L’Aquila e il terremoto: la notte del cordoglio e del ricordo

(Fonte: Inviatospeciale.com/)

Stanotte la citta’ ha ricordato le vittime del terremoto di due anni fa. InviatoSpeciale ha partecipato alla lunga e straziante fiaccolata e prova a raccontarla con le immagini.

E’ significativo che una delle principali iniziative che ha preceduto, all’Aquila, il corteo in ricordo delle quasi 300 vittime del terremoto del 6 aprile 2009, sia stata organizzata dai vigili del fuoco. Una loro folta rappresentanza, aderente al sindacato di base Usb, ha chiamato a raccolta i cittadini, due giorni fa in piazza Duomo, per discutere su “che cosa e’ cambiato”.

Ma al di la’ dell’iniziativa in se’, ha offerto l’occasione a molti aquilani di stringersi nuovamente attorno ai loro ‘salvatori’, al corpo di Protezione civile che e’ stato loro cosi vicino in questi tormentati e drammatici due anni. Ventiquattro terribili mesi durante i quali la ‘zona rossa’ ha continuato a circoscrivere una porzione di citta’ fantasma, costretta al silenzio delle macerie. E ancora oggi il centro dell’Aquila fa impressione: buio, spento, desolante e militarizzato.

Stanotte le fiaccole hanno provato ad illuminarlo, nella compostezza dei cittadini che le reggevano e che si sono fatti forza l’uno con l’altro. Accanto a loro i rappresentanti delle istituzioni locali e dei volontari delle Croci (rossa, bianca, verde) e delle Misericordie, che hanno prestato soccorso due anni fa in queste terre, cercando di lenirne il dolore. Migliaia e migliaia di donne, uomini e bambini hanno dato vita ad un serpentone interminabile, partito dalla Fontana luminosa alle 23.30 e arrivato in piazza Duomo al termine di un lungo percorso, poco prima delle fatidiche 3.32, l’ora ‘x’ della tragedia.

In corteo la tristezza sembrava lasciare spazio anche al barlume di speranza in una giustizia finora sconosciuta. I numeri dell’emergenza, tutt’altro che conclusa, sono scolpiti nella mente di chi abita ogni giorno questa citta’: al primo marzo 2011, nel comune dell’Aquila e nei comuni limitrofi, sono ancora 23.061 i cittadini alloggiati a carico dello Stato e 14.174 quelli con contributo. Il totale delle persone assistite in strutture ricettive e di permanenza temporanea ammonta a 1.604.

Lo stato di emergenza e calamita’ naturale e’ stato dichiarato fino al 31 dicembre: dopo quella data il Governo sara’ finalmente pronto a formulare una legge organica sulla ricostruzione e a far intravedere agli aquilani l’uscita dal tunnel? O ai cittadini dovranno bastare le rassicuranti (e contestatissime) parole pronunciate nei giorni scorsi dal sottosegretario Letta e dal commissario regionale Chiodi?

“Per mesi le persone terremotate sono rimaste spaesate e totalmente escluse dalle scelte politiche che decidevano il loro futuro. Sono passate dalla rassegnazione alla rivolta, attraversando mille trasformazioni. Intrecciando voci, e risate di ‘sciacalli’: imprenditori che hanno con le loro parole scatenato la protesta popolare delle carriole, quando ormai il terremoto non faceva piu’ ‘notizia’. ‘Riprendiamoci la citta’!’, hanno gridato gli abitanti dell’Aquila, dimostrando la volonta’ di non rassegnarsi al silenzio, anche se costretti a vivere nelle periferie di una citta’ fantasma”.

Parole dure e incontestabili, che sembrano scritte sulla pietra e invece sono state distribuite dai vigili del fuoco nel loro volantino, l’altro ieri. A distanza di due anni “abbiamo ancora gli stessi uomini, gli stessi mezzi e le stesse risorse”. La sensazione “e’ che ci sia una guerra intestina al ministero degli Interni – ha aggiunto uno di loro – c’e’ troppa confusione nelle direttive. Troppa ‘militarizzazione’ anche tra noi”.

Oggi, alla cerimonia istituzionale, partecipera’ anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, invitato in citta’ dal sindaco Cialente, d’intesa con i familiari delle vittime. Ovviamente e’ stato proclamato il lutto cittadino ed e’ stata disposta dal consiglio comunale l’esposizione delle bandiere europea, nazionale e comunale a mezz’asta, nelle sedi municipali e in quelle degli altri uffici pubblici.

Ora la parola passa alle immagini della cerimonia notturna, quella della dignita’ di un popolo che pretende la ricostruzione, che esige di tornare a vivere.

Testo e foto di Paolo Repetto

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(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)

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