L’esempio svizzero sul reddito globale

Postiamo un articolo di un giornale estero su un argomento che ritengo interessante dibattere e alimentare. L’articolo, a firma Sandra Willmeroth, e’ stato pubblicato, il 13 marzo scorso, con il titolo Reddito universale anziche’ sussidi nell’ edizione domenicale Neue Zuercher Zeitung am Sonntag del NZZ, il quotidiano elvetico piu’ autorevole

“[…] 2500 franchi (1931 euro) al mese per tutti, potrebbero risolvere i problemi del finanziamento dello stato sociale. Due noti economisti, Thomas Straubhaar e Klaus Wellershoff, ridanno linfa a una vecchia idea, e auspicano l’introduzione di un reddito minimo d’esistenza. Cosa accadrebbe se, da aprile, tutti i cittadini svizzeri ricevessero dallo Stato 2000 o 2500 franchi al mese (1545/1931 euro) senza contropartita?

Diverrebbero tutti dei fannulloni o continuerebbero ad andare al lavoro -in quanto appartenenti ai 4 milioni e 618 mila persone attive e non ai 210.000 disoccupati, ai 230.000 fruitori di sussidi sociali, ai 460.000 percettori d’assegno d’invalidita’?
La maggioranza delle persone interpellate risponde che ovviamente continuerebbe a lavorare, invece quelli -sguardo eloquente puntato al bardi fronte, all’ufficio regionale del lavoro o al parco pubblico- QUELLI non alzerebbero piu’ un dito in vita loro, ci puoi scommettere. “E’ la di diversa percezione del micro- e macrocosmo. La gente considera il turco Ali vicino di casa una persona simpatica e gentile, ma parla male dei turchi in quanto gruppo straniero”, spiega Thomas Straubhaar, docente di Economia all’Universita’ di Amburgo e direttore dell’Istituto di economia mondiale di Amburgo (HWWI).

Il professore svizzero, che da quasi vent’anni vive e lavora nel Nord della Germania, e’ noto come pensatore economico liberale.
E proprio lui si batte perche’ a ognuno sia garantita l’esistenza minima da una somma mensile, a prescindere da eta’, professione, entrate, stato sociale, sesso, salute, istruzione. “E’ una delle idee piu’ ultraliberali che si possano immaginare. Non e’ un caso che l’economista Milton Friedman l’approvasse, per far si che le agevolazioni non siano distribuite in modo paternalistico e in base a criteri arbitrari”, spiega Straubhaar.

Se gia’ si devono erogare sovvenzioni, il sistema di trasferirli dovrebbe essere il piu’ possibile efficiente, trasparente ed equo. Efficienza, trasparenza, equita’ e’ quanto promette la bozza Grundeinkommen (reddito di base, di cittadinanza, o universale, o minimo di esistenza, ndr) visto che i sistemi pensionistici, costretti ad adeguarsi all’invecchiamento della popolazione, appaiono ormai obsoleti e burocratizzati, cosi come le indennita’ di disoccupazione e i relativi uffici preposti. Il reddito di base renderebbe inutili gli enti sociali. Il potenziale risparmio sarebbe enorme.

Nel 2007, la spesa sociale in Svizzera copriva il 27,3% del prodotto interno lordo secondo l’Ufficio federale di statistica. “Il deficita’ del sistema sociale odierno, divenuto cosi complesso che una decisione oculata sull’individuo non e’ quasi piu’ possibile, verrebbero cancellati di colpo dal reddito di base”, dice Klaus Wellershoff, economista e consulente aziendale. Il 19 marzo partecipera’ al congresso di Zurigo su questo tema, intitolato “Die neue Schweiz-ein Kulturimpuls” (La nuova Svizzera – un impulso culturale) -il primo nel Paese.”Un reddito universale non potra’ risolvere i problemi in una volta sola. Ma vogliamo fare piazza pulita di tutti gli errori”, chiarisce Christian Mueller, co-promotore del congresso, i cui 600 posti destinati al pubblico sono stati assegnati in pochi giorni.

Tra gli errori s’intende la stigmatizzazione e l’emarginazione di tutte le persone che non partecipano piu’ al processo lavorativo.

Il reddito minimo di esistenza darebbe agli individui la liberta’ di fare cio’ che desiderano davvero: scrivere un libro, assistere la nonna, inventare un gioco nuovo per computer. “Diventerebbe piu’ facile per ciascuno di noi muoverci nella societa’”, ritiene anche Klaus Wellershoff, giacche’ “per il solo fatto di poterci liberare dalla burocrazia e alla scarsa trasparenza, acquisiremmo tempo e chiarezza”. Il potenziale sociale e creativo liberato non e’ valutabile, ma ce lo possiamo figurare: sarebbe grande, e imprimerebbe un enorme impulso alla congiuntura economica. La cosa piu’ difficile da valutare sono le conseguenze sul mercato del lavoro. Appare chiaro, pero’, che per la fascia piu’ alta cambierebbe poco.

“Per chi guadagna bene, il reddito di base sarebbe irrilevante, in fondo niente di piu’ di una riforma fiscale”, ritiene Straubhaar, poiche’ “se da professore ottengo il reddito di base, ‘aliquota fiscale aumenta e altrettanto l’imponibile lordo. Tutto sommato, il mio reddito netto rimarrebbe uguale”. Il costo per le attivita’ che richiedono poca qualificazione dovrebbe invece salire per far si che qualcuno le svolga comunque. Addetti ai servizi igienici, lavandaie e custodi guadagnerebbero piu’ di oggi. Molti studi sulla motivazione al lavoro indicano che, accanto all’incentivo del guadagno, nel lavoro esistono numerose attrattive intrinseche come i contatti sociali e la stima altrui, la gioia di lavorare, l’autorealizzazione. Dove pero’ c’e’ un punto, sotto il quale c’e’ da aspettarsi l’effetto-impulso negativo e la motivazione al lavoro scompare. In Germania la soglia sarebbe attorno ai 1500 euro, in Svizzera 2500 franchi.

Il congresso sul reddito universale del prossimo sabato avvia la campagna per l’iniziativa popolare sul tema, che dovrebbe essere lanciata nell’estate 2012, voluta da diversi attori tra enti, agenzie e fondazioni. Negli ultimi anni sono sorte in tutto il mondo svariate iniziative e associazioni per il reddito di base, la maggiore delle quali e’ la rete internazionale BIEN (Basic Income Earth Network).

(Tratto da: http://www.finansol.it)

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