L’assalto all’indigenza

Qualche secolo fa, in Sicilia, una compagnia di guitti ebbe la sfortuna di transitare nelle vicinanze di un paese dove era appena successa una moria di persone uccise dalla peste o da qualche altra malattia infettiva. Non ricordo dove l’ho letto, ne’ sono riuscito a trovarne traccia su internet, ma l’epilogo di questa storia e’ esattamente quello che avete pensato: gli artisti girovaghi furono fermati e massacrati sul posto, in quanto riconosciuti colpevoli di aver portato la sventura in quelle contrade. Ovviamente, ancora non si conosceva l’esistenza dei microbi e tale episodio, del tutto verosimile, e’ uno dei tanti esempi dell’atteggiamento ostile di una particolare comunita’ o tribu’ nei confronti di un’altra comunita’, di un altro gruppo o etnia o comunque del cosiddetto diverso.

Sulla paura del diverso, che si trasforma in odio dando luogo ai pogrom, sono stati scritti fiumi d’inchiostro, che vanno a mescolarsi con quelli di sangue. La storia della Colonna Infame, del Manzoni, racconta un fatto specifico, paradigmatico, che e’ passato nel sentire comune con il modo di dire: ‘Dagli all’untore!’.

C’e’ chi dice che l’assassinio dei due senegalesi, l’assalto al campo Nomadi di Torino e la strage del Belgio, siano esperimenti segreti per mettere a punto tecnologie di condizionamento mentale tra cui la piu’ famosa e’ quella denominata MK-ultra.

 

Dell’episodio di Firenze e di quello del Belgio non so, ma per quanto riguarda l’incendio delle roulotte dei Rom lo escludo. Ci riusciamo benissimo da soli. Senza aiutino. Prima che arrivassero le ondate di extracomunitari dal nord Africa, dall’America latina e dall’Asia, la presenza degli zingari in Italia creava a volte situazioni imbarazzanti e ci obbligava a interrogarci sul nostro essere o meno razzisti. Film come ‘Italiani brava gente’, con Raffaele Pisu, forse hanno contribuito a fornire un’immagine falsata della nostra vera natura, per nulla diversa da quella dei peggiori WASP responsabili del razzismo statunitense o dei sudafricani bianchi dell’Apartheid.

Un articolo uscito su un quotidiano nazionale [1] ha messo a confronto due episodi di segno opposto. Secondo le intenzioni dell’articolista, tali due episodi avrebbero dovuto evidenziare le opposte anime del popolo italiano, ma secondo me non e’ cosi.

Nel primo caso, successo a Palermo, una ventina di bambini Rom rischiava di morire di fame perche’, in seguito ad una perquisizione, essendo state trovate pellicce, argenteria e gioielli rubati nel loro campo, ventuno zingari maschi erano stati arrestati e sei donne messe agli arresti domiciliari nelle loro roulotte. Non potendo allontanarsi, non potevano nemmeno procacciare il nutrimento ai loro figli. Accortasi della situazione, la gente del posto, prima, e il Comune, poi, portarono vestiti, giocattoli e pasti caldi, finche’ alle donne gli arresti domiciliari non furono revocati.

Nel secondo caso, successo a Genova, una quarantina di uomini adulti assali i poliziotti fuori dalla pretura mentre tre ragazze Rom venivano fatte uscire per essere trasferite in carcere. Quando arrivarono i rinforzi della polizia, i Rom scapparono, ma non ci fu alcun intervento della popolazione civile. Dunque, se l’episodio di Palermo denota encomiabile spirito di solidarieta’, quello di Genova non mostra necessariamente un atteggiamento ostile da parte della popolazione, perche’ i protagonisti furono i Rom da una parte e i poliziotti dall’altra.

La stessa cosa non si puo’ dire della raccolta di firme fatta a Pozzuolo del Friuli [2] per chiedere il divieto di accampamento degli zingari nel territorio comunale, dopo che erano stati allontanati da Mortegliano, un paese delle vicinanze.

A Prato, in Toscana, e’ andata anche peggio [3] perche’ gli abitanti di Via Purgatorio (!) hanno alzato una barricata con i cassonetti delle immondizie, per impedire ad una carovana di tre roulotte e altrettante macchine di accedere al campo nella zona dell’ex ippodromo.

Ma cio’ che e’ successo a Palermo sette anni dopo [4] il summenzionato episodio di solidarieta’ e’ preoccupante, dal momento che i genitori degli alunni della scuola Bentivegna chiesero al preside di sfoltire le classi frequentate da troppi bambini Rom, oltretutto non molto rispettosi dell’igiene. A detta di tali genitori, i troppi alunni Rom avrebbero rallentato i programmi didattici non capendo bene l’italiano e danneggiando quindi i bambini palermitani. Le maestre, pero’, presero le distanze da tale petizione.

Verrebbe da chiedersi come nel giro di sette anni la percezione del ‘diversamente sedentario’ sia cambiata agli occhi dei palermitani, oppure se il caso dei pasti caldi elargiti ai bimbi Rom sia stato gia’ da prima l’eccezione che confermava la regola.

In ogni caso, la storia dei ‘figli del vento’ in Occidente e’ costellata di episodi di ostilita’ nei loro confronti. Che i furti siano causa o effetto di tale atteggiamento da parte di noi sedentari, conta poco, perche’ l’essenza del fenomeno vede la maggioranza ricca dare addosso a una minoranza povera. Nel corso della storia e’ sempre stata la maggioranza ad imporsi sulle minoranze. Lo si e’ visto nelle guerre di religione, laddove la lotta consisteva principalmente nel cercare di ribaltare le percentuali, cosi da guadagnare maggior potere sulla parte avversa. Di modo che non si e’ dato solo il caso di cattolici che sterminavano protestanti, ma anche di protestanti che sterminavano cattolici e in India si sono visti induisti sterminare musulmani, ma anche musulmani sterminare induisti.

Gli unici che si chiamano fuori da queste carneficine sembrano essere i buddisti, a meno che non si voglia citare la repressione poliziesca da parte della polizia cingalese, buddista, nei confronti delle Tigri Tamil, induiste, ma in quel caso non si puo’ parlare di razzismo allo stato puro, bensi di rivendicazioni identitarie nazionali, analoghe a quelle corse, basche e sudtirolesi.

Un episodio apparentemente avulso da quanto detto finora, mostra invece che le masse sono capaci di aggregarsi e diventare insensatamente pericolose quando pensano di subire un determinato disagio e di volervi porre rimedio.

Un centinaio di uomini provenienti da una vicina sagra paesana [5], molti probabilmente ubriachi, circondo’ la roulotte in cui viveva l’allora quarantanovenne Gabriella Boato, insieme a parecchi cani. Il comune di Pasian di Prato le aveva concesso lo spazio per parcheggiare vicino al polisportivo. La causa scatenante erano proprio i cani, colpevoli di essere stati lasciati liberi, quel giorno, per qualche ora. Non risulta che sia stato fatto del male alle bestiole, ma decine di uomini che lanciano insulti a una donna sola, asserragliata in una fragile roulotte, e’ gia’ di per se’ un evento disdicevole.

Per essere presi di mira dalla marmaglia non e’ necessario quindi essere Rom, basta essere cinofili e isolarsi dalla comunita’. Anche a me e’ successo qualcosa del genere, ma non intendo parlarne qui, ora, perche’ l’argomento di questo articolo e’ la tendenza dei cosiddetti normali, omogenei tra loro e socialmente integrati, ad infierire sugli indigenti, forse in base al proverbio che dice: ‘Pancia piena non capisce pancia vuota’. E poi, fino a questo momento, non sono mai stato un indigente.

Le barricate di Prato, le petizioni di Palermo e Pozzuolo del Friuli e gli ubriaconi di Pasian di Prato (che non c’entra con la citta’ toscana dei tessuti), non scaturiscono tanto da gente ricca che non capisce i disagi e le vicissitudini della gente povera, ma da persone che si fanno forza del numero e che credono di essere dalla parte della ragione, mentre i diversi, per il solo fatto di essere diversi, starebbero da quella del torto.

Se le condizioni economiche attuali andranno sempre piu’ peggiorando, sara’ sempre piu’ evidente che si tratta di una guerra tra poveri ed episodi di razzismo come quello di Torino saranno sempre piu’ frequenti.

La casta dei banchieri illuminati che domina perfidamente il mondo si frega le mani e gongola tutte le volte che ci scanniamo tra di noi e che diamo ascolto al scimmiesco cervello rettiliano invece che all’evoluta corteccia cerebrale, dove hanno sede i migliori sentimenti di pieta’ e compassione che siamo riusciti a generare come specie.

Fare assalti all’indigenza, che si tratti di gitani malfamati o di zoofili squinternati, significa manifestare il peggio del peggio del nostro repertorio, offrire squallidi spettacoli alla vista dei visitatori alieni che ci osservano e fornire una pessima educazione ai nostri figli. Che sicuramente s’incaricheranno, prima o poi, d’imitare i loro sciagurati genitori.

 

 

 

Note:

[1] Repubblica del 24.11.87

[2] Messaggero Veneto del 3.10.94

[3] Manifesto del 31.08.94

[4] Manifesto del 5.10.94

[5] Messaggero Veneto del 5.09.94

(Tratto da: http://www.stampalibera.com)

Be the first to comment on "L’assalto all’indigenza"

Leave a comment