Congelare il debito? Di piu’, ripudiamolo

In un commento ad un precedente post il professor Tagliavini ricorda un’iniziativa del CNMS Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Francuccio Gesualdi atta a promuovere una Campagna Nazionale per il congelamento del debito pubblico, in attesa di avviare un lavoro di verifica circa la legittimita’ delle ragioni che lo hanno causato.

Le operazioni che dovessero essere giudicate illegittime saranno ripudiate.

Il testo e’ qui. Ne parla anche Altreconomia di questo mese.

Veniamo quindi alla questione: congelare il debito come sostiene il CNMS? Diro’ di piu’, in questo momento sarebbe opportuno creare un movimento di opinione, tra i partiti politici, i movimenti sociali e la societa’ civile per il ripudio del debito, magari attraverso il meccanismo dell’istituzione di una commissione specifica sulla legittimita’ del debito.Parlo di legittimita’ del debito in quanto considero odiose ed illegittime talune componenti del debito pubblico attualmente stratificato nei vari stati, basti pensare la voce spese militari per cui, prendo una nazione rappresentativa, la Grecia, ancora nel 2010, in piena crisi di contabilita’ nazionale, si spendeva il 4% di Pil facendo commesse verso Francia e Germania di fregate navali ed elicotteri da guerra per rispettivamente 3 ed 1 miliardi di euro.

Nelle voci invise puoi aggiungerci poi il salvataggio ad istituti bancari che poi hanno pagato benefita’ miliardari ai loro manager oppure il complesso di spese pubbliche per il mantenimento di una pletora di corrotti, politici, mafiosi, nani e ballerine e ballerine di nani.

E’ legittimo che un cittadino debba pagare sotto forma di riduzione delle spese sociali oppure aumento della tassazione in maniera regressiva (vedi IVA) per ripianare il debito queste spese?Oppure per l’aumento di un suo stock che deriva semplicemente da un suo incancrenirsi per via di valutazioni esogene di soggetti come S&P che abbassando la valutazione di affidabilita’ del paese ne fanno aumentare la rischiosita’ e quindi il tasso di interesse?

La scelta di congelare, ripudiare per me, sarebbe una scelta politica forte che, unitamente alla messa in campo di politiche economiche espansive ma selettive uniformate a livello europeo potrebbe farci uscire da questa spirale di debito e crisi. Occorre spiegare questa affermazione partendo dal postulato che di per se’ il debito, per uno stato, non e’ mai pericolo, ovviamente fino a quando c’e’ una banca centrale disposta a rifinanziarlo.In poche parole l’attuale crisi del debito sovrano e’ autoindotta dalle banche centrali e sostenuta da aizzatori non neutrali come le societa’ di rating, tuttavia non minimizzo, non e’ ne’ leggera ne’ transitoria bensi strutturale all’ultima forma di capitalismo finanziario.

Quello che pesantemente c’e’ sotto poi, che nell’equazione debito fratto Pil si vede anche graficamente, e’ appunto la crescita ed i problemi ad essa connessi.Il paradigma economico, cioe’ il meccanismo di funzionamento del sistema generale si basa attualmente sulla crescita economica, crescita che deve essere contabile e non per forza di benessere, crescita numerica che pero’ appare sempre piu’ e per una certa parte di mondo come vero una chimera.Per i critici piu’ avveduti in quanto essa contraddice vere proprie leggi fisiche, come l’aumento dell’entropia nel terzo principio della termodinamica, per cui la finitezza delle risorse dovrebbe introdurre nuovi modelli basati su una decrescita sostenibile. Per i restanti, e qui ci metto pure le varie societa’ di rating, l’evidenza che la produttivita’ e’ a livelli elevatissimi ma l’offerta, dato anche il modello globale e la distribuzione dei redditi, sempre davanti alla domanda che scarseggia.

L’uscita che alcuni propongono e’ quella tipica per facilitare il commercio internazionale sempre sul piano capitalista monetarista e cioe’ uscire dall’Euro, svalutare la moneta e poi, dico io alienarsi la possibilita’ di avere in futuro debiti. Non mi sembra una buona soluzione. Come non sembra una buona soluzione la classica igiene nazionale, sul piano politico interno ma soprattutto economico, che rappresenta la guerra, non dimentichiamo questo fronte.E’ per questo che credo sia necessario da parte nostra ripudiare parti di questo debito, denunciare i meccanismi perversi della sua formazione procedere speditamente a livello europeo nella direzione di costruire una economia di qualita’, basata su produzioni materiali intelligenti nel senso di risparmio energetico e di materiale e basata sulla valorizzazione delle relazioni immateriali e comunitarie per il soddisfacimento dei bisogni.

Dal lato socialdemocratico potremmo dire una green economy, da quello piu’ radicale potrei sostenere che i tempi impongono un ripensamento dal basso ed in regime di autodeterminazione a cosa il sistema deve produrre, in che quantita’ e in che modi, denunciando nel contempo gli attuali meccanismi distributivi e di welfare nel nome del diritto ad una degna esistenza per tutti. E qui mi fermo perche’ gli spettri iniziano ad essere veramente troppi. (Tratto da: http://www.finansol.it)

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