta’ don Georg, al momento dell’elezione di Ratzinger, giovanissimo non era, pur dimostrando meno anni dei 48 che aveva). I paparazzi non gli diedero tregua: dopo vari appostamenti e molta pazienza, uno di loro riusci a fotografarlo in calzoncini corti mentre giocava a tennis in un club romano, e lo scatto fini in copertina. Al compimento dei suoi cinquant’anni, e del primo del pontificato di Benedetto XVI, Gu¤nswein venne intervistato dal programma tedesco della Radio Vaticana: non era mai accaduto prima al segretario di un Papa vivente. In quella occasione, spiego’ che il suo compito consisteva nel «proteggere il Santo Padre da una valanga di corrispondenza, di carte e burocrazia» in modo da permettergli di dedicarsi alla preghiera, alla riflessione e alla scrittura. «Sono lo spazzaneve del Papa», disse in un’altra occasione. Nel corso dell’intervista don Georg rispose con molta franchezza e liberta’ anche a domande personali riguardanti il suo aspetto fisico e, a proposito dei commenti sulla sua bellezza, scherzo’: «Ho fatto finta di non sentire, e con il tempo mi ci sono abituato». Spiego’ inoltre di «aver sempre avuto un rapporto sereno e anche molto naturale con le donne», ammettendo che «naturalmente» nella sua gioventu’ «c’erano delle ragazze che vedevo volentieri e altre piu’ volentieri». Un anno dopo Gu¤nswein era tornato sull’argomento in una conversazione con la Su¼ddeutsche Zeitung. Dapprima aveva confessato un pizzico di irritazione per l’immagine di idolo delle donne veicolata sui media. Si era augurato che «non ci si fermi all’aspetto esteriore, ma si prenda coscienza della sostanza che sta sotto l’involucro». Poi pero’ aveva aggiunto: «Non e’ una cosa che fa male, anzi mi lusinga, del resto non e’ un peccato». E alla fine aveva assolto anche i giornali: «Lo fanno con buone intenzioni, e in questo modo magari si rompono determinati cliche’ sui preti». In quella occasione aveva anche confessato di ricevere «di tanto in tanto lettere d’amore», ma aveva smentito di aver avuto una fidanzata prima dell’ingresso in seminario: «Questo no. Ci sono state piccole, romantiche amicizie giovanili».

Sciatore e postino. Figlio di Albert ”’ fabbro in una fucina di proprieta’ della sua famiglia da sette generazioni ”’ e di una casalinga, Gertrude, il segretario del Papa e’ nato il 30 luglio 1956 a Riedern am Wald, Waldshut, una piccola citta’ nella regione della Foresta Nera. Georg e’ il maggiore di cinque figli, ha altri due fratelli e due sorelle: Reinhard, Helmut, Ursula e Johanna. Descrivendo se stesso, si definisce «affidabile, determinato e  schietto», ma ammette di «avere scarsa pazienza». Da ragazzo, ha raccontato, portava «lunghi capelli riccioluti», e questo non piaceva a papa’ Albert, che gli chiedeva invano di tagliarli. Tra i 15 e i 18 anni ascoltava «Cat Stevens, i Pink Floyd e i Beatles». Suonava il clarinetto nella banda del paese ed era anche appassionato di storia dell’arte. Ma Georg non aveva la vocazione del contestatore, e alla politica ha sempre preferito lo sport. Prima di decidere di entrare in seminario, aveva rincorso il sogno di diventare un agente di Borsa e, per guadagnare qualche soldo, lavorava come postino. «All’inizio consegnavo la posta con la bicicletta in una piccola localita’ della Foresta Nera. Poi mi affidarono una zona piu’ ampia e dovetti passare all’automobile». Ha giocato a calcio e ha fatto il maestro di sci. Una passione, questa, che non ha abbandonato, neanche oggi che si trova in Vaticano. u capitato infatti piu’ volte che il martedi, il giorno che solitamente il segretario del Papa si prende di liberta’ ”’ dato che in tutti gli altri deve sempre essere a fianco del «principale» ”’, sia andato a sciare al Terminillo, accompagnato da alcuni amici di lunga data. Tra di loro padre Hermann Geissler, sacerdote austriaco che lavora alla Congregazione per la dottrina della fede. «Lo sport», dice don Georg, «da’ la possibilita’ di competere con altri in forma positiva, e’ un sano modo di relazionarsi e confrontarsi. Nel poco tempo libero che ho, e’ una cosa a cui molto difficilmente rinuncerei». Lontanissimo, almeno in questo, da Benedetto XVI, allergico fin da giovane a qualsiasi attivita’ sportiva (nel libro intervista Luce del mondo racconta di aver fatto propria la massima di Churchill, «No sports!», e di non trovare quasi mai il tempo neppure per salire sulla cyclette dell’appartamento papale).

Il ritratto completo sul numero 3 di Vanity Fair in edicola da mercoledi 16 gennaio 2013.

Fonte: [www.vanityfair.it]

(Tratto da: http://www.stampalibera.com)

Be the first to comment on "Ratzinger si dimette e il suo segretario personale va da Vanity Fair"

Leave a comment