(Fonte: altrenotizie.org)
di Carlo Musilli
Fin qui abbiamo scherzato. Dopo la manovra varata a luglio e il decretone di Ferragosto da 45,5 miliardi, ecco arrivare una bella pioggia di emendamenti. Al termine di un conclave durato piu’ di sette ore, dal comignolo della reggia di Arcore e’ arrivata la fumata bianca. Berlusconi e Bossi – ma soprattutto Tremonti – hanno raggiunto un accordo sulle modifiche da apportare alla manovra bis, quella che ci dovrebbe consentire di arrivare al pareggio di bilancio nel 2013, rispettando cosi gli ordini impartiti dalla Bce.
Tecnicamente, si tratta delle correzioni a un provvedimento a sua volta correttivo. Nei fatti, si tratta di una nuova proposta che non ha nulla a che fare ne’ col testo di partenza, ne’ con la babele di ipotesi alternative buttate li a casaccio nelle ultime due settimane. Terza manovra, terzo pasticcio.
I punti piu’ importanti hanno a che vedere con il contributo di solidarieta’ e con le pensioni. La supertassa scompare magicamente, portandosi dietro i 3,8 miliardi che avrebbe garantito alle casse dello Stato. Al suo posto e’ in arrivo una nuova stretta sull’evasione e un secco taglio alle agevolazioni per le cooperative. Bastera’? Staremo a vedere.
Su questo fronte, in ogni caso, e’ il Cavaliere a cantare vittoria. L’addizionale Irpef era indubbiamente una misura iniqua (perche’ colpiva praticamente solo i lavoratori dipendenti), ma soprattutto infliggeva una ferita mortale all’immagine che Berlusconi ha voluto costruire di se’ negli ultimi 17 anni. Il paladino del liberismo proprio non poteva permettersela.
Per togliere di mezzo questo abominio, negli ultimi giorni era stata gettata in campo una girandola di idee piuttosto fantasiose. Alla fine sembrava certo che la supertassa sarebbe stata sostituita dall’aggiunta di un punto sull’aliquota Iva piu’ alta (20%). Ma cosi non e’ stato, per la gioia dei commercianti e dell’oceano di partite Iva italiche. A spuntarla e’ stato Tremonti, che si e’ tenuto l’asso dell’Iva nella manica, pronto ad usarlo quando arrivera’ il momento della delega fiscale. Per questo bisogna far attenzione a parlare di una Via XX Settembre commissariata dal premier e dal senatu’r. Il superministro opera nell’ombra, ma opera.
Quanto alle pensioni, la soluzione raggiunta e’ un capolavoro del compromesso. La Lega – granitica oppositrice di qualsiasi nuovo intervento in fatto di previdenza – ha salvato la faccia. Ma da chi non lavora piu’ i quattrini arriveranno, e nemmeno pochi. Il trucco sta nell’aver colpito le pensioni di anzianita’ per via indiretta. In sostanza, i requisiti necessari ad ottenere l’assegno saranno calcolati senza piu’ tener conto degli anni spesi all’universita’ o per il servizio militare. Anni che comunque torneranno buoni per stabilire l’ammontare della pensione.
Altro capitolo spinoso e’ quello degli Enti locali. Oggi i Comuni hanno dato vita a una manifestazione da Star Trek, riuscendo a portare in piazza sindaci di qualsiasi partito. Ma sono stati accontentati solo in parte. Se infatti si salveranno i micro-municipi (era previsto l’accorpamento di quelli sotto i 3 mila abitanti), nel complesso i tagli agli Enti locali (9,5 miliardi in due anni) sono stati ridotti di soli due miliardi. Una decisione che sa tanto di contentino e che probabilmente non evitera’ alle amministrazioni territoriali l’incubo di non poter piu’ garantire ai cittadini neanche i servizi minimi, dagli asili nido ai trasporti pubblici.
Una strada ancora piu’ tortuosa e’ quella imboccata dalle Province, che saranno abolite tramite una legge costituzionale che conterra’ anche il dimezzamento dei parlamentari. Ora, per varare una modifica alla Carta – a voler immaginare che si vada avanti a spada tratta – ci vogliono come minimo nove mesi. In questo caso il Parlamento dovrebbe per giunta esprimersi con una maggioranza di due terzi a favore di una misura che ha gia’ bocciato (non piu’ di un mese fa) e di un’altra che rischia di bruciargli la poltrona sotto le natiche. Sembra fantascienza, ma al momento e’ forse piu’ corretto definirla demagogia.
Da questo terzo pasticcio sorgono almeno due problemi macroscopici. Il primo ha prosaicamente a che fare con la moneta sonante. Com’e’ facile notare, gli emendamenti trattano per lo piu’ di provvedimenti da cancellare. Come si puo’ parlare allora di saldi invariati? Dove li troviamo 45,5 miliardi in due anni? Dalla maggioranza garantiscono che i conti tornano, ma non essendoci delle stime certe sui gettiti che i singoli interventi produrranno, non possono esserne poi cosi sicuri. Il guaio e’ che probabilmente anche a Bruxelles verranno dubbi di questo tipo. E non e’ scontato che il placet dato alla manovra del 12 agosto sia esteso anche alla sua nuova versione stravolta.
Il secondo problema riguarda il futuro del nostro Paese. Ieri il Fondo monetario internazionale ha tagliato le previsioni di crescita per l’economia italiana su 2011 e 2012. E noi abbiamo sprecato la terza occasione in due mesi per varare una qualsiasi misura a favore dell’occupazione e dello sviluppo delle imprese. Le liberalizzazioni, ad esempio, potevano essere approvate a costo zero. Bastava volerlo, invece niente. E, purtroppo per noi, l’occhio dei mercati riesce a vedere piu’ lontano della politica.
(Tratto da: http://www.altrenotizie.org)
Be the first to comment on "Manovra, il terzo pasticcio"