Il processo educativo in una comunità è essenziale per permettere alle potenzialità del bambino di svilupparsi e diventare un adulto indipendente e responsabile che fa scelte sagge e oculate per se e per la sua comunità.
Oggi questo processo è arrivato ai minimi storici annullando quasi del tutto lo sforzo del dopoguerra di sradicare l’ignoranza.
Attenzione però che educare è tutt’altra cosa che istruire e non è un caso che l’attuale ministero sia quello dell’istruzione e non quello dell’educazione.
Pur gettando risorse ingentissime nell’istruzione siamo un popolo di semi-analfabeti, così facilmente manipolabili e quasi incapaci di pensare autonomamente.
Non è un caso che proprio oggi si stia toccando il fondo anche con le qualità tecniche ed umane dei nostri rappresentanti.
Fra le priorità che di qui a breve saremo chiamati a risolvere oltre al modello economico e di ricostruzione della socialità, di cui parliamo spesso in questo spazio, c’è quello di ripensare il modello educativo per iniziare a investire sul futuro invece di sopprimerlo.
Due articoli che evidenziano questa emergenza:
Il primo di Sartori che commenta un libro di Tullio de Mauro
l’altro invece è una fotografia impietosa dei nostri giovani che abbandonano una scuola che non è riuscita mai ad interessarli ed educarli.
La situazione è arrivata al capolinea; da qui possiamo solo ricostruire, prepariamoci, il momento è sempre più vicino.
Articolo di Pierluigi Paoletti
tratto da: http://www.centrofondi.it/content/analfabetismo-e-democrazia
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