(Fonte: Inviatospeciale.com/)
Merkel e Sarkozy alla spallata finale per imporre la leadership dell’asse Berlino-Parigi. Ma Cameron annuncia battaglia. Tutti mostrano nervosismo, ma un accordo ‘minimo” potrebbe essere stato gia’ scritto. In attesa di tempi migliori, per ora c’e’ troppo da perdere.
In queste ore i capi dei Paesi che fanno parte dell’Unione europea dovrebbero decidere il futuro dell’Euro e dell’istituzione sovrannazionale.
Pur con marcate differenze tra loro il cancelliere tedesco Angela Merkel ed il presidente francese Nicholas Sarkozy vogliono imporre una ‘riforma dei Trattati’ ed un nuovo sistema di vincoli di bilancio propedeutici per la formazione di un futuro sistema a due velocita’. Parigi e soprattutto Berlino non pensano all’Europa, ma ai propri interessi nazionali.
Il cancelliere, pero’, continua a non capire che la sua linea di intransigenza ha indotto, a partire dalla vicenda greca, un gravissimo aumento dell’instabilita’ in tutta l’area dell’Euro e che i continui scossoni che coi suoi comportamenti impone alla moneta unica (e quindi dell’Unione) non stanno procurando danni solo ai ‘deboli’ (Italia, Irlanda, Spagna, Portogallo e Grecia). L’epidemia, di questo passo, si potrebbe estendere anche alla sua ‘fortissima’ Germania. Il default generale, poi, priverebbe in un sol colpo la Repubblica federale di quasi tutti i mercati piu’ interessanti per la propria produzione industriale. C’e’ da scommettere che qualcuno piu’ intelligente non manchera’ di farglielo notare.
In questa situazione da presunta roulette russa si inserisce la posizione inglese, tanto per cambiare euroscettica. Il premier Cameron, con un Paese in guai seri e pressato dal suo partito e dai conservatori, ha annunciato di non voler accettare le condizioni di Parigi e Berlino per nessun motivo, facendo scrivere al New York Times che comunque vada il vertice, il Regno Unito rischia di uscirne sconfitto. “Se l’euro cade – ha sostenuto il quotidiano – la Gran Bretagna affondera’ come gli altri. Ma se si riesce a realizzare una piu’ stretta unita’ tra i 17 Paesi della zona euro, allora Londra rischia ancora di piu’ di essere marginalizzata sulle decisioni che riguardano l’intero continente”.
Sarkozy, inoltre, dato per sicuro sconfitto alle elezioni presidenziali previste per il prossimo anno, per sperare di invertire i pronostici deve ottenere un successo almeno mediatico, visto che dal punto di vista finanziario la Francia e’ gia’ iscritta al club dei candidati al fallimento. Per questo motivo ieri ha sostenuto con enfasi che “il rischio di esplosione dell’Ue rimarra’ concreto fino a quando l’accordo di lunedi scorso tra Francia e Germania per un nuovo trattato Ue non diventera’ effettivo”.
La realta’ potrebbe pero’ essere meno complicata del previsto. Un cedimento dell’Euro in questo momento non farebbe il gioco di nessuno, tantomeno della ‘speculazione’ internazionale. Il problema al momento non e’ la fine della moneta unica, ma la definizione di un equilibrio temporaneo tra i diversi soggetti che stanno tentando di risolvere il caos della finanza mondiale.
Probabilmente con l’accordo (e la pressione) degli Usa, Germania e Francia hanno gia’ disegnato uno scenario possibile ed il vertice di Bruxelles, drammatizzato quanto basta per offire alla fine all’opinione pubblica un happy end risotratore, rendera’ effettiva una mediazione che potrebbe essere gia’ stata firmata in qualche segreta stanza nella quale la maggior parte dei presenti non era costituita da capi di governo, ma da banchieri e finanzieri. E forse anche da qualche killer in veste di suggeritore.
Le prossime settimane diranno quanto l’accordicchio di questi giorni riuscira’ a reggere. Un fatto, infine, non deve essere dimenticato.
I cosidetti leader che oggi stanno mettendo mano alla crisi sembrano essere tutti in via di uscita dalla scena. Merkel da due anni perde tutte le elezioni intermedie nel suo Paese, Sarkozy e’ dato per sicuro sconfitto ed Obama ha dato cosi pessima prova di se’ che potrebbe essere riconfermato solo se i conservatori riusciranno a far piu’ pasticci di lui.
I destini del mondo, allora, sembrano essere sempre piu’ saldamente nelle mani della gerontocrazia cinese, che non solo dispone di denari a palate, ma che sa anche saggiamente aspettare sul bordo del fiume il passaggio di chi si e’ fatto fuori da solo.
(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)
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