Una difficile primavera per le api

granoUna ricerca condotta negli Stati Uniti correla i pesticidi alla morte di api. Lo studio condotto dal dipartimento americano pone dei dubbi sulla sostanza usata negli esperimenti: il imidacloprid, che è un insetticida che rende alla Bayer 510 milioni di sterline l’anno.

Un articolo di Michael McCarthy apparso sul quotidiano anglosassone The Independent, informa che i maggiori ricercatori statunitensi, esperti di api, hanno scoperto che una nuova generazione di pesticidi, anche in piccole dosi, sta rendendo questi insetti molto più suscettibili alle malattie. Questo, secondo i ricercatori potrebbe spiegare la sindrome da collasso delle colonie (colony collapse disorder, CCD) che ha ucciso moltissime api in numerosi paesi del mondo. Eppure, la scoperta è rimasta inedita per quasi due anni da quando è stata fatta dal Laboratorio di ricerca api del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti.

Il rilascio di tale ricerca fatta da un laboratorio che lavora specificatamente sulle api e tenuto dal governo americano mette, secondo McCharthy, un punto interrogativo sulla questione circa l’uso di insetticidi neonicotinoidi, che sono sempre più utilizzati per le colture negli Stati Uniti, Gran Bretagna e in tutto il mondo.

La Bayer, il gigante chimico che ha creato gli insetticidi e ne produce la maggior parte, ribadisce che sono sicuri per le api, se usati in modo appropriato. Ciononostante i neonicotinoidi sono stati già ampiamente correlati alla moria di questi insetti. Lo studio del dipartimento americano pone dei dubbi sulla sostanza usata negli sperimenti: il imidacloprid, che è un insetticida che rende alla Bayer 510 milioni di sterline l’anno. La preoccupazione è che i neonicotinoidi, che attaccano il sistema nervoso centrale, siano anche “sistemici”, che cioè colpiscano ogni parte della pianta trattata, tra cui il polline e il nettare. Questo vuol dire che le api e gli altri insetti impollinatori li possono assorbire e riportarli nelle arnie o nidi.
Secondo la ricerca del dottor Jeffrey Pettis, del laboratorio sulle api di Beltsville, Maryland, la vulnerabilità degli insetti verso l’infezione è accresciuta dalla presenza dell’imidacloprid, anche se utilizzato in dosi bassissime. La ricerca è pronta per essere pubblicata, ha annunciato Pettis, che assieme a Dennis van Engelsdorp, della Penn State University, ha tenuto un lungo intervento nel film “The Strange disappearance of the bees” del regista americano Mark Daniels.

 

Anche se lo studio americano resta inedito, è stato quasi esattamente replicato da ricercatori francesi dell’Istituto Nazionale per la Ricerca Agricola di Avignone. Essi hanno pubblicato il loro studio sulla rivista Environmental Microbiology e hanno dichiarato: “Abbiamo dimostrato che l’interazione tra nosema e un neonicotinoide (imidacloprid) ha significativamente indebolito le api.”

I neonicotinoidi hanno fatto parlare molto di sè dalla loro introduzione da parte della Bayer negli anni novanta e sono accusati dagli apicoltori e dagli ambientalisti di essere la potenziale causa della moria di api.

Tra il 20 e il 40% degli alveari americani sono stati colpiti, e da allora il CCD è stato osservato in diversi altri paesi dalla Francia a Taiwan. Sebbene Bayer insiste che i suoi prodotti sono sicuri per le api, i francesi e i tedeschi hanno accusato i prodotti di essere i responsabili della grande moria di api. I neonicotinoidi sono stati banditi, in misura diversa, in Francia, Germania, Italia e Slovenia, anche se sono liberamente venduti e ampiamente utilizzati negli Stati Uniti e Gran Bretagna.

Fonte: sito Aiol.it
20.01.11

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