(Fonte: Inviatospeciale.com/)
E’ difficile definire con precisone chi sta demolendo le economie di alcuni Stati europei. Ma alcune indicazioni ci sono e non sono rassicuranti.
Marco Di Antonio, professore ordinario di Economia presso l’Universita’ di Genova, ha scritto su ‘ilsussidiario.net’: “I mercati, a differenza degli Stati, sono un soggetto nuovo per l’importanza che hanno assunto e, soprattutto, per il condizionamento che sono in grado di esercitare sulla politica, e quindi anche sull’assetto sociale delle nostre nazioni. I mercati sono un soggetto in grado di fare fallire gli Stati o alternativamente di imporre agli stessi scelte affrettate o non condivise dalla maggioranza”.
Il docente, poi, ha aggiunto un specificazione di non poco contro: “Cosi come, d’altra parte, gli Stati sono in grado di difendersi, regolamentando i mercati e contrastando i loro obiettivi”.
In queste poche righe e’ riassunto il problema che stra trascinando l’Europa intera verso il baratro, Germania compresa.
Mara Monti, in un articolo contenente un’analisi di Alessandro Plateroti per il Sole24 Ore, ha spiegato: “Dunque da quanto sta emergendo, alla fine del primo trimestre (di quest’anno, ndr) le principali banche americane si erano posizionate per guadagnare se i titoli di debito pubblico del gruppo dei Pigs (Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia e Grecia, ndr) si svalutavano, scommettendo quindi sul peggioramento delle condizioni economiche dei Paesi europei in posizione piu’ debole. Giocare contro il Portogallo, ad esempio, vuol dire fare crollare i prezzi dei titoli pubblici del Paese, ma allo stesso tempo aumentarne i rendimenti. A quel punto entrano in campo i trader delle grandi banche che comprano a prezzi ribassati per poi rivendere gli stessi titoli quando i loro valori risalgono lucrando sul valore. Un gioco semplice se gli operatori in campo sono di dimensioni tali da riuscire a muovere il mercato. Chi compra in queste condizioni? Se i rendimenti salgono, i primi ad essere interessati sono gli investitori istituzionali come i fondi pensione e le societa’ di gestione che possono detenere in portafoglio i titoli fino alla scadenza. Nel frattempo le banche si alleggerivano dei titoli governativi in portafoglio guadagnando sulle attivita’ di trading. Nel caso dell’Italia, non e’ chiaro come le banche potessero conciliare questa operativita’ con la loro posizione di specialist del Tesoro italiano nel collocamento dei titoli pubblici in asta: sono 20 le banche, per lo piu’ estere, che devono garantire un’operativita’ del 3 per cento l’anno sul mercato primario e su quello secondario, assicurando prezzi e quantitativi. Ma in quei giorni caldi tutte queste garanzie erano venute meno e la mano invisibile del mercato ha fatto il resto”.
Gia’ nel settembre dello scorso anno, Mariano Gambioli aveva pubblicato un altro interessante articolo su ‘il laboratorio.net’. L’autore partiva da una domanda semplice e complicatissima al tempo stesso: “Ma chi sono gli speculatori? I responsabili della crisi economica in Italia, in Grecia, in Europa, responsabili della borsa che crolla, dei prezzi delle materie prime che salgono, della crisi del 2008 (che e’ quella di oggi) dei subprime, dei titoli pubblici che vengono venduti a interessi troppi alti?”.
E proponeva una sua risposta: “Sono una dozzina o poco piu’ di banche e sim (Societa’ di intermediazione mobiliare) tra cui J.P Morgan, Bank of America, Citybank, Goldman Sachs, Hsbc, Deutsche Bank, Ubs, Credita’ Suisse, Citycorp -Merrill Lynch, Bnp-Parisbas. Oltre loro ci sono una miriade di piccoli risparmiatori poco influenti. Questi sono i famosi speculatori capaci di indebolire l’economia di un paese, di svalutare una moneta, di portare al fallimento grandi societa’”.
Gambioli si poneva allora un secondo quesito: “Ma come possono fare tutto cio’?” e ripondeva cosi: “In breve. In primo luogo, grazie alla liberalizzazione totale dei movimenti di capitale nel mondo con cui spostano liquidi da un paese all’altro senza costi o vincoli. In secondo luogo, grazie alla possibilita’ di determinare, in modo virtuale, il valore delle monete. Fino al 1971, infatti, il dollaro (moneta di riferimento mondiale) era agganciato all’oro, quindi si poteva quantificare il suo valore, dopo il 1971, invece, il valore di tutte le monete e’ determinato dai mercati finanziari, i quali, sono, pero’, controllati in gran parte dagli stessi speculatori. La speculazione avviene tramite un’ampia serie di “strumenti”, dalle vendite allo scoperto a derivati di tutti tipi e usi, spesso fuori dal controllo degli organi istituzionali e a volte illeciti. I soldi “veri” li fanno appropriandosi di valori e beni dell’economia reale. Per esempio, speculano sulle monete abbattendone il valore e i nostri soldi valgono di meno e possono comprare meno beni. Oppure speculano sulle materie prime, come il grano e noi paghiamo di piu’ il pane, oppure il petrolio e noi paghiamo di piu’ il carburante. Oppure speculano sui titoli di Stato come sta accadendo ora e lo Stato deve indebitarsi di piu'”.
Il giornalista, infine, riassumeva le cause che hanno generato la deolezza italiana e permesso l’attacco al nostro Paese: “Vale la pena riflettere sul fatto che forse l’Italia ha troppo velocemente abbandonato le misure anti speculazione che si erano rese necessarie un po’ per tutti i mercati alla luce della crisi del 2008. Probabilmente anche per questo motivo gli speculatori si sono concentrati sulla piazza borsistica nazionale ed hanno potuto avere vita facile visto che comunque sebbene le misure non scongiurassero del tutto bolle speculative, avevano il compito di arginare e scoraggiare esclusivamente gli speculatori troppo aggressivi. Alla luce della crisi che sconvolto alcuni paesi europei (Grecia, ma anche Portogallo ed Irlanda non hanno del tutto superato i problemi interni) e visto anche le agenzie di rating che hanno recentemente lanciato alcuni allarmi sul debito pubblico italiano occorre valutare, con serenita’, se effettivamente vi sia un rischio di default italiano o meno. In particolare, sembra che si dia troppa importanza a quanto stabilito dalle agenzie di rating e che molte volte le stesse non sempre sono state affidabili (si veda il caso Lehman brothers, quando sino al giorno del fallimento il rating era ottimo)”.
Alla luce di quello che e’ accaduto ‘dopo’ Gambioli sembra aver previsto con precisione l’evolversi degli eventi. Cosa proponeva allora per affrontare la crisi?
“Per arginare il fenomeno – aveva scritto il giornalista – si sono avanzate diverse ipotesi, tra queste, in primo luogo, potrebbe risultare utile vietare le vendite allo scoperto, come gia’ deciso dalla Consob lo scorso mese di agosto, o perlomeno mettere in campo un efficace reporting delle operazioni effettuate durante la settimana, in modo da scongiurare eventuali fenomeni troppo speculativi, che si possono configurare, a volte, come veri e propri reati di natura finanziaria. Allo stesso scopo appare altrettanto utile l’idea di prevedere la tassazione delle vendite allo scoperto. Tale misura oltre a frenare gli speculatori in borsa porterebbe maggiore gettito fiscale”.
A proposito delle ‘contromisure’, per completare il quadro, val la pena di citare un recente intervento di Francesco Boccia uscito sull’Unita’: “Poche semplici regole per bloccare gli speculatori. Le abbiamo chieste (il Pd, ndr) in tempi non sospetti, le abbiamo pretese e ottenute ”’ anche se in maniera circoscritta ”’ lo scorso novembre, durante la precedente bufera finanziaria (dopo averle chieste, invano, per 3 anni a Tremonti), ma sull’argomento ‘speculazione’ dobbiamo continuare ad insistere e tenere alta la guardia. Perche’ servono decisioni nette e definitive, una volta per tutte. E, stavolta, pretendiamo di essere ascoltati”.
Insomma, l’esponente democratico denunciava ‘sordita” da parte del governo ‘del professore’, fatto che stupisce per lo scarso rilievo dato dai media ad una accusa tanto grave formulata da un esponente importante di uno dei partiti che con piu’ vigore appoggia l’azione di Monti in Parlamento.
Boccia continuava: “Perche’ Abi (Associazione delle banche, ndr), esattamente com’era capitato nel novembre scorso, per bocca del presidente Mussari, ritrova la voce a sostegno della sospensione solo quando siamo sull’orlo del baratro? Il divieto di vendite allo scoperto ”’ non ci stancheremo mai di ripeterlo ”’ deve essere permanente e non limitato ad un arco temporale cosi ristretto. Cosi si fa semplicemente il gioco degli speculatori”.
E dopo la seconda bordata dell’economista del Pd, questa volta alle banche, seguiva un terzo cannoneggiamento: “Come si fa a non capire che qualsiasi manovra sull’economia reale (resa necessarie in Italia dopo anni di politiche miopi e sempre di brevissimo termine) puo’ essere vanificata dal permanente utilizzo di strumenti finanziari speculativi? Tutto questo rappresenta o una debolezza negoziale della politica o una chiara collusione. Noi da anni ci battiamo in Parlamento per mettere in controluce queste responsabilita’ e, soprattutto, per frenare quella che appare una vera e propria emorragia dei conti economici delle imprese e dello stesso bilancio del Paese”.
La parola “collusione” non poteva essere stata scelta con leggerezza e definisce una denuncia gravissima comunque nei confronti del governo, che ha l’obbligo si controllare la coesione nazionale nei confronti di chi tenta di radere al suolo la nostra economia. Eppure non sembra che il Pd, Monti e i media abbiano preso molto sul serio le preoccupazioni di Boccia.
Anche perche’ il parlamentare del Pd aveva concluso il suo articolo con una severa ammonizione: “La speculazione che e’ in atto in queste ore va bloccata e battersi seriamente, e non solo a parole […] Ma com’e’ possibile non capire che tutti i sacrifici che stiamo facendo rischiano di essere vanificati se non sono accompagnati da misure durissime sui mercati? Cosi, mentre l’Europa, che dovrebbe prendere decisioni immediate a riguardo, continua a prendere tempo e a tentennare su tutte quelle misure che, invece, non sono piu’ rinviabili (come scudo anti spread, unione fiscale e bancaria) gli speculatori continuano a speculare e i mercati, se l’UE non decide di invertire la rotta nel piu’ breve tempo possibile, rischiano il collasso. Quindi, piuttosto, che ritrovarci fra due o tre mesi a parlare di crac, di rischio fallimento e di ‘punti di non ritorno’, si prenda in considerazione, e stavolta seriamente, la proposta del PD di un divieto permanente di tutti questi strumenti finanziari e mettiamo all’angolo la speculazione, una volta e per tutte”.
Proposta singolare quella che alla fine si e’ posta Boccia. Ma se il governo non prende in considerazione le misure che il Pd ritiene fondamentali per fronteggiare la crisi e se fino ad ora fa orecchio da mercante come fa quel partito a sostenere Monti e compagni.
Alla fine dei giochi, insomma, sembra di capire che si sappia bene chi specula, ma non si faccia fino in fondo quel che si dovrebbe. Perche’ e’ un mistero. A meno di non credere alla “collusione” paventata da Boccia.
Qualche procura indaga?
(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)
Be the first to comment on "Chi sono gli speculatori"