Siete tra coloro che festeggiano l’idea della patrimoniale, pensando alla Porsche Cayenne del vicino e allo yacht del dentista? Bene, ricredetevi: perché a pagarla saremo ancora solo noi. E intanto nonno corre in Svizzera…
L’idea di una tassa patrimoniale, una tantum, sulle proprietà degli italiani sembra piacere un po’ a tutti. Sicuramente più della reintroduzione della tanto vituperata ICI sulla prima casa. Sarà il sapore della giustizia, dell’“equità”, per dirla alla Mario Monti: hai case, barche, soldi in banca, terreni, azioni? Ebbene, sei ricco, è giusto che paghi più degli altri. E magari, come collaterale, facciamo scucire quattrini anche a un bel po’ di evasori fiscali che se la godono a spese nostre.
Ebbene, purtroppo non è così. In Italia, chiunque abbia tre o più immobili, la barca, terreni o altro, se ne guarda molto bene dell’intestarli a se stesso. Esistono migliaia di micro srl nate appositamente per gestire queste proprietà, ogni commercialista è abituato ad aprirne di continuo. E non sto parlando di miliardari e grandi imprenditori: persino il bottegaio sotto casa, se si compra l’Audi A6, la intesta ad una società di comodo o alla sua impresa in modo da poterne anche scaricare le spese.
Quando si discute di patrimoniale, si chiede regolarmente che la si implementi solo per le persone fisiche e non per quelle giuridiche, vista la crisi di cui già soffrono le imprese e i consumi. Indovinate allora chi finirà col pagare la patrimoniale? Esatto: noi, che al massimo abbiamo una casa ed un’auto e non apriamo certo società di comodo.
Restano i conti correnti e gli investimenti finanziari. Almeno quelli! E invece no. Sto sentendo storie di pensionati statali che corrono a portare il gruzzolo in Svizzera, e non si tratta di milioni di euro. Se siamo al punto che nonno Arturo apre il conto a Lugano per metterci la liquidazione, potete immaginare cosa abbiano già combinato coloro che godono di patrimoni più consistenti. E ripeto: sono ancora solo di persone normali, milioni di cittadini con qualche soldino, perché chi ha “la grana vera” traffica con scatole cinesi e società offshore, non compare neppure all’orizzonte e non pagherà una lira. Con buona pace dell'”equità”.
Articolo scritto da Debora Billi
Fonte: Crisis Blogosphere
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