Validita’ della parola democrazia

La democrazia rappresentativa si regge su un solo principio: la validita’ della parola dei cittadini. I politici diventano nostri ‘rappresentanti’, esercitano il potere in nostro nome in quanto noi ve li abbiamo delegati tramite la nostra parola. In un sistema di potere democratico il patto fra governanti e cittadini si fonda esclusivamente sulla fiducia reciproca della ‘parola’, ma la reciprocita’ di questo patto non e’ simultanea: la parola dei governanti, la sua fiducia-validita’ dipende dalla fiducia-validita’ della parola dei cittadini.

Da lungo tempo i nostri politici hanno posto la scure alla base dell’albero della democrazia, forzando, travalicando, esautorando la ‘parola’ iniziale che da’ origine al loro potere: basterebbe a comprovarlo il modo con il quale e’ stata realizzata l’unificazione europea, quasi del tutto fuori dalla delega dei cittadini. Ieri, con la disinvolta decisione di ‘mettere in rete’ le dichiarazioni dei redditi di tutti, e’ stato dato il colpo di grazia: il ‘patto’ non esiste piu’ perche’ i governanti hanno dichiarato che la parola dei cittadini non e’ valida, che la firma che essi appongono ai propri atti non ne garantisce la veridicita’.

Sara’ la ‘piazza’ a farlo. Si tratta, insomma, di una decisione talmente fuori da qualsiasi ordinamento civile da far supporre (o almeno voglio sperarlo) che i governanti non si siano resi conto delle sue implicazioni, delle sue conseguenze. Un sistema politico, qualunque esso sia, anche non fondato sulla democrazia rappresentativa, se si libera delle proprie funzioni di regolamento e di controllo della legalita’ e della giustizia, consegnandole alla ‘piazza’ (internet e’ appunto questo: la ‘piazza’), perde esso stesso ogni qualifica di civilta’, segnala l’approssimarsi di quello stato che un tempo chiamavamo ‘barbarie’, ma che in realta’ si e’ piu’ volte riprodotto nella nostra storia anche recente, nei momenti di massima angoscia collettiva e di massimo degrado delle istituzioni: quelli del ‘dopoguerra’.

Purtroppo le cose stanno proprio cosi: stiamo vivendo un momento di massima angoscia collettiva e di massimo degrado delle istituzioni, anche se sono pochi coloro che sembrano essersene accorti e che, soprattutto, lo denuncino. La stretta del ‘debito’ ha coperto, o meglio e’ stata usata per giustificare e per coprire sia l’angoscia inespressa dei popoli che lo stravolgimento delle istituzioni. Con quest’ultimo gesto, pero’, anche la copertura e’ venuta meno. Il pungolo spietato dei banchieri non si nasconde piu’ dietro ai politici, ma anzi si esibisce nella sua qualita’ di unico potere effettivo, al di la’, al di sopra, di qualsiasi patto democratico. Non la parola dei cittadini, ma il denaro e’ il valore posto alla base del loro sistema di potere. Cosa naturalissima, ovviamente: sono loro ad amarlo sopra ogni altra cosa, loro a produrlo, loro a regolarne la gestione, ed e’ evidente che si sono convinti di non aver piu’ bisogno di ‘coperture’: ai politici e’ stato lasciato esclusivamente il compito di assicurare l’esecuzione della loro volonta’.

La ‘prigione per i debitori’, vecchio strumento medioevale, percepito gia’ nei cosiddetti secoli bui come troppo incivile per poterlo sopportare, e’ ritornato. Il limite fissato in base alla ricchezza non ne cambia ne’ il principio ne’ il significato. Allora furono i predicatori popolari, proprio in Italia, rimasti unici ‘rappresentanti’ del popolo e suoi difensori nel generale degrado del potere, a denunciarne la barbarie e a creare i Monti di Pieta’ pur di non consentirne la presenza. Oggi possiamo soltanto constatare che il pericolo della barbarie e’ sempre dietro l’angolo e che, se non ci sara’ un soprassalto di dignita’ e di consapevolezza da parte di tutti, dobbiamo prepararci a vivere un nuovo secolo buio.

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)

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