Libia-Italia, mare forza sei: la strage annunciata dei disperati in fuga

(Fonte: Inviatospeciale.com/)

Oltre 250 dispersi dopo il naufragio di un barcone di 13 metri in acque maltesi. Tra i morti (eritrei e somali) molte donne e bambini. Mentre a Manduria monta la protesta degli immigrati trasferiti da Lampedusa e il governo annuncia l’accordo con Tunisi sui rimpatri.

Il dramma-immigrati conosce nuove storie di disperazione, di degrado e di morte. La notizia del naufragio di un barcone nel Canale di Sicilia e’ la piu’ classica delle tragedie annunciate. Probabilmente i soccorsi sono scattati con ritardo, a causa dei consueti problemi di competenze territoriali quando si tratta di soccorrere navi al confine tra un Paese e l’altro.

Fatto sta che, all’arrivo della capitaneria di porto maltese, nel cuore della notte tra ieri e l’altro ieri, la situazione appariva gia’ gravissima. E poco prima dell’alba, verso le 5, quando i soccorritori sono riusciti a completare le operazioni di salvataggio, mancavano all’appello circa duecento persone, tra cui molti donne e bambini.

Il mare era in pessime condizioni, con onde alte piu’ di tre metri, ad una quarantina di miglia a sud-ovest di Lampedusa, e le autorita’ maltesi si sono trovate di fronte ad una tragedia straziante. Il buio e le avverse condizioni meteo hanno reso ancora piu’ difficili le operazioni di ricerca dei naufraghi eritrei e somali, precedentemente a bordo del barcone partito da Zuwarah, in Libia, Libia, secondo quanto reso noto dalla capitaneria di porto sulla base della rotta seguita dal mezzo di fortuna.

I superstiti giunti a Lampedusa, comunque, sono per ora 51.  E a Lampedusa sono sbarcati, la stessa notte, altri 354 immigrati provenienti da varie nazionalita’: tunisini, eritrei, ghanesi, somali ed etiopi.

Mentre tra i 1.716 trasferiti la settimana scorsa nella tendopoli di Manduria, nel tarantino, le tensioni si acuiscono. Anche nella giornata di ieri hanno alzato la voce chiedendo condizioni migliori e soprattutto una maggiore liberta’ di movimento. All’arrivo delle delegazioni guidate dall’ex ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi e dal presidente del consiglio regionale pugliese, Onofrio Introna, gli immigrati hanno cominciato a scandire la parola ‘liberta”. E’ intervenuta a riguardo anche Amnesty International, secondo cui “ci troviamo a dover gestire una crisi creata dal governo italiano e che poteva essere evitata”.

Infine, sul fronte politico, il governo ha annunciato il raggiungimento dell’accordo con Tunisi sul rimpatrio dei ‘clandestini’: lo stesso ministro Maroni continua ad usare il condizionale, ogniqualvolta resoconta gli eventi, ma l’incontro di ieri a Tunisi dovrebbe aver fissato alcune linee-guida: si sarebbe deciso per il rimpatrio di chi arrivera’ in Italia dopo l’entrata in vigore dell’accordo stesso. Per chi invece si trova gia’ sul nostro territorio – e parliamo di circa 20mila immigrati – sara’ concesso il permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi.

Il leader della Lega, Umberto Bossi, ha dato il suo assenso ai permessi temporanei, commentando da par suo: “Cosi se ne andranno in Francia, in Germania, in Europa”.

(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)

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