Alessandro, La cultura e’ un bene che genera vita. Questo terribile momento di crisi che il mondo sta vivendo contiene forse una grande occasione: salvare soltanto quelle cose che ne generano altre. Conservare solo cio’ che davvero serve a rendere la vita possibile e bella.Per questo e’ importante avere una storia e saperla proteggere e raccontare. Per questo bisogna coltivare la curiosita’ per capire e far propria anche la storia degli altri.In tutto questo possiamo essere molto piu’ forti dei mercati finanziari e della speculazione: delle montagne di denari che compaiono e scompaiono da un momento all’altro e della altrettanto volubile massa di oggetti che desideriamo, o fingiamo di desiderare, quando arriva Natale.
Di fatto quasi nulla di quelle cose che rischiano di sparire nella crisi economica ci serve davvero. Abbiamo gia’ tutto e ne abbiamo in abbondanza. […]Ci mancano semmai la giustizia della distribuzione e il gusto per la bellezza, senza il quale le nostre proprieta’ hanno il sordido aspetto di un raffazzonato bottino; che si tratti di mille euro o di centomila.
Qualche mese fa un uomo di 81 anni ha spiegato in una semplice frase che cosa e’ la cultura.La cultura della quale parlava era la sua terra, i luoghi nei quali e’ nato e vissuto. Ovidio Marras, 81 anni, pastore di Teulada e’ riuscito a bloccare una potentissima cordata di investitori che voleva (e vuole) costruire un mega centro benessere nel -quasi- ancora incontaminato Capo Malfatano, a poche decine di chilometri da Cagliari.
Ovidio e’ riuscito per il momento a bloccare l’albergo, visto che e’ proprietario del terreno sul quale, con prepotenza, e’ stata costruita la strada che dovrebbe servire a raggiungere il nascente complesso turistico.La proprieta’ e’ ancora un valore in questo paese, e i giudici non la possono ignorare.Ma non tutti i suoi compaesani sono d’accordo con lui. Bisogna costruire i grandi alberghi. Dicono in tanti. Combattere la disoccupazione con lo sviluppo. Siamo poveri, siamo disperati.Qualcuno ha anche avvelenato i cani e il gatto di Ovidio Marras.
‘La terra resta, i soldi se ne vanno’. Questo ha detto per spiegare perche’ si e’ intestardito nella sua lotta.Un uomo e’ uomo quando puo’ dire di vivere in un luogo che merita di esistere e di durare. Il mondo intero dovrebbe avere l’aspetto di un luogo che merita di esistere e di durare. Con meno alberghi sopra, forse; con meno sviluppo, ma con piu’ armonia.Perche’ davvero i soldi non restano: e non lo abbiamo mai saputo cosi bene come in questo periodo. E pensare di costruire il futuro solo sul denaro, anche in una zona povera come il sud-ovest dellaSardegna, significa disprezzare se stessi.
Soprattutto perche’, a voler essere pragmatici, in questo tipo di mondo, quasi tutto contaminato, l’occasione vera di sviluppo economico per la Sardegna e’ la sua purezza (quello che ne resta, quanto meno).Presto di paesaggi ancora carichi di dignita’ e armonia ne vorranno tutti. Anzi gia’ ne vogliono tutti, perche’ nel mondo ce ne sono sempre meno.E presto non ne avranno che coloro che hanno saputo applicare questo pragmatico e profondo principio: i soldi vanno, la terra resta. I soldi vanno, la bellezza resta. La cultura genera vita quando diventa terra, e da essa fruttifica sempre nuova bellezza. Voglio vivere nella mia cultura e assorbirne tutta la bellezza.
Agli abitanti di Teulada che ce l’hanno con il loro compaesano, perche’ credono che con la sua azione blocchi le possibilita’ economiche del loro territorio, do una buona notizia.Ho girato non poco il mondo e vivo da circa due anni in un paese, laFrancia, che e’ il paese piu’ visitato dai turisti sull’intero pianeta. In questo paese il turismo non cessa di accrescere il suo fatturato di anno in anno. Ebbene, ho soggiornato in piccoli paesi francesi, bellissimi, ma neppure vicini al mare, e men che meno vicini a spiagge meravigliose come quelle di Tuerredda. Eppure erano pieni di turisti, entusiasti e pronti a spendere tutto quel che potevano per la loro vacanza. Si trattava di paesi dignitosi, con case ben curate; nessuna costruzione fuori contesto. Campeggi municipali economici e funzionali, semplici alloggi da affittare presso gli abitanti del paese, oppure raffinati alberghi costruiti magari in edifici storici restaurati. Negozi che vendevano i prodotti locali, letteralmente zeppi di compratori. Le campagne di questi paesi erano coltivate (girasoli, mais, vigne, uliveti), oppure selvagge. Intatte. Attraversate solo da sentieri percorribili a piedi o in bicicletta. Puntellati di tavoli in legno nei quali ”’gratuitamente- i camminatori si possono fermare a consumare il loro pranzo al sacco, senza lasciare un solo pezzo di spazzatura in giro.
La gente di quei paesi pareva contenta dei turisti. Contenta di avere cosi tanti visitatori che gli danno di che vivere e, non pare vero, al tempo stesso gli ricordano ogni giorno quanto sono fortunati e quanto e’ bella la loro terra: che si tratti del Tarn, dei Pirenei, della Linguadoca o della Provenza.Davanti a ognuno di questi paesi c’e’ un cartello giallo con l’immagine di 1, 2, 3 oppure 4 fiori rossi, a seconda del giudizio che il paese si e’ guadagnato. Una commissione gira per la Francia e assegna il numero dei fiori a ogni paese, giudicando dal decoro delle strade, dal verde pubblico, dalla cura dei monumenti e del paesaggio. E prima ancora di visitare un paese il viaggiatore sa gia’ quanto gli abitanti di quel luogo sono orgogliosi di se stessi e della propria casa.
Oggi sono circa 12.000 i paesi e le citta’ francesi che hanno aderito a questa gara di dignita’. Ci si puo’ fare un’idea dei criteri seguiti visitando il sito delle ‘villes et villages fleuris de France’
Teulada ha tutto quello che le serve per essere cosi. Ovidio Marras non e’ l’ostacolo al suo sviluppo, ma semmai il punto di partenza. Capirlo e’ la prima ricchezza: tutte le altre verranno con la pazienza e con il lavoro.
(Tratto da: http://www.finansol.it)
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