L’altro giorno in Lussemburgo l’Ecofin ha accolto il parere favorevole dell’Italia e di altri 10 paesi. La TTF e’ in progettazione. Tanto che ne parlano anche
La Campagna 005 soddisfatta per il primo risultato ottenuto. Ora occorre istituirla subito e guardare al gettito
Si e’ svolta questa mattina a Lussemburgo la riunione del Consiglio Ecofin dell’Unione Europea con all’ordine del giorno la discussione circa l’introduzione di una Tassa sulle Transazioni Finanziarie attraverso il meccanismo della cooperazione rafforzata.Come previsto dal trattato di Lisbona, per l’avvio della procedura di cooperazione rafforzata occorre l’adesione di almeno 9 Paesi Europei. Stando ai risultati della riunione di oggi, gli Stati membri dell’Unione Europea che hanno aderito sono 11: Germania, Francia, Austria, Belgio, Portogallo, Slovenia, Grecia, Slovacchia, Estonia, Spagna e Italia.
Dopo vari tentennamenti e fino all’ultimo scettica, finalmente l’Italia e’ della partita. Ha sciolto le sue riserve ed esplicitato questa mattina la sua piena adesione. La lettera italiana alla Commissione verra’ controfirmata a breve dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Grilli.
Dunque la Tassa sulle Transazioni Finanziarie e’ ora una certezza! La Campagna 005, sostenuta da oltre 50 organizzazioni della societa’ civile italiana, da anni svolge la sua attivita’ di sensibilizzazione e di promozione di una piccola tassa, quel famoso granello di sabbia negli ingranaggi della finanza che ha il duplice vantaggio di frenare la speculazione e di generare un gettito da destinare al welfare, alla cooperazione allo sviluppo e alla lotta contro i cambiamenti climatici:Quello di oggi e’ un risultato molto importante, ma e’ solo un primo passo nella giusta direzione – sostiene Andrea Baranes, portavoce della campagna – Continueremo, con ancora piu’ forza, la nostra attivita’ di sensibilizzazione della cittadinanza e di pressione sulle istituzionie per vigilare sulle modalita’ di applicazione della tassa, ad esempio per quali strumenti finanziari verra’ applicata, data l’importanza che comprenda le operazioni in valuta e derivati, e sulla futura destinazione del gettito. La dimensione della finanza e’ tale per cui anche un’imposta dello 0,05% permetterebbe di generare ogni anno risorse significative che chiediamo al Governo italiano di destinare per finanziare misure volte a sostenere il welfare nel nostro Paese e per onorare i nostri impegni a livello internazionale in tema di cooperazione allo sviluppo e contrasto ai cambiamenti climatici.
__
Finalmente ieri si e’ raggiunto il numero minimo di paesi necessario per avviare una cooperazione rafforzata a livello europeo per l’istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, un’evoluzione della ben nota Tobin Tax.Un risultato politico storico, come sottolineato da diversi commentatori e dalla societa’ civile, o quanto meno un’inversione di tendenza importante, perche’ si e’ affermato in maniera formale il principio che i movimenti speculativi di capitale si possono anche tassare, visto che danneggiano l’economia e i cittadini.Si inizia quindi con una mini-tassa dentro l’Ue, superando l’opposizione scontata del Regno Unito e di qualche altro stato ultra-scettico. Ma il processo di messa a regime richiedera’ ancora diversi mesi ” e si spera non di piu’ ” poiche’ devono essere affrontate molte questioni tecniche.
Poi c’e’ lo spinoso nodo politico dell’utilizzo del gettito della tassa, ossia se il denaro raccolto finira’ in casse comunitarie, come vuole la Commissione per rimpinguare il budget dell’Unione, oppure rimarra’ nei forzieri nazionali per appianare il debito o per altri fini socialmente utili, come auspica la societa’ civile.Significativo che anche il governo Monti alla fine abbia rotto gli indugi, forse cedendo alle pressioni dell’asse franco-tedesco, e si e’ unito all’iniziativa nonostante mantenga ancora con qualche remora. Basta rileggersi le parole dell’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, che rappresentava l’Italia all’incontro dell’Ecofin di ieri a Lussemburgo, per rendersene conto: non e’ stata una decisione facile¦ abbiamo dichiarato di preferire un impegno in un contesto piu’ ampio e quindi abbiamo aderito nell’auspicio che si creino i presupposti per la partecipazione di altri Stati membri.
Il governo Monti, a differenza di Germania e Francia, e’ stato e forse sara’ ancora restio ad esercitare una leadership internazionale in questa nuova avventura. Non spendere su questa materia la tanto osannata credibilita’ internazionale di Mario Monti ” il quale invece e’ sempre il primo della classe se si tratta di tagli alle spese e debito da onorare con i mercati ” e’ un grave errore, poiche’ serve muoversi in fretta per l’interesse del paese. Alla vigilia degli incontri annuali delle istituzioni finanziarie internazionali in programma a Tokyo, il Fondo monetario ha reso noto che nell’ultimo anno hanno lasciato l’Italia piu’ di 250 miliardi di euro di capitali, mentre per la Spagna si arriva quasi a 300. Cio’ vuol dire che la ricchezza dei benestanti italiani, un terzo di cui e’ in titoli finanziari (ben 3.300 miliardi di euro, ossia quasi due volte il Pil nostrano!), si sposta sempre piu’ verso piazze finanziarie poco controllabili, e tassabili.
Questa sarebbe l’urgenza da affrontare per il governo Monti, non solo la spending review e le collegate misure di austerita’. Ma per il professori e i tecnici ci sono sempre due pesi e due misure quando si parla di cittadini e di mercati finanziari. (da Re:Common)
(Tratto da: http://www.finansol.it)
Be the first to comment on "Tobin, sempre lui"