Incidenti derivati alla JP Morgan

Tra i tanti effetti della crisi uno e’ senza dubbio l’aver rivelato all’opinione pubblica di tutto il mondo i comportamenti spesso perversi del sistema finanziario a livello nazionale ed internazionale e mostrato la conseguente necessita’ di una sua grande riforma.

Come anche scrivevamo in un articolo recente, rispetto all’urgenza di tale cambiamento i comportamenti dei vari governi, delle istituzioni finanziarie internazionali, delle stesse imprese bancarie e delle altre organizzazioni imprenditoriali operanti nel settore nel mondo occidentale si sono peraltro rivelati sino ad oggi largamente inadeguati rispetto alle necessita’. Ora gli avvenimenti che hanno come centro la statunitense JPMorgan Chase, la piu’ grande banca statunitense, di cui si parla tanto sui giornali in queste settimane, ripropongono con forza sulla scena tutte le carenze dell’attuale situazione e la necessita’ di interventi di riforma radicali.
La questione e’ venuta improvvisamente alla ribalta dell’opinione pubblica a partire dal momento in cui, in un giovedi del mese di maggio, Jamie Dimon, principale responsabile della banca statunitense, ha convocato gli analisti finanziari in una conferenza improvvisata ed ha annunciato loro che la stessa banca aveva perso di recente piu’ di 2 miliardi di dollari nelle sue attivita’ di trading, restando peraltro abbastanza vago sui particolari della questione.

Dimon informa, comunque, che la perdita si e’ verificata nel settore dei derivati complessi, in particolare nell’area dei credita’ default swaps (cds), strumenti che avevano gia’ giocato un ruolo cosi nefasto in generale nella crisi del 2008. Nei giorni successivi si faceva peraltro largo la consapevolezza che il livello delle perdite era probabilmente destinato ad aumentare ”lo stesso Dimon aveva annunciato che la situazione poteva peggiorare facilmente-, cosa che sembra stia puntualmente avvenendo; in effetti, al cumulo delle perdite precedenti, si e’ gia’ aggiunto, nel momento in cui scrivo queste note e secondo quanto riferisce la stampa, almeno un altro miliardo di dollari o forse due.

Bisogna sottolineare che, paradossalmente, le operazioni di cui si parla erano state messe in campo proprio per coprirsi da eventuali perdite su delle altre operazioni.La vicenda ha risvegliato l’attenzione su di uno strumento, quello dei derivati, che qualcuno magari riteneva fosse stato seppellito dalla crisi del 2008. In realta’ i giornali ci informano che essi costituiscono ancora oggi una massa incontrollata che vale ben 650 trilioni di dollari.Il buco e’ stata provocato in sole sei settimane da un singolo trader, tra i piu’ noti ed apprezzati sul mercato, nell’ufficio di Londra della banca. Va, inoltre, sottolineato che nei giorni successivi all’annuncio delle perdite, in borsa i titoli della banca hanno perso sino a 13 miliardi di dollari.

E’ opportuno a questo punto peraltro ricordare due cose importanti: 1) la banca era uscita sostanzialmente senza danni dalla stessa crisi che aveva invece falciato o messo in difficolta’, come e’ noto, diversi altri istituti del paese, tanto che il prestigio di Dimon era in questi anni molto cresciuto ed egli era diventato una specie di autorevole portavoce del settore; 2) d’altro canto, non e’ tanto la cifra delle perdite in se che appare rilevante – il bilancio della banca le puo’ sopportare senza grandi problemi – ma il fatto che lo stesso Dimon si presentasse con molta arroganza e presunzione da diversi anni come forse il piu’ accanito nemico dei tentativi dell’amministrazione Obama di riformare in qualche modo il sistema finanziario e in specifico il settore dei derivati, sostenendo, tra l’altro, che ogni cosa era sotto controllo, che gli istituti bancari sapevano benissimo quello che facevano e che essi non avevano bisogno che il governo guardasse loro le spalle. Ad un certo punto aveva anche affermato che alcune nuove norme che l’amministrazione Obama voleva introdurre erano antiamericane. La banca era peraltro nota per avere un sistema di risk management molto avanzato. Abbiamo assistito cosi ad una delle tante nemesi della storia. In effetti, se le norme della Dodd-Frank fossero gia’ state approvate, la perdita rilevata non ci sarebbe probabilmente stata.Un’altra cosa che colpisce in quanto e’ accaduto e’ quella che il sistema bancario, incurante delle conseguenze, e’ tornato imperterrito a perseguire le stesse operazioni speculative e gli stessi giochi pericolosi di prima, che possono portare a grandi perdite per i singoli istituti e a minacciare di riflesso il sistema nel suo complesso, mentre comunque i pubblici poteri, dopo ben quattro anni dallo scoppio della crisi, non sono stati in grado o non hanno voluto cambiare adeguatamente le cose. Ricordiamo, peraltro, che in realta’ qualche anno fa era stato approvato il Dodd-Frank Act, che in teoria, attraverso la cosiddetta Volckler rule, impedirebbe le attivita’ di trading in proprio agli istituti bancari, mentre esso prevede anche nuove e piu’ stringenti regole sui prodotti derivati.Ma, grazie alle attivita’ di lobbying di banche come la Morgan, nonche’ all’ostruzionismo dei repubblicani per quanto riguarda la messa in opera delle regole ed infine alla stessa complessita’ del sistema delle nuove regole, la legge e’ ancora per larga parte inapplicata e stanno comunque andando avanti vari tentativi per annacquarla. Il piu’ autorevole nemico della legge era prima dello scandalo proprio il signor Dimon.

In ogni caso ora l’FBI, la Sec ed altri organismi federali hanno aperto delle indagini sull’accaduto, con un correlato rischio di incriminazione per i responsabili.J. Dimon ora non solo chiede scusa per il disastro, ma e’ arrivato a dire che le nuove norme Dodd-Frank non sono poi tanto male. Meglio tardi che mai. Peraltro, ora il Congresso e il Senato non hanno piu’ alibi e devono portare avanti al piu’ presto la nuova normativa; almeno a questo lo scandalo potrebbe forse essere servito.

(Tratto da: http://www.finansol.it)

Be the first to comment on "Incidenti derivati alla JP Morgan"

Leave a comment