rreva l’anno 1997, il comandante partigiano era calabrese ma la sua divisione aveva difeso dai nazifascisti le montagne del Piemonte, intorno alla valle di Susa. Era una piccola armata mista, fatta di piemontesi e di terroni come il primo organizzatore dei ribelli, l’alpino abruzzese che li aveva raggruppati in montagna dopo l’8 settembre del ’43. Allora, i nemici che avevano di fronte erano due: fascisti e tedeschi. Ma quel giorno del ’97, il nemico divenne uno solo: l’esercito nazista. Le brigate nere furono semplicemente cancellate dalla memoria ufficiale. Italiani-contro? Guerra civile? Niente: colpo di spugna. Una storia troppo pericolosa da ricordare, dato che nell’aria spirava un altro vento del Nord, quello della secessione leghista. Meglio dunque fingere che la Resistenza fosse stata solo una guerra patriottica. Peccato che il massimo cerimoniere della mistificazione fosse nientemeno che l’uomo del Colle, il presidente della Repubblica. (continua…)
(Approfondisci la notizia su: http://www.libreidee.org)
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