La politica economica italiana? La decide la BCE

In una lettera strettamente confidenziale Jean Claude Trichet e Mario Draghi elencano una serie di suggerimenti di politica economica che il Governo italiano dovrebbe applicare. Suggerimenti che pero’, in barba all’inalienabile principio di autodeterminazione e sovranita’ nazionale, suonano piu’ come delle severe imposizioni.

‘Cosa sara’ poi dell’economia ellenica spolpata e indebitata non e’ un problema di Trichet e soci’

Ma proseguiamo analizzando i vari punti sui quali si articola il ‘caloroso’ suggerimento dellacoppia Trichet-Draghi.

La prima voce riguarda le misure atte ad aumentare il potenziale dicrescita. Quasi seccate, le istituzioni europee prendono atto che ‘alcune misure sono in discussione con le parti sociali’, come se queste ultime fossero solo un irrilevante ostacolo da rimuovere il prima possibile. L’obiettivo primario e’ migliorare la competitivita’ delle imprese e questo deve avvenire attraverso una radicale riforma improntata sulla privatizzazione dei servizi – ecco una interessante chiave di lettura per la grande battaglia dell’acqua della scorsa primavera.

E’ altresi necessario un ripensamento dei contratti collettivi di lavoro, che naturalmente vada a favorire le imprese a discapito dei lavoratori.Lavoratoriche, secondo il terzo punto, debbono essere considerati alla stregua di merci regolamentati da una nuova normativa che favorisca il ricambio, la flessibilita’ e la mobilita’ dei lavori stessi, a tutto vantaggio della competitivita’ dell’economia.

La seconda voce riguarda invece ilbilancio. Che i conti italiani non siano propriamente in salute non e’ un segreto; naturalmente ai quadri della BCE non importa nulla dell’Italia e degli italiani in se’, ma il problema e’ che una tale palla al piede rischierebbe di frenare la crescita del sistema-Europa, cosi come sta facendo la Grecia, per la quale si sta infatti preparando un’uscita di scena dall’economia comunitaria discreta ed elegante – cosa sara’ poi dell’economia ellenica spolpata e indebitata non e’ un problema di Trichet e soci.

Si rendono quindi necessari un giro di vite allepensioniquindi, un anticipo dell’entrata in vigore delle novita’ della Manovra 2011 – 2013 anziche’ 2014 – e una sensibile riduzione dei costi del pubblico impiego, da attuarsi attraverso una razionalizzazione, una piu’ veloce turnazione dei lavoratori e addirittura un taglio dei salari. Infine, come spesso accade, sono le istituzioni locali, le piu’ deboli, a essere prese di mira: la BCE ritiene infatti necessaria una riduzione del loro indebitamento, limitando conseguentemente la loro capacita’ di spesa.

crisi grecia
Quanto dovremo aspettare ancora prima di fare la fine della Grecia?

L’ultima voce sembra un consiglio sensato: migliorare l’efficienza amministrativa, da sempre tallone d’Achille del Belpaese. Questo pero’ deve avvenire ‘assecondando le esigenze delle imprese’ e adottando criteri di redditivita’ anche in quei settori – sanita’, istruzione e giustizia – che, pur dovendo necessariamente fare i conti con esigenze di bilancio, hanno comunque il compito di fornire un servizio mirato a migliorare il benessere della comunita’ e non a conseguire un utile.

La lettera termina con un inquietante auspicio da parte degli scriventi che ‘il Governo assuma leazioni appropriate’, che suona come una vera e propria minaccia. Riduzione della spesa pubblica, liberalizzazioni, precarizzazione del lavoro, snellimento amministrativo ai danni degli enti locali sono quindi i punti principali della ‘lettera strettamente confidenziale’ di Trichet e Draghi. Per tutelare gli italiani? Assolutamente no, e’ ovvio. Semmai per tutelare gli investitori che, spaventati dallo spettro del declassamento dell’Italia, rischiano di ridurre gli investimenti nel nostro paese.

La ‘coda di paglia’ della BCE e’ testimoniata anche dalle dichiarazioni di qualche giorno fa, quando infuriava il dibattito se rendere pubblica o meno la lettera in questione. ‘Abbiamo deciso di non fornire accesso al documento richiesto, poiche’ ladivulgazionerecherebbe pregiudizio alla tutela dell’interesse pubblico’, spiegava il direttore generale del Segretariato e dei servizi linguistici della Banca Centrale.

Dopo quest’ultima goccia si puo’ dire che il vaso sia gia’ quasi colmo. Quanto dovremo aspettare ancora prima di fare la fine dellaGrecia? Ricordandoci sempre, fra l’altro, che esiste una strada alternativa, indicata dall’esempio virtuoso dell’Islanda.

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)

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