QUESTA NON E’ UNA CRISI, MA LA FINE DEL MONDO!

La gente in mancanza di risorse, sta riducendo i consumi all’essenziale e, parallelamente, prende coscienza dell’inutilita’ e inefficacia di tutti quei beni che acquistava meccanicamente al mercato del Grande Malfattore, in virtu’ di un sistematico lavaggio del cervello indotto dalla propaganda di regime. ‘E tu che lavori per produrli, li devi anche acquistare ”’ altrimenti la fabbrica chiude e tu vai a spasso‘.

Le varie ricette e strategie, che i cervelloni dell’economia e della politica mettono in campo, immaginando di contrastare gli effetti di quella che persistono a definire, una ‘crisi’, non sono che un mucchio di fesserie prodotte da menti malate prive del piu’ remoto senso della realta’. Quelle poche persone, ancora oggi, dotate di buon senso, di logica e di consapevolezza e in grado di interpretare gli avvenimenti, concordano con la tesi che non si tratta di una comune crisi fisiologica ad un meccanismo perfettibile, ma l’apice di un Sistema che si e’ trovato a sbattere il testa contro il muro di una realta’ volutamente rimossa – un sistema che si riteneva invulnerabile e refrattario ad ogni pericolo esterno ed interno ad esso e che oggi, nonostante il fallimento evidente e conclamato, persiste in maniera diabolica a decantare gli straordinari risultati e benefici prodotti, rigettando ogni accusa e negando l’evidenza dei fatti e degli effetti catastrofici sulla societa’. Ergo, definire tutto questo ‘UNA CRISI’ e’ un maldestro esercizio di contraffazione. Cio’ che sta accadendo, in verita’, e’ la fine di un sistema, la fine di un’epoca: la fine del mondo.

 

Oggi il Sistema e’ saturo; bloccato. Ogni tentativo di rianimarlo, immettendo sul mercato nuova mercanzia, non fa che peggiorare il suo stato. Sarebbe come se un medico, per curare una pericolosa indigestione, costringesse il suo paziente ad una solenne abbuffata. Il Sistema, come il paziente indigesto, in preda a crampi, conati e nausee, sara’ piu’ propenso a vomitare, per liberarsi dalla schiavitu’ di un disagio non piu’ sopportabile, e dal rischio di collassare. L’indigestione, in questo caso, e’ simbolica di un consumismo sfrenato, selvaggio e senza regole che ha congestionato ogni settore della nostra societa’. Nel bisogno di espellere per liberarsi, possiamo individuare l’ineludibile necessita’ di fare ritorno ad un passato, regolato dall’impianto etico originario; dalla consapevolezza, dalla conoscenza e dalla ragionevolezza.

Milioni di lavoratori e di famiglie dei paesi industrializzati, per decenni sono sopravvissuti acquistando e consumando tutti quei beni che la stessa classe operaia ha concorso a produrre in totale solitudine, al chiuso di caotiche e maleodoranti fabbriche fumanti. Un perverso meccanismo (circolo vizioso), in virtu’ del quale, se intendi mantenere il lavoro, devi acquistare cio’ che hai contribuito a produrre per assicurarti il salario o lo stipendio ”’ risultato ultimo di una condizione delirante di moderna schiavitu’ a piede libero, che ha defraudato l’individuo del suo sacrosanto tempo libero e di una vita degna, omologandolo all’idea dominante di sfruttamento sistematico, imposta dal Sistema Padrone Schiavista.
Partendo dal televisore, lavatrice, frigorifero, play station e cellulare, passando per tutto quel luna park di tecnologia ludica e infantile, fino all’ultimo piu’ schifosissimo yogurt snellente e cremina rassodante, rappresentano tutti quanti insieme, il frutto velenoso di un lavoro sporco derivante da un’occupazione che ha privato l’uomo di ogni barlume di dignita’ e di prospettiva culturale, trasfigurandolo in una macchina che respira, senza un’anima e una logica!

Se non fosse la stessa ‘massa’ (tutti noi) ad avere alimentato per decenni gli stomaci senza fondo ‘dell’imprenditoria dell’effimero’, le fabbriche avrebbero gia’ chiuso da tempo e l’economia derivante dalla catena di montaggio, non sarebbe mai divenuta. Il risparmio dei cittadini che oggi, agli occhi del Sistema e’ visto come una sciagura planetaria, e’ stato per millenni il vero punto di forza di ogni societa’ sensata e civile che, in ragione di questo, proiettava nel futuro la sua continuita’.

Il Sistema dunque non si e’ auto/generato ma e’ cresciuto e si e’ sviluppato fino a questo punto, perche’ sistematicamente e metodicamente alimentato dall’insensatezza complice dei nostri comportamenti individuali e quotidiani.

Nel frattempo gli imprenditori delocalizzano le loro fabbrichette di merda nei paesi poveri, per incrementare i loro profitti speculando sui bisogni primari e ineludibili della gente. Il tasso di disoccupazione nazionale sale di ora in ora e molto presto, quando la cassa di integrazione, la mobilita’, i sussidi assistenziali e ammortizzatori sociali, avranno prosciugato le ultime speranze di sopravvivenza dei lavoratori, il Sistema Bestia dichiarera’ candidamente che il lavoro e’ un ritorno al passato, e la morte per inedia, il futuro.

Per tanto, quando sento ancora parlare di crescita e di sviluppo come i soli strumenti idonei per combattere la crisi del capitalismo, mi vengono i brividi e, ancora di piu’, prendo coscienza di quanto, le ‘conquiste’ di questo secolo, siano state nefaste per tutta l’umanita’.
Oggi abbiamo toccato il picco massimo di ogni bene prodotto e piu’ fantasiosa aberrazione, e qualsiasi tentativo a proseguire e perseverare in questa direzione, si e’ reso impraticabile e suicida. La nostra relativa salvezza, diversamente, sta nella ‘decrescita’: una riduzione netta e pragmatica dell’attivita’ economica industriale e tecnologica, fino al suo azzeramento.

Tornare al passato, dunque, e’ il percorso piu’ praticabile e meno utopico, contrariamente del perseverare in questa direzione. Solo con un radicale intervento di riconversione del Sistema, potremo limitare i danni di una tragedia annunciata dai contorni apocalittici! Alla disoccupazione dilagante del comparto industriale, dobbiamo rispondere con un ritorno, alla terra. Altre soluzioni non ce ne sono e, ‘chi tardi arriva, male alloggia’.

(Tratto da: http://www.stampalibera.com)

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