“La grave crisi alimentare del 2008 non è servita da lezione, purtroppo la storia si ripete. Le folle che scendono in piazza ai quattro angoli del continente africano sono protagonista di una rivolta della fame: uno scenario annunciato la cui responsabilità ricade su stati indifferenti e speculatori finanziari” dice alla MISNA il sociologo svizzero Jean Ziegler, ex-Relatore speciale dell’Onu per il diritto all’alimentazione, mentre in Egitto si stanno acuendo le proteste di strada e in Tunisia è già caduto il regime del presidente Ben Ali.Secondo dati diffusi dall’Organizzazione Onu per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), in 12 mesi sono raddoppiati i prezzi di vendita di riso, grano e granoturco, alimenti di base per il 75% della popolazione mondiale. Inoltre nella storia recente della sicurezza alimentare planetaria, è senza precedenti il numero di paesi classificati dalla Fao come “insicuri”, ad oggi 80 su 192 stati membri dell’Onu.
“Un numero purtroppo destinato a crescere fin quando i singoli governi, ovunque nel mondo, non interverranno con norme in grado di bloccare le attività di strutture incriminate, responsabili di affamare il mondo” aggiunge Ziegler, autore del recente “Odio per l’Occidente” che punta il dito sulle responsabilità del nord del pianeta nell’insicurezza alimentare e la carestia del sud. “L’aumento del prezzo del grano è stato molto sentito a Tunisi e Algeri, dove si mangia la baguette, ma anche al Cairo, dove la popolazione consuma la galette – dice ancora alla MISNA l’esperto svizzero – con la sola differenza che l’Algeria e l’Egitto sono paesi economicamente più solidi, i cui governi sono in grado di sovvenzionare l’acquisto della materia prima. Tuttavia è un equilibrio precario che può durare due o tre mesi al massimo”. Ha raggiunto il livello più elevato dell’ultimo ventennio anche l’Indice alimentare universale stilato dalla Fao, che contiene i prezzi dei prodotti più consumati nel mondo, aumentati del 53% dal 2006 ad oggi.
Secondo l’ex-Relatore Onu per il diritto all’alimentazione gli ultimi rincari dei prezzi alimentari su scala mondiale, in particolare dei cereali, sono da imputare a diversi meccanismi che si incrociano: le speculazioni in borsa (da Chicago a Londra) su materie prime agricole, la perdita di terreni agricoli destinati alla produzione di biocarburanti, il fenomeno di accaparramento delle terre (noto come ‘land grabbing’) ma anche la riduzione degli aiuti allo sviluppo come conseguenza dell’ultima crisi finanziaria e la diminuzione delle esportazioni di cereali da parte di grandi paesi produttori come Russia e Ucraina dopo gli incendi della scorsa estate.
“L’opinione pubblica mondiale deve mobilitarsi e unire le forze per esigere dai singoli governi leggi ad-hoc in grado di bloccare speculazioni e profitti che mondo della finanza e le multinazionali agro-alimentari stanno rincorrendo alle spalle dei cittadini e degli ultimi” conclude Ziegler. Dai paesi del Magreb all’Egitto e la Mauritania l’aumento del prezzo del pane e di altri beni di prima necessità è soltanto una delle cause, molto tangibile, all’origine delle rivolte di strade sintomatiche di un malcontento sociale più profondo per la cattiva gestione politica e il mancato rispetto dei diritti umani.
Tratto da misna.org
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