E’ la tesi di un’elaborazione della Bocconi sulla più recente letteratura economica. Meno imposte, più occupazione: ma se le madri lavorano, i servizi “sostitutivi” devono essere di qualità, altrimenti l’opzione “fiscale” sarà un boomerang e non solo per la formazione del capitale umano. [di LUCA PAGNI – Repubblica.it]
Ripresa, fanno più i buoni asili che la detassazione del lavoro
MILANO – Altro che i tagli alla scuola e ai servizi sociali. Per sostenere lo sviluppo e la crescita economica di un paese servono nidi e asili di qualità, perché producono effetti più consistenti rispetto a una ricetta che va tanto di moda come la detassazione del lavoro.
A sostenere questa tesi non è un centro studi di sinistra o qualche studioso di sistemi pedagocici, ma un contributo pubblicato da “Kwowledge Bocconi”, il quotidiano on line dell’ateneo milanese, uno dei centri del pensiero economico liberale del nostro paese. A firma di Alessandra Casarico, Luca Micheletto e Alessandro Sommacal, è stata pubblicata nei giorni scorsi un’analisi che sin dal titolo spiega tutto: “Tagliare le tasse sul lavoro non serve se non ci sono buoni nidi”.
In sostanza, cosa si dice? Innanzitutto che per sviluppare l’intelligenza dei bambini che diventeranno bravi studenti, e che quindi saranno in grado di dare un contributo, è meglio aiutare le madri ad avere servizi di qualità piuttosto che invogliare le donne a lavorare di più. Scrivono i tre docenti nel loro documento: “Si pensa generalmente che una riduzione della tassazione, rinforzando gli incentivi a lavorare, promuova lo sviluppo. Tuttavia, se imposte più basse implicano un aumento dell’offerta di lavoro, comporteranno anche sostituzione del tempo dei genitori, che si riduce con altre forme di cura del bambino. Tale sostituzione avrà a sua volta effetti sulla qualità dell’ambiente dei bambini, che è una determinante del processo di formazione del capitale umano”.
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