Egitto: il dissenso nel bollitore

(Fonte: altrenotizie.org)

di Vincenzo Maddaloni

Non c’e’ dubbio che piazza Tahrir, al centro della sommossa del Cairo, sia diventata l’osservatorio privilegiato dei comandanti dei reparti antisommossa delle polizie di tutto il mondo. Esso serve a maturare nuove idee per affinare le tecniche di repressione del dissenso che oggi e’ pilotato con Twitter, Facebook e con i Bloggers. Naturalmente anche nell’Egitto millenario da un gruppo di giovani borsisti sostenuti e finanziati da Washington. Infatti, come confermava qualche giorno fa Voice of America, (Egypt Rocked by Deadly Anti-Government Protests): «Attivisti del movimento Kifaya (Basta), una coalizione di oppositori del governo, e il Movimento giovanile del Sei aprile hanno organizzato le proteste su Facebook, Twitter e sul web».

E’ accertato che Washington da una parte sostiene la dittatura di Mubarak, comprese le sue atrocita’, dall’altra parte finanzia i suoi oppositori. Movimenti come Kifaya militano dal 2004 e sono i protagonisti di primo piano delle contestazioni di piazza contro il regime di Mubarak. Kifaya e’ sostenuto da un fantomatico Centro internazionale che studia i conflitti non-violenti con sede negli Stati Uniti. Sempre a un sodalizio statunitense, il Freedom House e’ stato affidato il compito di preparare un gruppo di giovani borsisti egiziani all’uso di Facebook, Twitter e dei blog.

Pare che i risultati siano stati ottimi, almeno secondo Freedom House medesimo che spiega: «I borsisti di Freedom House hanno acquisito competenze nella mobilitazione civica, leadership e pianificazione strategica e beneficiano delle opportunita’ del networking, attraverso l’interazione con diversi sostenitori privati, le organizzazioni internazionali e i media con uffici a Washington. Dopo il ritorno in Egitto, essi hanno ricevuto altre sovvenzioni con l’impegno di destinarle a nuove iniziative di propaganda politica impiegando Facebook e gli Sms».

Naturalmente gli effetti della presenza dei giovani borsisti istruiti da Freedom House si sono visti nelle piazze d’Egitto, prima tra tutte in piazza Tahrir, che e’ diventata il simbolo della rivolta, ma pure una sorta di tragico laboratorio della violenza e della repressione sul quale si appuntano gli occhi degli addetti ai lavori. Anche perche’ c’e’ una curiosita’ diffusa per le invenzioni strategiche repressive dell’uomo nuovo del regime di Hosni Moubarak. Il vice-presidente Omar Suleiman (detto Sliman), tenente-generale delle Forze Armate e dal 1993 responsabile del tristemente noto, Gihaz al-Mukhabarat al-Amma, il temutissimo ed onnipresente servizio segreto militare egiziano che controlla nella pratica pure il GID, (The General Intelligence Directorate) la Direzione Generale dell’Intelligence.

Siccome – e’ storia nota – Omar Suleiman e’ tenuto in gran considerazione da Israele, Washington e Londra, fonti bene informate rivelano che costui abbia chiesto agli israeliani di fornirgli mezzi e cecchini per individuare e uccidere tutti coloro che in piazza aizzano la folla. Vero o falso che sia i cecchini comunque ci sono e i morti pure. Piu’ di trecento in due settimane di scontri, quasi come in una battaglia del Novecento. Ma non sono i troppi morti che angustiano gli osservatori, piuttosto le nuove metodologie con le quali i dimostranti si muovono. C’e’ il timore, che e’ quasi una certezza, di una globalizzazione degli aggiornamenti su come si possono scansare le manganellate o preparare le folle a rispondere con altrettanta efficacia alle cariche della polizia.

Infatti, sir Hugh Orde Stephen da piu’ di qualche giorno e’ entrato in fibrillazione temendo un possibile contagio maghrebino delle piazze inglesi. Egli ha partecipato al quotidiano inglese The Guardian tutta la sua preoccupazione guadagnandosi un titolo a tutta pagina. Il suo e’ un affanno che conta, essendo sir Hugh Orde Stephen, dal settembre del 2009, il presidente dell’Associazione dei capi di polizia dell’Inghilterra, del Galles e dell’Irlanda del Nord. E’, insomma, una sorta di super prefetto, il capo dei capi, uno che conta per il grado che ricopre e per l’intenso curriculum.

Infatti, dalle pagine del Guardian egli non formula dei suggerimenti, lancia degli avvertimenti che hanno il sapore antico dell’ ukaze. L’obiettivo da raggiungere e’ una lotta spietata contro gli “hacktivists” che eccitano i dissidenti. Police could use more extreme tactics on protesters, Sir Hugh Orde warns , titola il Guardian. Naturalmente sir Orde argomenta delle sue piazze, dei suoi dimostranti inglesi, ma la minaccia che lancia, pesante come un macigno, ha una dimensione universale.

In buona sostanza egli spiega che se i dimostranti affinano le loro tecniche di sovversione, la polizia dovra’ per forze di cose reagire ancora piu’ pesantemente. Precisa che l’utilizzo di messaggi su Twitter e Facebook per organizzare campagne di protesta in tempo di record, impone «una nuova revisione totale delle regole per mantenere l’ordine pubblico». Sicche’, conclude, l’impiego del kettling diventa ineludibile, benche’ possa interferire sui «diritti dei cittadini».

In Inghilterra si era ricorsi al kettling, parola che deriva da kettle (letteralmente bollitore per il te’) per sedare, nel dicembre scorso, le dimostrazioni a Trafalgar Square degli studenti universitari. Sperimentata gia’ nella Germania Ovest degli anni Ottanta, e poi rispolverata da qualche anno dalla polizia del Nord Europa – inclusa quella italiana, a Napoli nel 2001 – l’intervento kettle e’ un modo perverso di reprimere senza lasciare segni sulla pelle dei dimostranti.

In pratica, un intero angolo di piazza o un tratto di strada dove si trovano i manifestanti, viene trasformato in una sorta di recinto blindato da una fitta schiera di uomini delle forze dell’ordine armati di scudi. Essi avanzano e stringono la folla in uno spazio che nella migliore delle soluzioni non e’ piu’ grande di un campo di calcio. Siccome la tattica non si basa sulla sorpresa, bensi sulla limitazione dello spazio, l’obiettivo e’ impedire il formarsi di spazi vuoti tra le persone, o vie di fuga. Infatti, coloro i quali tentano di forzare subito il blocco sono colpiti dai manganelli e respinti dentro con gli scudi.

Il 24 novembre scorso, a Londra, seimila tra studenti e persone della societa’ civile che protestavano contro i tagli all’istruzione e all’innalzamento delle tasse universitarie, si ritrovarono nel bollitore della polizia, sigillati per ore, senza piu’ la possibilita’ di sedersi, riposarsi, riscaldarsi. In piedi e pressati. Non soltanto studenti, ma anche donne e bambini. Il Guardian riporta i dialoghi degli assediati estrapolati da un filmato che e’ diventato una pagina di cronaca agghiacciante di quella giornata ([www.guardian.co.uk]).

Due mesi piu’ tardi, il 27 gennaio, ecco che appare, sempre sul Guardian, il super poliziotto sir Orde. Egli replica sostenendo che l’uso dei cavalli per caricare i manifestanti non e’ stato «eccessivo», bensi «proporzionato», «molto utile», e la tattica impiegata «efficace». Questo e’ potuto accadere, denuncia Orde, sebbene l’ordine pubblico in tutto il Regno Unito sia stato messo a rischio dal rifiuto del governo, «di ristrutturare e modernizzare le forze di polizia, costringendoci a confrontarci con la realta’ del ventunesimo secolo con una polizia strutturata per il ventesimo. Una disinteresse che s’e’ rivelato micidiale», ha concluso Orde.

Non e’ poi difficile immaginare che sir Hugh Orde sia tra i piu’ attenti osservatori di quanto sta accadendo sulle piazze dell’Egitto che pur sempre rimane per ogni inglese l’ex colonia che consolido’ il sogno imperiale della regina Vittoria. E quindi la storia del Paese e’ seguita con particolare interesse, anche quando le sue forze di polizia anziche’ adottare la tattica disorganica e imprevedibile della dispersione della folla, ricorrono al kettle, anzi all’iper-kettling, una forma ancora piu’ estrema di contenimento.

Si tenga a mente che sola minaccia di metterla in pratica a Londra ha scatenato in tutto il Regno Unito uno tsunami di polemiche. Nel Maghreb e dintorni, dove si sta giocando la partita geo-strategica globale, gli Stati Uniti stanno cercando di ridisegnare una nuova mappa politica e i diritti civili piu’ elementari o sono del tutto negati o sono calpestati dai regimi corrotti l’iper-kettling e’ applicato e basta, senza talk show al riguardo.

Dopo tutto la nuova violenza negli scontri che contagia ormai tutte le piazze, rafforza nei paesi ricchi la convinzione sulla necessita’ di continuare ad investire in difesa e sicurezza pur con la crisi economica che incombe. Anzi, e’ emerso che alla voce spesa gli aumenti sono sostanziali, grazie soprattutto agli Stati Uniti, il cui cambio d’amministrazione non ha comunque modificato la tendenza. Lo ha scritto il SIPRI che sta per “Stockholm International Peace Research Institute” (Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma), dal 1966 un’autorita’ in materia.

(Tratto da: http://www.altrenotizie.org)

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