Sulla base di queste differenti angolazioni i diversi commentatori parteggiano per una soluzione o per l’altra indicandola come positiva per il paese.
Per capire qual e’ l’interesse del paese e’ necessario superare alcuni luoghi comuni ormai sedimentati.
Si confonde spesso l’interesse degli azionisti o della crescita di un grande gruppo con il bene del paese ma la coincidenza non e’ affatto scontata. Per capire veramente e’ necessario scomporre la categoria astratta di paese nelle diverse categorie (piu’ concrete) di portatori d’interesse che includono gli azionisti, i consumatori, i lavoratori, i produttori a monte e a valle nella filiera, le comunita’ locali.
I benefici del mercato nascono soprattutto dalla concorrenza mentre i grandi processi di concentrazione creano dei giganteschi oligopoli che concentrano potere e ricchezza nelle mani di pochi. Una prima conseguenza di questa fusione sarebbe l’aumento di potere contrattuale all’interno della filiera del nuovo gruppo negli acquisti dai produttori di latte (non piu’ due concorrenti ma un solo grande intermediario). Al di la’ delle possibili economie di scala (da dimostrare in un settore tradizionale come quello del latte) quello che sicuramente accadra’ e’ una redistribuzione del valore dentro la filiera con un aumento della fetta alla nuova grande azienda e una riduzione di quella ai produttori di latte.
In un mondo nel quale i risparmiatori sono stati vittima di molti brutti scherzi da parte delle aziende ci piacerebbe avere informazioni su un’impresa che concentra in se’ un potere cosi’ grande. E invece da questo punto di vista faremo un passo indietro perche’ mentre Parmalat e’ una societa’ quotata, Lactalis non lo e’ e ha fatto nella corso della sua storia della riservatezza la sua nota distintiva. Tocchera’ fidarsi sperando nella benevolenza e nella lungimiranza della famiglia ‘sovrana’ che controlla la societa’.
Cio’ ci ricorda uno dei problemi principali del nostro sistema economico. Mentre la classe politica e’ sottoposta alle regole del gioco democratico (anche se e’ sempre forte la tentazione di sottrarsi ad esse), il management delle grandi imprese ha un potere e un’influenza persino superiore sulle nostre vite ma e’ soggetto a molte meno regole democratiche, soprattutto quando l’impresa non deve nemmeno sottostare agli obblighi informativi previsti per un’impresa quotata in borsa.
Certo la differenza importante nelle economie di mercato sta nella democratizzazione del possesso del capitale. E gli azionisti intascherebbero subito i benefici dall’OPA di Lactalis come dimostra l’aumento del prezzo delle azioni Parmalat al momento dell’annuncio. La democratizzazione del capitale in realta’ e’ una foglia di fico perche’ e’ evidente a tutti che cio’ che conta per il nostro benessere (per quello che dipende dall’economia) e’, nell’ordine: avere un posto di lavoro, non rischiare la salute per i prodotti che consumiamo e poterli acquistare a buon mercato. La soddisfazione per l’aumento di valore di quelle poche azioni che ciascuno possiede (direttamente o attraverso i fondi pensione) non e’ affatto in cima alle priorita’ dei cittadini.
Chi ha ancora un po’ di saggezza per non confondere il mercato con i monopoli e gli oligopoli sa che i veri difensori del mercato sono quei cittadini che sfidano la cristallizzazione di poteri sempre piu’ forti aprendo canali nuovi ed antichi. Filiere locali a chilometro zero, gruppi di acquisto solidali, farmers market sono alcune delle modalita’ attraverso le quali i consumatori alleandosi con i produttori contendono alla distribuzione e ai grandi attori della filiera il valore creato nella filiera redistribuendolo in modo tale da ripartirne i benefici su una fascia piu’ vasta di persone. E stimolando questi grandi attori a trasferire piu’ benefici a produttori e consumatori. I cittadini o le loro organizzazioni che promuovono il ‘voto col portafoglio’ hanno capito che si puo’ colmare il deficita’ di democrazia e garantire l’equilibrio di poteri solo se le scelte di consumo e di risparmio diventano voto che premia quelle aziende all’avanguardia nel creare valore sociale, economico ed ambientale.
Le stesse grandi aziende dovrebbero essere grate per la presenza di questi anticorpi solidali che ne sollecitano la responsabilita’ sociale ed ambientale. Senza quest’azione dal basso, che non e’ altro che la realizzazione piena e concreta della partecipazione e della liberta’ di scelta dei cittadini quando consumano e risparmiano, la democrazia delle economie di mercato e’ gia’ morta. (Tratto da: http://www.benecomune.net)
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