Non vu cumpra”, ma vittime.

Lo si e’ detto tante volte: il razzismo si nutre di quotidianita’. Di gesti, parole, automatismi che si ripetono giorno dopo giorno. Presi singolarmente, sembrano insignificanti. Ma, tutti insieme, non lo sono. Perche’ assecondano i pregiudizi. E mantengono uno status quo in cui il diverso e’ sempre peggiore. Anche quando e’ vittima, a quanto si legge totalmente innocente, della volonta’ omicida degli ‘uguali’.
Ecco perche’ trovo sia niente meno che ‘razzista’ la decisione del sito di Libero di chiamare i due senegalesi uccisi a Firenzevu cumpra’‘. Non perche’, naturalmente, intenda in alcun modo giustificare un duplice assassinio. Ma perche’ perpetua quel senso di differenza (nessuno si sognerebbe di scrivere un termine cosi fortemente dispregiativo nel caso della morte di venditori ambulanti italiani ”’ ammesso che un simile termine esista) che in certi casi si traduce in convinzione di superiorita’. E in alcuni, estremi, in violenza. Non giustificata, ovviamente, ma tutto sommato rituale, quasi ordinaria o liberatoria. Come a Torino, solo qualche giorno prima. O, passando al piano verbale, come nella retorica leghista che ha avvelenato le coscienze degli italiani negli ultimi 20 anni. Nel caso in esame, poi, c’e’ l’aggravante: parlare in senso dispregiativo, razzista, di vittime di razzismo.
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