A caccia di imbianchini, idraulici, parrucchiere. Comincia l’ennesima guerra tra poveri, mentre i grandi evasori, sempre impuniti, accumulano quattrini per i tempi bui. Nessuno mai li accuserà, nessuno neppure ce li mostrerà.
Non vi dico com’è andata a finire, perché questa storia non la racconto per dare addosso al nostro sistema fiscale. Non vi racconto del camioncino sequestrato, dei 50 mila euro di debiti, della casetta che forse finirà all’asta, delle banche che battono cassa. Di un imbianchino che in vent’anni di lavoro ha ampiamente dimostrato di essere capace, serio, di saper guadagnare col suo mestiere e poi magicamente è diventato un incapace che merita di chiudere bottega.
Volevo solo raccontarvi la storia di un ex evasore fiscale che conosco. O almeno, di uno di quelli che gli italiani credono essere gli “evasori fiscali”: imbianchini, idraulici, parrucchiere, merciaie, tassisti. Sono quelli che, nella nostra piccola vita quotidiana, vediamo ogni giorno e contro cui si concentra il nostro odio. Tutti gli altri, gli evasori veri, quelli che stanati renderebbero miliardi, noi non li incontriamo mai: vivono una vita talmente lontana dalla nostra che non ne immaginiamo neppure l’esistenza. Se qualcuno ha visto a Ballarò (min 26), l’altra sera, la lussuosa villa a tre piani con vetrate sul lago e servitù filippina, deve aver capito per forza che quella non può essere la villa di un imbianchino, un idraulico, un tassista, una parrucchiera. A cui non appartengono neppure i famosi capitali scudati.
Questo non è un post che “difende gli evasori”, questo è un post contro le guerre tra poveri. Le guerre tra poveri: qualcosa che da sempre mi disgusta e che combatterò sempre. Perché quando il dito indica l’idraulico, l’imbecille guarda l’idraulico. Invece di guardare il furbo dito che lo accusa.
Articolo scritto da Debora Billi su Crisis Blogosphere
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