Agroecologia, biodiversita’, alimentazione biologica. Quali sono i diritti dei cittadini e degli agricoltori? Quali, invece, i doveri delle istituzioni? Ce ne parla l’agroecologo Giuseppe Altieri, in questo intervento tenuto al Corso ECM di Messina ‘Sicurezza alimentare: Sorveglianza, Ricerca e Informazione’.
L’agricoltura industriale rappresenta la principale causa di inquinamento mondiale
La Fame e la Sete, dei mercanti
E’ di pubblico dominio che l’agricoltura industriale rappresenta la principale causa di inquinamento mondiale e gli allevamenti intensivi producono piu’ CO2 e metano (gas serra) di tutti i trasporti mondiali, riguardanti soprattutto prodotti agroalimentari che solcano gli oceani della globalizzazione.
Purtroppo pero’, montagne di ‘fesserie pseudoscientifiche’ vengono buttate in pasto ai mass media, proponendo pericolosi OGM per la crisi produttiva dell’agricoltura, gli sconvolgimenti climatici, la carenza idrica e la desertificazione, causate proprio da pesticidi, diserbanti, disseccanti ed OGM che distruggono l’humus (con incremento ulteriore di gas serra) e provocano alluvioni per mancanza di trattenimento d’acqua nei terreni, compromettendo la salute di agricoltori e consumatori.
Si vuol preparare la gente alla fame e alla sete, quella dei mercanti che monopolizzano i mercati agricoli, speculando sui bisogni primari,mentre i prezzi pagati agli agricoltori hanno raggiunto il minimo storico, con la paglia(12 €/q.le)che vale piu’ del grano (11,5 €/q.le) e le arance pagate 8 centesimi al kg. Mai successo nella storia umana.Come si e’ arrivati a tutto cio’?
Oggial mondoalleviamo miliardi di bovini equivalenti (corrispondenti a 3 maiali, 7 pecore, 100 polli) che mangiano almeno come 20 miliardi di persone (!), in ‘fabbriche animali’ piene di medicine e ormoni. Li nutriamo con mais, soia e altri prodotti e sottoprodotti agro-zootecnici industriali (OGM, deiezioni dei polli, ecc).
Le coltivazioni intensive consumano piu’ petrolio dell’energia solare fissata attraverso la fotosintesi (carburanti, chimica, conservazione, trasporti), in un sistema dove lunghi stoccaggi espongono i cereali a notevoli perdite e sviluppo di micotossine, con il 50% di ortaggi e frutta buttati senza essere consumati! Massacriamo da 50 anni i terreni piu’ fertili e produttivi, accumulando molti residui chimici, soprattutto nelle carni, che si fissano negli organi umani, al vertice della catena alimentare.
Ci stiamo mangiando l’eredita’ dei padri, lasciando i figli senza futuro.
L’Italia usa il 35% di tutti i pesticidi europei
Mentre 1 miliardo di esseri umani soffrono la fame nera
L’Italia usa il 35% di tutti i pesticidi europei (in continuo aumento), con 118 residui chimici nelle acque di falda (ARPA-ISPRA). ‘Concause aggravanti’ che moltiplicano gli effetti tossici sul metabolismo umano e il DNA. E mentre il ‘Bel Paese’ conquista il record mondiale dei tumori infantili superando gli USA (OMS), con incremento annuo doppio (2%) rispetto alla media UE (1,1%), l’aspettativa di vita sana italiana crolla di 10 anni dal 2004 ad oggi (Eurostat). I tumori aumentano parallelamente al mercato dei pesticidi (dati significativi in Veneto), cosi come la spesa per malattie, che supera l’80% dei bilanci regionali. E la chiamano sanita’.
Disseccanti ‘arancio’ distruggono il paesaggio italiano e, come non bastasse, nell’indifferenza di Sindaci ed USSL, si irrorano strade, piazze e palazzi, quando esistono mezzi naturali piu’ efficienti per controllare erba, zanzare, mosche. Un lavoro sporco e nascosto delle ditte produttrici e distributrici di Biocidi chimici.
In FranciaMonsantoha subito multe salateper pubblicita’ menzognera, avendo per anni indottrinato agricoltori e cittadini sull’innocuita’ del disseccante Glifosate, che molti usano addirittura nei giardini di casa, mentre in Argentina e’ stato vietato dai tribunali. Prodotto pericolosissimo che va bandito immediatamente. I responsabili di questi attentati alla salute umana e all’ambiente sono noti. I Sindaci, tutori della Salute, dovrebbero vietare i pesticidi chimici nel territorio dichiarandolo biologico.
Bisogna fermarsi subito, anche perche’… e’ gia’ troppo tardi.
Prima che tradizioni e culture, biodiversita’ e territori, economie e sicurezze alimentari, salute ed ambiente vengano spazzati via, definitivamente. E i terreni dei contadini falliti finiscano nelle mani dei nuovi latifondisti mondiali multinazionali.
‘Troppo cibo per poter mangiare tutti’
L’eccedenza in ogni settore agroalimentare, ottenuta a danno della natura e delle popolazioni piu’ deboli semischiavizzate, crea il crollo dei prezzi alla produzione a vantaggio di speculatori che invadono i mercati internazionali, mettendo a rischio le sicurezze alimentari e sanitarie di tutti i paesi e le loro economie agricole tradizionali.
In Italia 800.000 ditte agricole han chiuso negli ultimi 10 anni (Coldiretti), un indotto di 3 milioni di lavoratori e 3 milioni di ettari abbandonati.
E ci preoccupiamo della FIAT, per poche migliaia di lavoratori, che dovrebbero tornare subito in agricoltura, approfittando proprio della crisi industriale, e dei fondi UE per nuove partite Iva agricole (50.000 €, nda). Molte famiglie non hanno soldi sufficienti per mangiar bene e comprano ‘cibo spazzatura’ nei discount, non e’ meglio coltivare un orto o andare a lavorare in campagna?
Molte famiglie non hanno soldi sufficienti per mangiar bene e comprano ‘cibo spazzatura’ nei discount
Agroecologia e Sovranita’ alimentare
Sovranita’ alimentare attraverso produzioni biologiche tradizionali, biodiversita’ locale e filiere corte o dirette, dai produttori ai consumatori. Dove se non in Italia?
Il paese piu’ ricco di biodiversita’ e tradizione sta subendo un attacco mortale al suo patrimonio primario, agricolo e sementiero, ed alla salute del suo popolo.
Mentre l’80% del Sud America e’ autosufficiente, coltivando solo il 30% dei terreni agricoli marginali e meno produttivi, in collina e montagna, dove sopravvive solo l’agricoltura tradizionale.
In India 800 milioni di contadini garantiscono la sovranita’ alimentare del paese, anche se milioni di tonnellate di derrate vengono distrutte nei magazzini, invece di destinarle ai poveri delle citta’ che non hanno soldi per mangiare.
Dati FAO dimostrano che in tutti i sistemi agricoli mondiali, con l’aumento delle superfici aziendali diminuisce notevolmente la produttivita’ per ettaro di terreno perche’ l’industrializzazione non rende possibili consociazioni colturali e corretti avvicendamenti. Molti sistemi di ‘policoltura’ sullo stesso terreno ed ‘agricultura sinergica’ (es. mais con fagioli, zucche e zucchine) consentono produzioni per ettaro doppie e triple di quelle industriali, conservando l’ambiente, la salute e la fertilita’ dei terreni.
E producono posti di lavoro dignitosi, in una agricoltura nel contempo moderna e tradizionale, in sostanza Agroecologica.
Cuba, ridotto alla fame nel 1989, per l’embargo e l’abbandono dei sovietici, si e’ rimboccata le maniche e in dieci anni di Periodo Especial ha ricostruito un tessuto rurale, recuperando l’autosufficienza alimentare e sanitaria (Medicina Naturale), con sistemi di produzione biologici avanzatissimi. Di necessita’ virtu’… (G. Altieri, La rivoluzione della Naturaleza, Mediterraneo, n° 3).
Sovranita’ alimentare attraverso produzioni biologiche tradizionali, biodiversita’ locale e filiere corte o dirette, dai produttori ai consumatori. Dove se non in Italia?
‘Cibus in primis’
Cosi nell’antica Roma, laddove non serviva l’appellativo ‘biologico’. E nemmeno 50 anni fa, come ci ricorda lo splendido documentario di Enrico Bellani Respiro di Terra (1973), l’agricoltura tradizionale umbra fu sottoposta al primo assedio dei Mercanti di Pesticidi. Non si tratta di rifiutare la meccanizzazione e tornare alla zappa, anche se un grande sviluppo dell’orticoltura familiare, sociale e ‘condominiale’ e’ oggi auspicabile, grazie alla crisi economica e finanziaria per troppi capitali in poche avide mani.
Liberiamo l’agricoltura da pesticidi chimici, inutili e tossici, venduti da una fitta rete di commercianti senza scrupoli e senza ricetta (la legge e’ in parlamento da almeno 20 anni) ne’ assistenza tecnica indipendente (su cui la comunita’ europea aveva pur investito molte risorse negli anni ’80-’90), finita nel lavoro burocratico dei sindacati agricoli – che concertano le politiche regionali, spesso in conflitto di interessi, per la loro partecipazione in Consorzi agrari e Cooperative che ritirano raccolti e vendonochimica esemi -, o in societa’ di servizi d’assistenza, conconcorrenza sleale verso i professionisti Agronomi e Periti Agrari.
Liberiamola inoltre dall’industria di trasformazione agro-alimentare ‘truccata’ per i supermarkets e, soprattutto, dal commercio speculativo che lascia agli agricoltori meno del 20% del prezzo pagato dal consumatore.
Facciamo la spesa in campagna attraverso filiere corte (GAS) o dirette dal produttore al consumatore; insegnando ai nostri figli odori e sapori veri della natura, il ‘sacro’ profumo del letame.
Se un GAS di 100 famiglie acquista 200 € al mese per famiglia di alimenti biologici (20.000 €), lasciando agli agricoltori il 60% del prezzo finale, abbiamo 8.000 € al mese per organizzare l’offerta, la domanda e la consegna a domicilio, furgoni ecologici inclusi (4 posti di lavoro). Cosa aspettiamo a sviluppare ‘Econologia’ (economia ecologica) e Commerci Equi?
Ed allora e’ proprio il caso di dire ‘Mangiacomeparli’.E ne abbiamo fatto anche un marchio a garanzia dei consumatori, 100% italiano, 100% biologico, 100% libero da OGM.
Il potenziale occupazionale nazionale e’ di almeno 500.000 posti di lavoro (ISFOL).Che aiuterebbero il ripopolamento delle campagne ed il recupero dell’agricoltura periurbana, per un altro milione di lavoratori. Cui si aggiungono almeno 20.000 tecnici agroecologi indipendenti.
Tutto cio’ e’ previsto dalle norme AgroambientaliEuropee (dal 1992), obbligatorie e prioritarie nei Piani di Sviluppo Rurale, le ricchissime finanziarie agricole regionali.Ma le cose, purtroppo, non sono andate come i legislatori europei avevano previsto e le regioni, con miopia cronica, hanno per lo piu’ contrastato gli obiettivi della politica comunitaria agroambientale.
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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