Da qualche anno è riapparsa nel Web l’antica questione relativa alla corretta intonazione da dare agli strumenti musicali aperta secoli fa da musicisti come Giuseppe Verdi e altri. A quei tempi si era giunti alla conclusione che la frequenza da assegnare al La scientifico era di 432 Hz e a tale risultato si era giunti soprattutto tramite osservazioni di carattere astronomico e conoscenze relative alla voce umana. Nonostante ciò, non si sa come, esiste tutt’oggi una normativa che assegna al La di riferimento per l’intonazione degli strumenti una frequenza di 440 Hz. Molti dettagli su questi fatti possono essere trovati nel Web (non è lo scopo di questo articolo approfondire tali questioni).Possiamo iniziare invece facendo qualche semplice considerazione:
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Il suono influenza la nostra biologia [1]
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Esistono frequenze che producono assonanza (benessere) e altre dissonanza (malessere) [1]
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La musica è composta da suoni le cui frequenze dipendono oltre che dalla frequenza di riferimento anche dal modello di scala che si utilizza.
Senza entrare nell’ulteriore dibattito relativo alle scale musicali [2], sicuramente l’intonazione da dare agli strumenti non sembra debba essere arbitraria e nemmeno trascurata.
Partendo da considerazioni scientifiche che ci potrebbero guidare nel capire quali siano le frequenze coerenti con la nostra biologia si potrebbe citare la frequenza di risonanza di Schumann (7.83 Hz). Sono stati condotti studi sull’influenza di tale frequenza elettromagnetica sulla pressione sanguigna [3], sull’attività cerebrale [4] e più in generale sull’attività biologica terrestre [5]. Tutti i risultati di questi lavori hanno dimostrato come, di fatto, noi siamo influenzati positivamente da tale campo elettromagnetico. A questo punto, se prendiamo 7,83 Hz come frequenza di riferimento in perfetta armonia con la nostra biologia, è scientificamente corretto approssimare tale valore a 8 Hz ed utilizzare quindi una scala musicale equo-temperata basata su questo numero? Se invece di partire dagli 8 Hz, utilizzassimo la frequenza di risonanza di Schumann (senza approssimazioni) e la scala temperata per il calcolo dei diversi intervalli musicali, troveremmo in realtà un La centrale di 430,54 Hz anziché 432 Hz. A questo punto potrebbe sorgere la questione di quale sia il range di frequenze entro il quale si ha ancora beneficio e al di fuori del quale invece si ottiene l’effetto opposto. Sempre facendo riferimento agli 8 Hz c’è inoltre chi sostiene che l’effetto benefico di una musica intonata con la biologia si ha solamente se tutte le note della scala musicale sono multiple di 8 [6].
Di fatto però, secondo la mia attuale conoscenza e ricerca, non esiste alcun lavoro nella letteratura scientifica che affronti questo problema. Di conseguenza la questione relativa all’influenza dell’intonazione musicale sulla nostra biologia rimane ancora aperta. Molti studi sono stati fatti utilizzando suoni binaurali con risultati molto positivi ma nessuno ha preso in considerazione l’effetto di una diversa intonazione.
Le intuizioni e le osservazioni relative agli 8 Hz sono senza dubbio molto interessanti e stimolanti ma dovranno prima o poi essere confermate da dati sperimentali riproducibili. Solo allora, se i risultati saranno positivi, si potrà parlare di una vera e propria rivoluzione musicale.
NOTE
[1] Franco Bistolfi, Suoni e Vibrazioni sull’uomo – rischio, beneficio. Omicon Editore
[2] Alessio Di Benedetto. All’origine fu la vibrazione. Nexus Edizioni.
[3] G. Mitsutake, K. Atsuka, M. Hayakawa, M. Sekiguchi, G. Cornelissen, F. Halberg. ‘Does Schumann resonance affect our blood pressure?’. Biomedicine & Pharmacotherapy, 59 (2005) S10-S14.
[4] N.J. Cherry. ‘Human intelligence: The brain, an electromagnetic system
Articolo tratto dal sito cinque ciottoli it
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