Alla domanda sul perche’ i disordini siano accaduti proprio in Inghilterra il professore risponde facendo riferimento a due motivi: ‘Il gap ricchi-poveri e’ piu’ ampio in Gran Bretagna che in ogni altra nazione europea. E la coesione sociale piu’ debole. Siamo la nazione europea col maggior numero di gravidanze minorili, di famiglie rette da un solo genitore, di criminalita’ giovanile, di detenuti in rapporto alla popolazione. Da noi il controllo sociale sui figli, specie in citta’ e quartieri disagiati e’ inesistente. Impedire ai figli di finire in strada, preda del richiamo delle gang giovanili o dei comportamenti anti-sociali, dall’ubriachezza ai graffiti, e’ praticamente impossibile’.
Credo ci sia veramente poco da aggiungere.
Visto con gli occhi degli studi sulle determinanti della felicita’ la cultura britannica e’ riuscita a miscelare, almeno nelle zone in cui e’ scoppiata la rivolta, un cocktail-capolavoro di fattori in grado di portare la soddisfazione di vita a quei livelli minimi che fanno scattare il suicidio o la rivolta. Precarieta’ permanente e perdita di ogni rete di sicurezza, desertificazione dei valori umani e religiosi, aumento delle diseguaglianze le cui conseguenze negative sulla felicita’ sono esasperate da una cultura che rende la ‘deprivazione da consumo insufficiente’ un problema gravissimo. Crollo dei beni relazionali e delle famiglie, mancanza di istruzione. Tutto il contrario dei fattori che in ogni paese del mondo fanno la soddisfazione di vita.
Si doveva capire che sarebbe andata a finire cosi’ quando un paese trasforma tutte le feste intersettimanali, con la ricchezza della loro storia laica o religiosa, in ‘bank holidays’. E’ il trionfo del presente senza memoria e di una casta, quella bancaria e finanziaria, che diventa il punto di riferimento unico del paese e con essa i valori dell’avidita’, dell’autointeresse miope finalizzati ad un accrescimento di reddito da realizzare attraverso la speculazione senza curarsi degli effetti collaterali sui nostri simili.
In ogni vita personale arriva il momento del viaggio a Londra. Puo’ starci una fase della nostra giovinezza in cui si vivono i legami come oppressivi e il paese della ‘liberta’ di’ piace e fa respirare. Ma se poi nella vita non riscopriamo il tesoro delle relazioni, dei legami e della responsabilita’ rischiamo di finire come naufraghi del senso disperati su una zattera alla deriva nell’oceano della societa’ globale. Rischiando di capire troppo tardi che la vera liberta’ non e’ ‘liberta’ di’ ma ‘liberta’ da’ (assenza di dipendenze) e ‘liberta’ per’ (capacita’ di formulare un progetto di vita).
Che quanto accaduto in questo paese sia un monito anche per noi. Perche’ tutti gli appassionati della rimozione di lacci e lacciuoli non confondano questi ultimi con le reti di protezione sociale necessarie per vivere, con le relazioni che rendono il nostro esistere prezioso. Come italiani (per fortuna e per ora) alla corsa al frigorifero del single preferiamo il banchetto del villaggio gallico con cui si conclude ogni storia di Asterix. Oltre alle vetrine piene e alle metropolitane in orario sappiamo che c’e’ bisogno altro che rende la vita bellissima e degna d’essere vissuta.
(Tratto da: http://www.benecomune.net)
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