In Italia, sono disponibili circa 9,5 milioni di ettari per interventi di riforestazione. In tutto, si tratta di quasi un terzo del territorio nazionale: un milione di ettari sono adatti a realizzare foreste chiuse destinate alla produzione legnosa, altri 8,5 milioni, invece, per azioni di restauro a mosaico, in cui le foreste e gli alberi sono integrati in altre destinazioni d’uso del territorio, comprese quelle agricole, urbana e industriale.
Questi dati sono stati resi pubblici ieri, per la prima volta in Italia, nel corso della conferenza Le risorse forestali nazionali e i servizi ecosistemici. Il ruolo delle Istituzioni organizzata dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e derivano da un recentissimo studio del World Resources Institute (WRI) secondo cui il restauro forestale rappresenta un’opportunita’ anche per mettere in sicurezza il territorio italiano. Nel mondo, oltre due miliardi di ettari, un’area piu’ grande del Sud America, sono disponibili per questo scopo. Di questi, un miliardo e mezzo sarebbero piu’ adatti per interventi di restauro a mosaico, mezzo miliardo di ettari, invece, sono la superficie disponibile per la realizzazione su grandi estensioni di foreste chiuse per la produzione legnosa.
Alberi indispensabili per la mitigazione del clima locale, il contenimento dei rumori e dell’inquinamento, il risanamento dei suoli, delle aree umide e dei corsi d’acqua deteriorati, il miglioramento del paesaggio, che rappresenta la base dell’identita’ culturale della popolazione.
Per lungo tempo considerate quasi esclusivamente per la loro capacita’ di offrire prodotti legnosi (per l’industria e per fini energetici) e altri, come funghi, frutti di bosco, resine, aromi e medicinali, le foreste vengono oggi studiate anche per la loro capacita’ di fornire una serie di beni e servizi a livello di ecosistema. Tra questi, la regolazione delle risorse idriche, il contenimento dell’erosione, l’infiltrazione delle acque e la funzione di ritenzione, riducendo i rischi di repentini eventi di piena, la regolazione del clima locale, la mitigazione dei cambiamenti climatici, ma anche la tutela di valori spirituali, storici, didatticoscientifici, ricreativi e turistici.
La trasformazione delle aree naturali in parcheggi e centri commerciali non fa altro che rallentare o impedire il ruscellamento delle piogge, il loro deflusso viene quindi accelerato e gli effetti diventano a volte distruttivi, come ci ricorda drammaticamente la cronaca di questi giorni. Le radici degli alberi hanno invece la capacita’ di rendere piu’ permeabile il suolo, permettendo alle acque di penetrarvi e di non scorrere velocemente in superficie.
I servizi ecosistemici forniti dalle foreste di ogni parte del globo ” ha commentato il Presidente dell’ISPRA, Bernardo De Bernardinis stanno guadagnando crescente riconoscimento e attenzione da parte dell’industria, dei governi, dei media e di privati cittadini, sempre piu’ consapevoli dei pericoli e dei costi legati alla perdita e al decadimento dei servizi degli ecosistemi forestali. Nonostante cio’, il ritmo di deforestazione e degradazione delle foreste globali rimane allarmante. Le foreste italiane immagazzinano una quantita’ di carbonio pari a quella che viene emessa in atmosfera in 9 anni dal nostro Paese. Per effetto dell’aumento della superficie forestale e dell’incremento di biomassa per unita’ di superficie, in Italia, ogni anno, lo stoccaggio di carbonio nelle foreste cresce di circa 15 milioni di tonnellate, equivalenti a 55 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Questa quantita’ corrisponde a circa l’11% di quella emessa annualmente in atmosfera dal nostro Paese, attualmente pari a circa 490 milioni di tonnellate. Al prezzo attuale d’una tonnellata di anidride carbonica sul mercato delle quote europee delle emissioni di gasserra (circa 8 euro), la capacita’ fissativa delle foreste italiane avrebbe un valore di circa 440 milioni di euro l’anno.
Attualmente, la superficie forestale globale (circa 3,7 miliardi di ettari, pari al 30% della superficie territoriale mondiale) si sta restringendo al ritmo di 14,5 milioni di ettari all’anno, principalmente a causa del cambiamento di uso del territorio nei tropici e in Oceania. Anche se la copertura forestale nei paesi industrializzati e’ andata ampliandosi nel corso degli ultimi due decenni, una gran parte di questi ecosistemi e’ fortemente degradata.
In questo contesto, e’ nata l’esigenza di assegnare un valore economico ai servizi ecosistemici offerti dalle foreste e dagli ecosistemi naturali, un compito difficile e controverso.
La componente dei servizi culturali associati agli alberi, ai boschi e alle foreste toccano la memoria profonda di ognuno di noi. La loro valutazione economica e’ forse la piu’ problematica tra tutti i servizi ecosistemici. Ma va tentata, anche se con molta cautela, ha dichiarato Bill Slee, esperto del The James Hutton Institute.
(Tratto da: http://www.greenews.info)
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