La Commissione europea ha chiesto il recepimento totale della Direttiva 2002/91/Ce, peraltro già rifusa nella 2010/31/Ue. La Commissione europea ha chiesto formalmente all’Italia di conformarsi all’integralità delle norme Ue in materia di rendimento energetico dell’edilizia e ha deciso di inviarle un parere motivato. Già nel novembre 2010 la Commissione aveva informato l’Italia circa l’inosservanza della normativa pertinente (Direttiva 2002/91/CE) Se entro due mesi l’Italia non adotterà le opportune misure la Commissione potrà decidere di adire la Corte di giustizia dell’Unione europea. La (Direttiva europea 2010/31/CE) sulla prestazione energetica nell’edilizia (rifusione) è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale europea del 18 giugno 2010 (L 153). E’ entrata in vigore il 9 luglio 2010 e sostituisce la direttiva 2002/91/CE, abrogata dal 1º febbraio 2012.
Alcuni passi della nuova direttiva :
Edifici a energia quasi zero
Gli Stati dovranno provvedere affinché entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione siano “edifici a energia quasi zero”, cioè ad altissima prestazione energetica, in cui il fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo sia coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili. Gli edifici pubblici di nuova costruzione dovranno essere a energia quasi zero a partire dal 31 dicembre 2018.
Impianti tecnici per l’edilizia
Allo scopo di ottimizzarne i consumi, gli Stati dovranno stabilire requisiti minimi per i sistemi tecnici per l’edilizia (impianti di riscaldamento e di produzione di acqua calda, impianti di condizionamento d’aria, grandi impianti di ventilazione). Inoltre, promuoveranno l’introduzione di sistemi di controllo attivi negli edifici in fase di costruzione o di importante ristrutturazione.
Attestato di prestazione energetica
Gli Stati membri dovranno istituire un sistema di certificazione energetica degli edifici. L’attestato comprenderà la prestazione energetica dell’edificio e i valori di riferimento, quali i requisiti minimi di prestazione energetica, al fine di consentire ai proprietari o locatari di valutare e raffrontare la prestazione energetica. L’attestato – con validità di 10 anni – laddove non già disponibile in conformità alla direttiva 2002/91/CE, dovrà essere rilasciato per gli edifici costruiti, venduti o locati in cui una superficie di oltre 500 m2 sia occupata da enti pubblici e frequentata dal pubblico. A partire dal 9 luglio 2015 la soglia di 500 m2 viene abbassata a 250 m2.
Nella nuova Direttiva sono inoltre previste ispezioni periodiche degli impianti di riscaldamento e di condizionamento d’aria ad opera di esperti qualificati (e/o accreditati) e indipendenti.
Rendere più efficienti il maggior numero di edifici esistenti sfruttandone l’intero potenziale di risparmio energetico.
Enea e Confindustria Finco in seguito alle sollecitazione rivolte al nostro Paese da parte dell’Ue inerenti la mancata adozione integrale della legislazione europea sul rendimento energetico degli edifici propongono un’evoluzione del 55%: un nuovo meccanismo denominato “55% Plus” che, sulla base di un risparmio energetico conseguibile certificato, consenta l’accesso a prestiti agevolati, i cosiddetti Ecoprestiti, fino ad un tetto individuale e condominiale stabilito, in abbinamento a forme di incentivazione già consolidate, come appunto il 55% per le somme rimanenti.
Segnalando questa Ricerca ENEA:
Su 64911 edifici a fronte di un investimento di riqualificazione energetica di 3437 Milioni di Euro otteniamo un risparmio medio sul riscaldamento invernale che si avvicina se non supera il 50%
Se lo confrontiamo con il rapporto Iea, i governi di 38 Nazioni emergenti tra cui Algeria, Egitto, India, Malesia, Cina, Russia e Sud Africa, nel 2010 hanno sorretto le fonti fossili con 409 miliardi di dollari, quasi 110 in più rispetto al 2009
Si tratta, nella maggioranza dei casi, di esenzioni fiscali di vario tipo per favorire la produzione e il consumo di carburanti di origine fossile.
Ecco il valore di alcune di queste esenzioni in Italia nel 2010: 492 milioni di euro per i trasporti marittimi, 816 milioni per il settore agricolo, 95 milioni per le compagnie di autotrasporto, 14 milioni per i mezzi pubblici, 60 milioni per gli utilizzi industriali del gas naturale. Totale 1477 Milioni di Euro.
Possiamo capire che sostenere il sistema per il costo del carburante che continua a salire è oggi una necessità , ma anche questo deriva da un piano trasporti inesistente e ad un agricoltura abbandonata a se stessa.
Ricapitoliamo, l’ Europa chiede più risparmio e meno consumo da combustibili fossili, quindi meno C02, in Italia se ne sostiene il consumo con una cifra importante piuttosto che investire questa cifra nel risparmio energetico.
Non ultimo la scarsa capacità tutta Italiana di intercettare i finanziamenti Europei come da articolo precedentemente pubblicato.
Sostenibilità energetica in edilizia, 488 mln per progetti innovativi
Qualcosa non torna…

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