Fabbricando case

dal costruire il nuovo al recupero del costruitoPassare dal costruire il nuovo al recupero del tanto costruito? Per ritornare così alla casa e a una città in cui, gli spazi siano legati alle persone, e dove possano trovare posto le forme della produzione umana anche immateriali quali: la creatività, i saperi, gli affetti, le relazioni sociali. Serve uno scambio tra competenze urbanistiche, ecosistemiche, energetiche, geo-pedologiche, chimico-biologiche, geografiche, agronomiche, paesaggistiche, nonché una consapevolezza dei riflessi che le trasformazioni d’uso del suolo determinano sulla sfera economica e sul funzionamento delle organizzazioni sociali. L’attribuzione al suolo di uno status di bene comune richiede un percorso di maggior consapevolezza che non può non discendere anche da una elaborazione culturale

Ci sono tre livelli di violenza coinvolti nello sviluppo insostenibile.

Il primo è la violenza contro la Terra, che si esprime nella crisi ecologica.

Il secondo è la violenza contro le persone, espresso in povertà, miseria e esodi di massa per sfuggire alla fame .

Il terzo è la violenza della guerra e del conflitto, quando i potenti prendono in mano le risorse che si trovano in altre comunità e paesi per soddisfare il loro appetito che non conosce limiti.

La guerra alla terra si esprime sotto diverse forme, in questo articolo trattiamo il cosiddetto consumo di suolo.

Oggi le città si espandono, fagocitano pezzi di territorio qua e là, spesso senza logica, comunque in modo repentino.

Alla luce della sempre maggior dilatazione dello spazio urbano dal centro verso la periferia, è ragionevolmente prevedibile che I’area metropolitana si troverà a dover fare i conti con il permanere del fenomeno di crescita urbana e quindi  di una situazione di conflittualità ambientale, per effetto di maggiori carichi insediativi e di un più intenso consumo di risorse naturali, in una realtà che appare oggi già fortemente compromessa.

Da questo modello di insediamento estensivo conseguono inoltre l’inefficienza energetica, l’aumento dell’inquinamento a causa del ricorso obbligato ai mezzi di trasporto per spostarsi, il consumo di carburante, la perdita dell’identità dei luoghi…

Per far capire a tutti cosa può comportare un cambiamento di uso del suolo, repentino ed estensivo, basta pensare alla diminuzione delle aree permeabili conseguente ad una cementificazione: le acque superficiali non sono assorbite dal terreno e si muovono all’interno delle città, scorrendo e unendosi tra loro nelle strade…man mano queste acque assumono valori di portata importanti e generano allagamenti, inondazioni, alluvioni…e questa è solo una delle possibili conseguenze che si possono avere in seguito a questi consumi di suolo!

Le crescenti inquietudini riguardo l’erosione e della perdita di terreno a favore degli sviluppi urbanistici e dell’inquinamento del suolo indicano l’esigenza di un approccio sistematico alla tutela del suolo, che, secondo la decisione europea, deve contemplare:erosione e desertificazione;inquinamento generato da discariche di rifiuti e da attività industriali e minerarie;inquinamento atmosferico, idrico e generato da alcune pratiche agricole e dallo spargimento per concimazione di fanghi di depurazione contaminati da metalli pesanti;perdita di superficie, e quindi di terreno, a scopi edilizi;

ruolo del suolo come bacino di assorbimento del carbonio in relazione al cambiamento climatico.

Per quanto concerne l’Italia, una tra le regioni in cui il consumo di suoli ha raggiunto soglie insostenibili è la Liguria per la quale, già negli anni Sessanta, Giorgio Bocca  coniò le espressioni “Lambrate sul Tigullio” e “rapallizzazione” definendo l’urbanizzazione incontrollata di una zona di particolare interesse paesistico.

Ebbene, nel quindicennio 1990-2005, la già ampiamente cementificata Liguria ha visto consumare quasi la metà delle sue superfici che fino a quel momento erano risultate ancora libere.

A seguire, in termini di mal gestione e di consumo del suolo, vi sono Calabria e Campania dove l’urbanizzazione ha rovinato soprattutto le coste, occupando buona parte del suolo libero ancora disponibile.

In Germania la “legge Merkel” vigente  dal 1998 sulla limitazione del consumo di suolo, definisce obiettivi imperativi di riduzione dei consumi di suolo al cui raggiungimento concorrono i diversi Lender federali.

Si è consolidata dunque una pianificazione urbanistica fortemente orientata al benessere pubblico, con forte attenzione ai consumi di suolo, al verde e servizi, all’housing sociale, cui, da una decina d’anni, si è associata una crescente utilizzazione di modalità concertative e negoziali con i privati, gestite in modo assai determinato da parte delle pubbliche amministrazioni, secondo un modello decisamente interessante per possibilità di applicazione al panorama italiano.

In Italia a livello di sviluppo di piani e programmi di livello regionale e locale che prevedano trasformazioni d’uso del suolo, si rileva la mancanza di basi dati aggiornati sul consumo e sulla disponibilità di suoli liberi che rendono difficile produrre la valutazione ambientale e la definizione degli indicatori per il monitoraggio della componente ‘suolo’, ovvero la componente maggiormente e più direttamente interferita dalla pianificazione territoriale.

Il suolo rimane la risorsa contesa per eccellenza nel governo del territorio e quindi occorre rafforzare quanto più possibile sia gli strumenti tecnici sia quelli regolativi per consentire ai principi di salvaguardia ambientale e culturale di trovare sbocchi operativi efficaci ed efficienti.

Ciò è ancora lontano dall’essere percepito come un ‘debito’ che si matura a carico delle future generazioni, per le quali ad ogni perdita di suolo libero, corrisponde una riduzione della qualità delle condizioni ambientale e di vita nel futuro.

La dimensione locale è oggi quella che ha competenza diretta sulla maggioranza delle azioni che producono trasformazioni irreversibili d’uso del suolo.

Predisporre uno strumento di contabilità comunale dell’uso del suolo e delle disponibilità di superfici non urbanizzate e sottoutilizzate ( proprietà collettive) rappresenta un primo passo necessario per giungere ad affermare la responsabilità di chi amministra nei confronti della risorsa-suolo e, in ultima istanza, della comunità che da questa risorsa dipende.

Inoltre una contabilità del suolo, puntuale ed aggiornata, permette di verificare la sostenibilità dei piani e delle previsioni trasformative, nonché di monitorarne nel tempo l’efficacia, consentendo di mettere in campo tempestivamente azioni correttive.

Con l’obiettivo di individuare alcune possibili linee guida nel governo del consumo di suolo sulla scala locale Sargo consulenze cercherà di sviluppare analisi sui caratteri qualitativi delle trasformazioni d’uso dei suoli, (nuove dotazione di aree verdi, un’adeguata permeabilità dei suoli, politiche ambientali mirate di densificazione arborea, etc), al fine di verificare le scelte di pianificazione comunali e confrontare la lettura del consumo di suolo con altri indicatori significativi (demografici, occupazionali, energetici, edilizi).

Ingegneri, architetti, naturalisti, geologi, economisti, sono presenti nel nostro team di studio, naturalmente l’obiettivo che ci poniamo da quando la Cooperativa si è costituita e a quello di agire con le professionalità e le risorse locali affinché in ogni territorio rimangano stabili le esperienze e le competenze che si andranno a formare.

Angelo Cirasino @Fabbricando Case from Daniele Iannello on Vimeo.

Angelo Cirasino è ricercatore a contratto nel Dipartimento di Urbanistica e Pianificazione del Territorio dell’Università di Firenze, fa parte fino dalla fondazione della Società dei Territorialisti, ed affianca all’attività accademica quella di Responsabile nazionale della Comunicazione per la Rete del Nuovo Municipio.

Articolo tratto da Sargo Consulenze

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